16 lug 2020
Pensioni

Pensione di invalidità civile 2020: a quanto ammonta

Quali sono gli aumenti previsti per l’invalidità civile al 100% e da quando entreranno in vigore.

L’emendamento sulle pensioni di invalidità





Il 23 giugno 2020 la Consulta ha stabilito un aumento delle pensioni di invalidità civile al 100% che dovrebbero passare dalla somma di 285,66 euro alla cifra di 516,46 euro. Si tratta di un cambiamento epocale al punto che sono stati in molti a parlare di decisione storica. 





Sarà introdotto un emendamento che porterà all’istituzione di un fondo nel decreto Rilancio di 46 milioni di euro che sarà utilizzato proprio per trasformare in realtà l’aumento delle pensioni di invalidità civile totale. 





Quali sono le condizioni che dovranno essere rispettare per poter accedere alla novità introdotta nel decreto Rilancio? Ecco tutto quello che c’è da sapere in merito agli ultimi aggiornamenti sulla pensione di invalidità







Chi ha diritto all’aumento della pensione di invalidità





Sulla base di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, l’incremento della pensione di invalidità spetterà soltanto agli invalidi civili totali: non sarà necessario soddisfare il requisito dell’età, ovvero raggiungere i 60 anni, per poterne usufruire. 





L’emendamento dovrebbe così condurre all’adeguamento della legge alla sentenza della Corte Costituzionale relativa agli assegni di invalidità civile al 100%. Il cambiamento dovrebbe portare l’ammontare dell’assegno a 516,46 euro, quasi il doppio rispetto ai 285,66 euro attualmente percepiti. 





Tuttavia, per rientrare tra i soggetti che hanno diritto a tale somma bisognerà essere maggiorenni con un reddito inferiori o pari a 6.713,98 euro. Nonostante le reazioni positive suscitate dall’aumento in arrivo, le polemiche non si sono fatte mancare. 





La decisione è stata infatti considerata discriminante per il fatto che i requisiti reddituali hanno escluso una platea di possibili beneficiari molto ampia. Ripercorriamo l’iter giurisprudenziale che ha proceduto la situazione odierna. 





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Il procedimento civile del 3 ottobre 2016





Il tema dell’importo irrisorio delle pensioni di invalidità civile era già stato al centro del dibattito giurisprudenziale nel 2016, in occasione di un processo portato avanti da una donna con un’invalidità civile al 100% contro l’INPS





La donna in questione è affetta da una tetraplegia spastica neonatale, che la costringe a stare su una sedia a rotelle e le impedisce di svolgere azioni elementari quali vestirsi, nutrirsi, lavarsi e così via. 





A causa della sua invalidità civile al 100%, la donna riceveva mensilmente una pensione di 279,47 euro per 13 mensilità, che in seguito sarebbe stata maggiorata di 10,33 euro al mese. La donna aveva così presentato all’INPS, il 2 agosto del 2015, una domanda mirante a ottenere la maggiorazione sociale al milione, ovvero la cifra di 516,46 euro, in base a quanto previsto dall’articolo 38 della legge del 28 dicembre 2001, la cosiddetta legge Finanziaria. 





Al capo IV dell’articolo 38, dal titolo “Incremento delle pensioni in favore di soggetti disagiati” , si legge che “A decorrere dal 1° gennaio 2002 è incrementata, a favore dei soggetti di età pari o superiore a settanta anni e fino a garantire un reddito proprio pari a 516,46 euro al mese per tredici mensilità, la misura delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici […].





I benefici incrementativi […] sono altresì concessi ai soggetti di età pari o superiore a sessanta anni, che risultino invalidi civili totali o sordomuti o ciechi civili assoluti titolari di pensione di inabilità”.





L’INPS aveva respinto la domanda della donna in quanto quest’ultima non soddisfaceva il requisito anagrafico di 60 anni di età. 





L’esito del procedimento civile





Il procedimento civile si è infine risolto a sostegno della donna, grazie all’intervento della Corte d’Appello di Torino. Quest’ultima ha osservato che “La questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 1, legge n. 118/1971, laddove riconosce al soggetto totalmente inabile, per di più affetto – come nel caso – da gravissima disabilità e privo perciò della benché minima capacità di guadagno, un importo di pensione del tutto insufficiente a garantirgli il soddisfacimento delle elementari esigenze della vita appare dunque non manifestamente infondata in relazione anzitutto all’art. 38, comma 1 della Costituzione che sancisce il diritto di «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale»”.





La Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto la presenza di una “questione di legittimità costituzionale”: ha così deciso di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, ovvero alla Consulta che il 23 giugno 2020 si è espressa nel seguente modo. 





È stato quindi affermato che il cosiddetto “incremento al milione” (pari a 516,46 euro) da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’articolo 38 della legge n. 448 del 2011, debba essere assicurato agli invalidi civili totali, di cui parla l’articolo 12, primo comma, della legge 118 del 1971, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge





Conseguentemente, questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro”. 





Nella pratica, dall’esito della sentenza della Corte Costituzionale sono stati esclusi dall’aumento tutti gli invalidi civili che non sono autosufficienti, ma non sono neanche disabili al 100%





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Quando entrerà in vigore l’aumento





I giudici della Corte Costituzionale hanno dunque affermato che l’importo di 285,66 euro è incostituzionale in quanto viola il diritto di possedere  i “mezzi necessari per vivere” riconosciuto dall’articolo 38 della Costituzione, nel quale si legge proprio che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale“.





La data a partire dalla quale l’aumento della pensione di invalidità civile diventerà effettivo non è ancora stato stabilito: si ipotizza la possibilità che lo scatto avverrà a partire dal 1° agosto 2020





Non saranno previsti i pagamenti di eventuali arretrati poiché la decisione della Consulta non ha effetto retroattivo. Inoltre, l’aumento è stato previsto mantenendo lo stesso limite di reddito precedentemente in vigore. 





L’emendamento dovrebbe portare a introdurre nel decreto Rilancio l’articolo 89 bis nel quale si legge che: “Nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è istituito un fondo, con una dotazione iniziale pari a 46 milioni di euro per l’anno 2020, destinato a concorrere a ottemperare alla sentenza della Corte costituzionale, pronunciata nella camera di consiglio del 23 giugno 2020, in materia di riconoscimento dei benefici di cui all’articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, in favore degli invalidi civili totali, indipendentemente dal requisito dell’età pari o superiore a sessanta anni”.





La Consulta ha lasciato dunque agli organi politici il compito di decidere se applicare l’aumento anche ai soggetti con un’invalidità civile compresa fra il 75% e il 99%, e un reddito superiore a 6.713,98 euro, oppure no. 





Pensione invalidità – Domande frequenti





A quanto ammonta l’assegno di invalidità civile?

Attualmente l’importo dell’assegno di invalidità civile al 100% è pari, per coloro i quali hanno raggiunto i 60 anni, a 285,66 euro. 

Quando va in pensione un invalido civile?

La pensione di vecchiaia per gli invalidi civili prevede il raggiungimento di 61 anni di età. 

A cosa ha diritto un invalido civile al 100?

I soggetti con un’invalidità civile pari al 100% ricevono un assegno del valore di 285,66 euro, il cui importo è destinato ad aumentare fino a 516,46 euro.