Utente 2932

26 lug 2020
diritto di famiglia

Comodato d'uso terreno agricolo in comproprietà: serve la maggioranza?

Buongiorno, sono comproprietaria, assieme ad altri cinque parenti, di un terreno agricolo dove nessuno di noi abita e che nessuno di noi coltiva. Il bene si trova vicino ad altre abitazioni e alla via pubblica per cui periodicamente ci viene richiesto, giustamente, dal Comune, di fare attività di sfalcio erba e pulizia alberi. Ovviamente queste operazioni di pulizia ci costano e avremme trovato il modo di manutenere il fondo senza sostenere spese dandolo in comodato d'uso a una persona interessata a coltivarlo, persona che fa questo di mestiere, dotata di partita Iva, tutto in regola ovviamente. A noi basta avere la manutenzione del fondo, non il raccolto e la persona è d'accordo. Tuttavia solo 3 dei 6 proprietari vorrebbero questa soluzione, cioè solo i 3 che si accollanno periodicamente le spese per la manutenzione del verde del terreno. Questi 3 comproprietari possiedono insieme i 13/18 mente gli altri 3, contrari da sempre a partecipare alle spese e contrati al comodato gratuito possiedono i 5/18. Possiamo noi 3, che insieme siamo possessori di circa il 72% della proprietà, stipulare il contratto di comodato gratuito anche senza lla firma degli altri 3 proprietari (che insieme hanno il 28%), avvisandoli opportunamente in anticipo? O deve esserci la firma di tutti?
Esiste un modo per far valere la maggioranza? Se non esiste come possiamo obbligarli al pagamento delle spese di manutenzione per la loro quota? O che soluzioni potrebbero esserci? Grazie se potrete aiutarmi.

Risposte degli avvocati

Buongiorno,
si tratta di un caso di gestione di cosa comune.
L'articolo di riferimento è il 1102 del codice civile . Sicuramente gli altri proprietari vanno messi al corrente della decisione della maggioranza in merito alla gestione della cosa comune. Preciso anche però, che gli altri proprietari in proporzione alla loro quota di proprietà , devono contribuire alla gestione del bene comune
Ritengo sia utile nel vostro caso, rivolgervi ad un legale che si adoperi per l'inoltro della vostra richiesta di gestione della cosa comune agli altri proprietari ed eventualmente gestire il tutto, in caso di diniego da parte degli altri proprietari.
Avv. Chiara Labrozzi


Gentile signora,
L’art. 1103 C.C. dispone che “Ciascun partecipante alla comunione può disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota”.
Il secondo comma dell’art. 1105 C.C. prevede, però, che “Per gli atti di ordinaria amministrazione le deliberazioni della maggioranza dei partecipanti alla comunione, calcolata secondo il valore delle loro quote, sono obbligatorie per la minoranza dissenziente”, ciò a patto che “Tutti i partecipanti siano stati preventivamente informati dell’oggetto della deliberazione”.
Per grande parte della giurisprudenza la stipula di un contratto di comodato, avente ad oggetto un bene in comunione, rientra tra gli atti di ordinaria amministrazione, per la deliberazione dei quali è sufficiente l’espressione della concorde volontà della maggioranza assoluta dei partecipanti alla comunione medesima (art. 1105 C.C.).
Nel caso da lei prospettato, la maggioranza è addirittura quella dei 2/3 che sarebbe necessaria per l’approvazione degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione.
I partecipanti alla comunione dissenzienti, rispetto alla decisione della maggioranza, se regolarmente invitati alla deliberazione, nulla potranno opporre a quanto deliberato.
Secondo unanime giurisprudenza, inoltre, il contratto sarebbe comunque valido ed efficace, anche nella eventualità che i dissenzienti non venissero informati. Nondimeno, in questa ultima eventualità, i partecipanti potrebbero chiedere un risarcimento, qualificabile e quantificabile in ragione del danno patito.
In sintesi, allo stato dell’orientamento giurisprudenziale vigente, la risposta è sì. La maggioranza dei partecipanti alla comunione può decidere per la stipula di un contratto di comodato.
Cordialmente.
Avv. Davide Interrante