07 ott 2020
Consulenza

Come cambierà il decreto immigrazione e sicurezza

La bozza del nuovo decreto immigrazione e sicurezza: ecco qual è il contenuto dei 12 articoli e cosa cambia rispetto ai decreti Salvini.

Il nuovo decreto su sicurezza e immigrazione





Il consiglio dei ministri ha delineato la bozza di un nuovo decreto su sicurezza e immigrazione, che ridisegna i decreti precedentemente approvati dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, e riforma il sistema dell’accoglienza





Il nuovo decreto immigrazione è composto da 12 articoli e dovrà essere convertito in legge dal Parlamento, che potrà eventualmente decidere di introdurre ulteriori rettifiche rispetto alla bozza attuale. 





Le modifiche hanno toccato temi differenti: dall’immigrazione alla sicurezza pubblica, fino alla creazione di un nuovo reato nelle carceri. Vediamo di seguito quali sono tutte le novità presenti nel nuovo decreto Immigrazione. 







Cadono le multe milionarie per le ONG





Il nuovo decreto su immigrazione e sicurezza interviene sulle sanzioni amministrative relative al divieto di transito delle navi ONG sul mare territoriale, che vengono eliminate. Il provvedimento di divieto potrà essere adottato solo nel caso in cui siano presenti motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti





In questo caso, il ministro dell’Interno potrà proporre il divieto di transito in accordo con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture, e solo dopo aver informato il presidente del Consiglio. 





Il divieto non sarà invece applicato nel caso di soccorso in mare, che dovrà però essere comunicato nel rispetto delle indicazioni dell’autorità competente.





Nel caso violazione del divieto, che dovrà essere appurata da un magistrato tramite processo penale, vige la norma del Codice della navigazione in base alla quale sono previste:









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Il sistema di accoglienza e integrazione





Il sistema di accoglienza riservato ai richiedenti protezione internazionale e ai titolari di protezione sarà aggiornato con la nascita di un nuovo Sistema di accoglienza e integrazione: le attività di prima assistenza si svolgeranno sempre nei centri governativi ordinari e straordinari. 





Ci saranno poi due livelli di prestazioni:





  1. uno per coloro i quali richiedono protezione internazionale, che include l’accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, i corsi di lingua italiana, e i servizi di orientamento legale e al territorio;
  2. un secondo per chi ne è già titolare, ma nel quale saranno previsti dei servizi extra miranti a favorire l’integrazione, che prevedono l’orientamento al lavoro e la formazione professionale




Il permesso di soggiorno per protezione speciale





Nel caso in cui lo straniero rischi la tortura nel suo Paese di origine, entra in vigore il divieto di espulsione e respingimento: per fare in modo che non sia sottoposto a trattamenti disumani e degradanti, è previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale, della durata di 2 anni. Si tratta di un vero e proprio permesso di soggiorno per motivi umanitari. 





Vengono inoltre ampliate le categorie di permessi di soggiorno che possono essere convertite in permessi di lavoro. Oltre a quelle già previste, sono state aggiunti i permessi per:









Leggi anche: “Come funziona il permesso di soggiorno per lavoro“.





La legge di citttadinanza





Per quanto riguarda la legge di cittadinanza, se nel decreto Salvini era stato previsto un allungamento da 2 a 4 anni per l’ottenimento della cittadinanza da parte degli stranieri naturalizzati in Italia, con le modifiche del nuovo decreto gli anni diventano 3, ma non si ritorna alla durata originaria. 





Non viene cancellata, invece, la norma introdotta dal decreto Salvini secondo la quale si può revocare la cittadinanza acquisita ai condannati in via definitiva per reati collegati al terrorismo





Viene invece eliminato il divieto di registrazione alle anagrafi comunali dei richiedenti asilo, ai quali sarà rilasciato un documento di identità valido per 3 anni.





I tempi di trattenimento nei Cpr – i Centri di permanenza per il rimpario – vengono invece ridotti fino a un massimo di 90 giorni (contro i 180 attuali) e una proroga ai altri 30 giorni per chi proviene dai Paesi con i quali l’Italia ha degli accordi di rimpatrio. Viene inserita, in aggiunta, la flagranza in differita per chi organizza proteste e danneggiamenti all’interno dei Cpr.





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La sicurezza pubblica





Viene introdotta la cosiddetta “norma Willy”, la quale prevede un inasprimento delle pene previste per il reato di rissa e il Daspo dai locali pubblici e di intrattenimento per i soggetti denunciati o condannati per atti di violenza fuori da un locale





La nuova norma porta l’importo delle multe da 309 a 2.000 euro e la reclusione da un minimo di 6 mesi a un massimo di 6 anni, mentre quella attuale va da un minimo di 3 mesi a un massimo di 5 anni.





Nel caso in cui qualcuno rimanesse ucciso o riportasse gravi lesioni personali in seguito a una rissa, il solo fatto di avervi partecipato sarà punibile con la reclusione.





Saranno introdotte anche delle disposizioni che permetteranno di rendere più efficace l’esercizio delle attività del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.





In caso di violazione del divieto di accesso in locali o esercizi pubblici, che può essere disposto dal Questore, è prevista la reclusione fino a 2 anni e una multa che parte da 8.000 euro e arriva fino a 20.000 euro.





Il Daspo urbano può essere applicato anche nei confronti dei soggetti denunciati e condannati in modo non definitivo, negli ultimi 3 anni, per la vendita o la cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Sarà inoltre previsto l’oscuramento di quei siti che si ritiene siano utilizzati per commettere reati in materia di stupefacenti. 





Leggi anche: “Cos’è il Daspo“.





Il reato di dare un cellulare a un detenuto





Un’altra novità contenuta nel nuovo decreto sicurezza e immigrazione è il reato di dare un cellulare in carcere a un detenuto, per il quale sono previsti da 1 a 4 anni di reclusione. Si pensi che nei primi nove mesi del 2019 sono stati trovati in carcere ben 1.206 telefoni, mentre l’annno precedente soltanto 394. 





In precedenza, il reato si configurava solo come un illecito disciplinare sanzionato all’interno dello stesso carcere. Per chi agevola i detenuti al 41bis fornendo cellulari per le comunicazioni con l’esterno, è previsto un innalzamento della pena, che va da 2 a 6 anni





Qualora tale reato fosse commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio o da chi esercita la professione forense, la pena prevista andrebbe dai 3 ai 7 anni.