08 nov 2021
Diritto del Lavoro

Cosa prevede la legge sulla parità salariale

Le legge sulla parità salariale mira ad abbattere il divario esistente tra gli stipendi di uomini e donne sul mondo del lavoro: vediamo quali sono gli strumenti che saranno adottati per raggiungere questo obiettivo.

Il 26 ottobre 2021 è stata approvata al Senato la legge sulla parità salariale, dopo la precedente approvazione alla Camera, avvenuta il 13 ottobre 2021. 

Il suo obiettivo è quello di combattere il divario retributivo creato dal genere e raggiungere così la parità salariale tra uomini e donne. 

Analizziamo di seguito quali sono gli strumenti che saranno utilizzati per annullare il gender pay gap, tra i quali si annoverano:



Le novità della legge sulla parità salariale


Un primo cambiamento è quello relativo alla nozione di discriminazione diretta e indiretta indicata all’articolo 25 del Dlgs n. 198/2006, nella quale vengono inclusi anche gli atti che possano mettere le lavoratrici e i lavoratori in una posizione di svantaggio rispetto all’altro sesso. 

Tale condizione potrebbe essere creata:


Sono stati ribaditi gli aspetti riguardanti le pari opportunità sui luoghi di lavoro e le sanzioni previste per le aziende che non rispettano gli obblighi in vigore, i quali sono stati estesi anche alle aziende che hanno più di 50 dipendenti (mentre prima erano solo per quelle con più di 100 dipendenti). 

Legge sulla parità salariale

Obiettivi della legge sulla parità salariale


La nuova legge sulla parità salariale si prefigge l’obiettivo di sostenere le aziende che rispettano e si impegnano nella diffusione di buone pratiche sull’uguaglianza di genere.

Il divario di genere contribuisce a far perdere ogni anno all’Italia ben 8 punti di Prodotto interno lordo. Si punterà, pertanto, anche a un maggiore coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro e della formazione.  

Tornando ai numeri, se si prende in considerazione la differenza salariale annua media percepita in Italia tra uomini e donne è pari al 43,7%, contro una media europea che raggiunge il 39,6%.  

Uno studio diffuso dall’Istat e che ha preso come riferimento il 2018, ha evidenziato che la retribuzione media giornaliera di una donna laureata è pari a 19,6 euro, contro i 23,9 euro degli uomini. Si tratta di un divario di ben 34 euro al giorno, per una giornata lavorativa di 8 ore. 

Per portare a termine gli interventi previsti dalla nuova legge sulla parità salariale, la legge di Bilancio 2021 ha previsto un totale di 50 milioni di euro per il 2022. Ecco altri punti fondamentali presenti all’interno del Testo unificato sulla Parità Salariale, che con il via libera della Commissione Lavoro del Senato è divenuto Legge di Stato. 

La certificazione sulla parità di genere


La legge sulla parità salariale mira da un lato a premiare le aziende impegnate nella riduzione del gap retributivo di genere e, dall’altro, a introdurre dei provvedimenti che siano in grado di favorire la partecipazione attiva delle donne al mercato del lavoro. 

Dal 1° gennaio 2022 dovrebbe entrare in vigore la certificazione sulla parità di genere, un documento nel quale dovranno essere indicati i criteri adottati dai datori di lavoro per:


Attraverso l’approvazione di uno o più decreti, saranno poi definiti parametri per conseguire la certificazione sulla parità di genere, e modalità per acquisire e monitorare i dati trasmessi dai datori di lavoro e quelle per controllare il rispetto dei suddetti parametri. 

Lo strumento della certificazione sulla parità di genere è stato inserito nel PNRR, nel quale è prevista una scadenza per la sua attivazione, che dovrà avvenire entro il 4° trimestre 2022.

Leggi anche: “Bonus 110%: la proroga 2022“.  

Legge sulla parità salariale

Gli sgravi contributivi e i premi


Le aziende che, nel 2022, saranno in possesso della certificazione della parità di genere avranno diritto a un esonero del versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a un tetto massimo di 50 milioni all’anno e in misura non superiore all’1%. 

In aggiunta, le aziende private che al 31 dicembre dell’anno precedente avranno il certificato sulla parità di genere, riceveranno un punteggio premiale, da parte di Autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, per ricevere aiuti da parte dello Stato e cofinanziare gli investimenti sostenuti. 

Con la nuova legge, anche le aziende che hanno più di 50 dipendenti saranno tenute a redigere un rapporto, ogni 2 anni, relativo alla situazione del personale maschile e femminile. Tale rapporto dovrà essere inviato entro il 31 dicembre di ogni anno: in caso di mancato invio, si potranno rischiare sanzioni e verifiche da parte dell’Ispettorato del Lavoro. 

Ulteriori obblighi


La nuova legge sulla parità salariale ha previsto anche che le società controllate da pubbliche amministrazioni (ai sensi dell’articolo 2359 del Codice civile), che siano costituite in Italia e non quotate sui mercati regolamentati, debbano dotarsi di uno statuto in cui venga indicato che la ripartizione degli amministratori da eleggere venga effettuata in base a un criterio che garantisca l’equilibrio tra i generi

È stato inoltre stabilito che debba essere presentata una relazione biennale sui risultati del monitoraggio sull’applicazione delle norme relative alla parità e alle pari opportunità sul mondo del lavoro. 

La relazione dovrà essere presentata al Parlamento dalla consigliera o dal consigliere nazionale di parità, entro il 31 marzo di ogni anno, mentre l’applicazione delle legge sarà monitorata dal Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento e uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici.

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