La capacità di agire

Cos’è la capacità di agire?

La capacità di agire è l’idoneità del soggetto a svolgere l’attività giuridica relativa ai propri interessi, che consiste nella possibilità di acquisire ed esercitare diritti nonché assumere e adempiere obblighi. Così, mentre la capacità giuridica attiene alla titolarità di quei diritti fondamentali inerenti la persona in quanto tale, la capacità d’agire consiste nella capacità di disporre dei propri interessi giuridicamente rilevanti, ponendo in essere atti o negozi giuridici diretti a gestire la propria sfera di interessi.

Quando si acquista la capacità di agire?

Per acquisire la capacità di agire la legge richiede il raggiungimento, da parte del soggetto, di una soglia di maturità che gli consenta di valutare la convenienza degli atti che compie.

Data l’impossibilità di verificare caso per caso il raggiungimento di una tale maturità, il codice fissa in via presuntiva un’età uguale per tutti in cui si acquista la capacità di agire e con essa la capacità di gestire autonomamente i propri interessi. Essa viene individuata dall’art. 2, comma 2 codice civile nel compimento dei diciotto anni. La norma dispone: “la maggiore età si acquista con il compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età “.

Con il compimento dei 18 anni, quindi, il soggetto acquista la capacità di porre in essere atti giuridici, ad esempio può concludere contratti.

Le eccezioni: capacità d’agire speciale

L’art. 2, comma 2, nel momento in cui enuncia la regola dell’acquisto della capacità d’agire al compimento del diciottesimo anno d’età, fa comunque salve le eccezioni alla regola, cioè le norme che richiedono per determinati atti il raggiungimento di un’età diversa, che può essere inferiore o superiore ai diciotto anni.

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Nel primo caso, si parla di capacità d’agire speciale. Ne sono espressione, in particolare, l’emancipazione del minore sedicenne a contrarre matrimonio, o la capacità del sedicenne di riconoscere il figlio naturale; il sedicenne può compiere tutti gli atti giuridici relativi alle opere dell’ingegno da lui create; il minore quindicenne può prestare il proprio lavoro.

Vi sono poi dei casi in cui la legge riconosce effetti giuridici alla volontà del minore incapace d’agire, al fine di proteggere la sua personalità: si pensi alla disposizione che, in sede di riconoscimento del figlio naturale, richiede il consenso del minore che ha compiuto i quattordici anni, o alla possibilità di sentire il minore ai fini della decisione sull’affidamento in sede di procedimento di divorzio.

La capacità a svolgere un’attività lavorativa

La capacità di agire non va confusa con la capacità a prestare lavoro.

Alla capacità a prestare il proprio lavoro il codice dedica la disposizione contenuta nell’art. 2, comma 3 codice civile. La norma statuisce che il quindicenne può esercitare tutti i diritti e le azioni che discendono dal contratto di lavoro. Il soggetto che abbia compiuto 15 anni può lavorare.

In tal modo la legge tiene distinta la capacità a prestare il lavoro da quella a stipulare il contratto di lavoro. Quest’ultima, infatti, spetta ai rappresentanti del minore (i genitori o il tutore), benché sia necessario, al momento della stipula, la presenza del minore. Una volta stipulato il contratto da parte dei genitori, però, l’esercizio dei diritti e delle azioni che derivano dal rapporto di lavoro può essere compiuto dal lavoratore minorenne personalmente.

Atti compiuti da un minorenne: quale conseguenza

Gli atti posti in essere dal minore incapace d’agire sono annullabili, come lo sono del pari i negozi giuridici stipulati da un minore.

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La sanzione dell’annullabilità degli atti posti in essere da un minore ha, da un lato, una funzione protettiva nei confronti del minore, rendendo annullabili atti o negozi che possono essere per lui dannosi; dall’altro ha la funzione di inibire ai soggetti adulti la conclusione di affari con persone minori d’età, cioè con soggetti che non hanno ancora la capacità di valutare la convenienza degli atti che compiono.

Conferma di questa interpretazione normativa è la disposizione dell’art. 1426 c.c., secondo cui non sono annullabili gli atti posti in essere da un minore, quando egli con raggiri abbia occultato la sua minore età. La disposizione, in questo caso, ha l’obiettivo di tutelare la buona fede del terzo, che senza sua colpa abbia fatto affidamento sulle capacità dell’altro contraente e, quindi, sulla validità del negozio giuridico.

Le limitazioni alla capacità di agire

Vi sono dei casi in cui il soggetto, seppur maggiorenne, non abbia il potere di gestire in maniera autonoma i propri interessi e il proprio patrimonio.

La legge, infatti, prevede dei casi in cui il soggetto maggiore d’età possa essere privato della capacità di agire e, quindi, della capacità di compiere autonomamente atti idonei ad influire sulla sua sfera di interessi.

Ciò accade in presenza di situazioni particolari in cui il soggetto, anche se maggiorenne, non riesce a valutare la convenienza degli atti che compie. Si pensi al soggetto infermo di mente o a quello affetto da una malattia mentale.

In tali casi il legislatore prevede delle vere e proprie limitazioni alla capacità di agire o, addirittura, la sua esclusione in capo ai soggetti incapaci di intendere la portata degli atti che compiono. Si veda, al riguardo, la disciplina sulla amministrazione di sostegno, sulla interdizione e sulla inabilitazione.

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