Utente 1086

05 apr 2020
diritto di famiglia

Mandare via dalla propria casa un padre approfittatore

Buonasera, Sto vivendo una situazione sconcertante che non trova pari nelle esperienze che ho trovato descritte fino ad ora.
Spero di poter trovare un consiglio valido per intraprendere la strada giusta prima che sia tardi. Ho una famiglia con due figlie e sia io che mio marito abbiamo un lavoro a tempo indeterminato da oltre 10 anni. Abbiamo acquistato una casa con un mutuo sfruttando il fondo statale di garanzia per le giovani coppie prima dei 35 anni. Non abbiamo mai fatto pesare nulla alle nostre famiglie : abbiamo cresciuto da soli le nostre figlie, pagando baby-sitter ogni volta che ne abbiamo avuto bisogno e dando loro tutto ciò che è necessario per crescere in armonia (vacanze, esperienze, scuola, sport..) e fino alla scorsa primavera la nostra vita andava avanti, senza eccessi ma non ci è mai mancato nulla. Sacrifici, si, rinunce, a volte, ma sempre almeno tornare a casa era qualcosa che facevamo tutti volentieri, felici perché in famiglia si sta bene.
Cosa è successo : mio padre si è ammalato di cancro. Da un mese all'altro, siamo stati messi di fronte alla situazione che ci è stata presentata come molto grave (ha la 104 con invalidità grave) e potenzialmente da Hospice, alchè abbiamo offerto a mio padre di stare con noi per curarsi, in attesa di altra sistemazione in base ai risultati delle cure.
Fino a qui nulla di strano, ma bisogna fare delle considerazioni : i miei sono separati da quasi 30 anni, mio padre da oltre 10 anni ha perso il lavoro (ha 64 anni ora) e la sua casa di proprietà è a rischio crollo. Non è stata dichiarata inagibile ma lo è a tutti gli effetti. Lui aveva la residenza in altri comune, sui colli, e per i problemi economici avuti e la disoccupazione nonché per lo stato della sua casa (un piccolo terratetto del valore di 15000 €), era stato piazzato nel centro RSA del suo paese dove in cambio di qualche lavoretto veniva mantenuto (pasti, sigarette, un letto dove dormire). Una o due volte l'anno veniva da noi a trovarci stava con noi per un paio di settimane, si lamentava sempre molto della sua situazione, ma poi tornava lì. Più volte ho cercato tramite associazioni cattoliche di trovare una diversa soluzione ai suoi problemi ma di fronte alla possibilità concreta di cambiare la sua vita di cui tanto si lamentava, scappava. Tornava arrabbiato nel suo paese rinfacciandomi che se avessi voluto aiutarlo davvero in sostanza avrei dovuto ospitarlo o prendermi cura di lui che è mio padre, non mandarlo in altri posti.
Altro appunto da fare : da quando i miei genitori si sono separati mio padre non ha mai passato nulla a mia madre che sapendo che viveva in una situazione difficoltosa non ha neanche mai chiesto nulla. Mio padre ha sempre fatto una vita da egoista, rincasando tardi, uscendo con gli amici, anche quando ero piccola. Ricordi pochi. Ma non mi ha mai fatto nulla di male. Però non è certo la figura del padre di famiglia che si è fatto in quattro per moglie e figli.
Mio padre ha una madre in vita, un fratello e una sorella. Inoltre, ho un fratello che è sempre suo figlio. Nessuno vuole sapere nulla di lui sia chiaro. Nessuno vuole lontanamente farsi carico del problema. In quest'anno non ho ricevuto un aiuto da nessuno.
Ora veniamo al dunque : la prognosi era infausta, l'oncologo ci ha detto che lo avrebbe preso in cura nella nostra città solo con la residenza per regolamento e così abbiamo inizialmente rinunciato alla nostra privacy per dargli la possibilità di curarsi presso le strutture che qui sono rinomate e avere vicino noi di supporto. La situazione era davvero triste, lui soffriva molto quando è arrivato qui. Era in agonia e una notte lo hanno ricoverato. È stato un ospedale un mese. Confermato cancro alla prostata con metastasi diffuse in tutto lo scheletro e nei tessuti molli. Inizia le cure : da parte nostra massimo supporto. Dopo il lavoro andavo in ospedale tutti i pomeriggio a trovarlo, a volte con le bimbe. Anche mio marito appena poteva passava a trovarlo. Da luglio e novembre fà radio, chemio e terapia ormonale. Migliora. Le metastasi sono ferme e lui vive, come prima. Va al supermercato, fuma, fa passeggiate, ha fatto amicizia con alcuni altri anziani qui. Le sue abitudini sono però tornate a galla : lui dorme in sala, sul divano fino a mezzogiorno. Non muove un dito in casa, critica tutti e tutto, è estremamente polemico e segue ogni teoria complottista che trovi su internet sciorinando le sue teorie malsane anche davanti alle bambine, e rifiutando di accettare un'altra sistemazione. Infatti, con gli assistenti sociali stiamo provando a trovare una soluzione per lui (una casa famiglia o una struttura o un appartamento protetto). Perché così la nostra vita si sta lentamente distruggendo. La casa è piccola e dopo un anno si sente.. Siamo in cinque in 76mq...lui è una presenza invadente e anche molto maleducato. Dorme vestito, devo litigare per farlo cambiare, non ha regole e mi insulta molto spesso perché cerco di convincerlo che non può stare con noi per sempre. Fa come se fosse in albergo, mi accusa di essere la causa del suo cancro e infierisce inventando anche cose false quando viene messo alle strette. Per fargli avere le cure domiciliari di ANT ha preso la residenza fissa a casa nostra (sottolineo NOSTRA). LUI NON PUÒ VANTARE ALCUN TIPO DI DIRITTO SUL NOSTRO APPARTAMENTO e ora io vedo la mia famiglia in sofferenza. In questo momento tutto è fermo a causa del coronavirus ma quando torneremo alla normalità o comunque le cose si riappianeranno, vorrei dargli un ultimatum. Cosa devo fare? Lui percepisce l'invalidità (650€/mese) e ci da 100€simboliche al mese (decisi da lui, io non gli ho mai chiesto nulla sia chiaro) come contributo spese (irrisorio se vogliamo vedere i conti delle spese davvero). Come posso fare? Non voglio nulla da lui, solo che si trovi un altro posto dove stare. Va bene vicino a noi, noi siamo disposti a supportarlo ma in casa nostra non può più stare perché così ne va del nostro equilibrio. Aiutatemi a capire che strada devo prendere. Lui non vuole andare via. Può!? Gli assistenti sociali non muovono un dito. Cosa devo fare?! Grazie

Risposte degli avvocati

Per evitare conseguenze di alcun tipo sarebbe opportuna un'azione giudiziaria di rilascio / restituzione dell'immobile, concedendo termine congruo per la sua liberazione (di solito vengono concessi dal giudice i classici 90 giorni di grazia).


07 apr 2020

Gentile utente, capisco la situazione non facile. Tenga presente che non può allontanare Suo padre da un giorno all'altro, ma deve convincerlo a trovare una sistemazione alternativa. Può - per esempio - attivarsi per trovare un piccolo alloggio in locazione oppure trovare una struttura adeguata da proporgli. A livello normativo, non è consentito al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere convivente dall’abitazione, perché il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata la convivenza di fatto, intenda recuperare, com’è suo diritto, l’esclusiva disponibilità dell’immobile, di avvisare il familiare convivente e di concedergli un congruo termine per reperire altra sistemazione abitativa. Questo per evitare di essere esposta ad un'azione giudiziaria.
Cordiali saluti