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Recesso del Consumatore: termini, modalità e disciplina

A quanti di voi sarà capitato di acquistare dei beni online o a distanza senza valutare bene la convenienza dell’affare o di trovarsi con un prodotto diverso da quello che si pensava aver acquistato. Proprio per questi motivi la legge prevede il diritto al recesso del consumatore, inteso come diritto al ripensamento. Si tratta di un vero e proprio diritto al recesso del consumatore nei contratti stipulati con un operatore professionale. Vediamo quando si può esercitare questo diritto e con quali modalità.

Il diritto di recesso nel Codice del Consumo

diritto di recesso nel codice del consumo

Secondo il codice del Consumo consumatore è quel soggetto che conclude un contratto per scopi estranei alla propria attività professionale. Mentre professionista è quel soggetto che opera nell’esercizio della propria attività professionale o di impresa. Ad esempio, viene concluso un contratto di consumo tutte le volte in cui si acquistano beni o servizi online o comunque a distanza. In questi casi, chi acquista assume la qualifica di consumatore, mentre il soggetto con cui si conclude il contratto è il professionista.

Le norme del Codice del consumo sono proprio dirette a tutelare il consumatore dai rischi connessi alle particolari modalità di negoziazione generalmente impiegate dalle imprese che intendono collocare sul mercato determinati prodotti (si pensi ai contratti a distanza o ai contratti conclusi al di fuori dei locali commerciali, ai contratti porta a porta). Più precisamente il rischio che si cela dietro la conclusione di contratti di questo tipo è che il consumatore giunga alla volontà di acquistare un determinato prodotto senza aver adeguatamente valutato la convenienza dell’affare.

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Inoltre, ogni volta che si acquista a distanza, il prodotto non viene visionato e, pertanto, solo successivamente il consumatore può accorgersi che il prodotto è carente di determinate qualità o caratteristiche.

Il consumatore, quindi, è considerato quale contraente debole, bisognoso di tutela. Al fine di tutelare il consumatore la legge predispone una pluralità di misure, una di queste è il diritto al recesso o diritto al ripensamento.

Come si esercita il diritto al recesso?

L’art. 64 del Codice del Consumo attribuisce al consumatore il diritto di recedere liberamente entro un breve termine di decadenza di dieci giorni, senza la necessità di addurre alcuna giustificazione e senza dover versare alla controparte alcun corrispettivo.

Il recesso del consumatore è quindi:

  • gratuito;
  • incondizionato;
  • esercitabile entro un breve termine di decadenza.

Le imprese tuttavia possono accordare dei termini di recesso anche più lunghi, solitamente infatti si ha un termine di quindici o trenta giorni.

Termine di recesso: quando inizia a decorrere?

Il giorno da cui inizia a decorrere il termine per recedere cambia a seconda che il contratto abbia ad oggetto beni o sevizi. Per i contratti che hanno ad oggetto l’acquisto di servizi il termine decorre dal giorno in cui il consumatore ha ricevuto l’informativa di cui all’art. 47 del Codice del consumo (vedi paragrafo successivo). Per i contratti di fornitura di beni il termine inizia a decorrere dalla data in cui il consumatore ha preso visione della merce, altrimenti dalla data di ricevimento della stessa.

La volontà di recedere del consumatore può essere manifestata anche per fatti concludenti, cioè mediante la semplice restituzione del bene acquistato. Tuttavia, si consiglia sempre di accompagnare la restituzione con una lettera di recesso che esplicita la volontà di recedere dal contratto. Ciò al fine di tutelarsi nell’eventualità di contestazioni.

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Obblighi di informazione sul professionista

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Sul professionista gravano oneri ben precisi, come quello di fornire al consumatore informazioni tempestive, chiare e complete sui suoi diritti.

Il professionista deve informare il consumatore sulle modalità del recesso.

In particolare, l’art. 47 del Codice del Consumo stabilisce che il professionista deve dare un’informativa sulle modalità di esercizio del diritto al recesso: l’informativa deve essere fornita per iscritto e “deve essere riportata separatamente dalle altre clausole contrattuali e con caratteri tipografici uguali o superiori a quelli degli altri elementi indicati nel documento”.

Il professionista deve anche indicare il soggetto cui va inviata la eventuale comunicazione di recesso e l’indirizzo dello stesso.

Laddove l’informazione sia stata omessa o risulti carente di determinati elementi, il legislatore ha previsto una particolare sanzione per il professionista: l’allungamento dei termini previsti per il diritto di recesso da 14 giorni a 12 mesi. Ad es. per i contratti negoziati fuori dai locali commerciali e per i contratti a distanza il termine si allunga di sessanta o novanta giorni.

Inoltre, solitamente il professionista mette a disposizione dei moduli prestampati per il recesso.

Si può rinunciare al diritto di recesso?

Il diritto di recesso (o ripensamento) del consumatore è irrinunciabile: il consumatore non può rinunciarvi anche se lo volesse. Non solo, consumatore e professionista possono decidere di modificare la disciplina legale del codice del consumo solamente se convengono una disciplina più favorevole per il consumatore.

Recesso: Quali sono le conseguenze?

L’esercizio del diritto al recesso comporta dei benefici per il consumatore. La conseguenza più importante è la risoluzione del contratto: il contratto si scioglie e l’acquisto si considera come mai compiuto.

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In tal modo, il prezzo versato è interamente rimborsato e il bene acquistato va restituito.

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In conseguenza del recesso, dunque, il professionista ha l’obbligo di rimborsare il consumatore del prezzo pagato; il consumatore, per contro, ha l’obbligo di restituire il bene ricevuto.

E’ bene tenere presente, però, che queste conseguenze si verificano solamente se il recesso è esercitato entro il termine di decadenza previsto da contratto. In caso contrario, si potrebbe pensare ad un rimborso parziale del prezzo.