Cassazione: si alla Stepchild adoption in casi particolari

La Corte di Cassazione dice sì alla Stepchild adoption e accetta la domanda di adozione proposta dalla compagna della madre biologica

E’ arrivato il si della Cassazione alla Stepchid adoption in casi particolari: con la sentenza n. 12962 del 22 giugno 2016 la Suprema Corte ha accolto la domanda di adozione di una minore proposta dalla compagna della madre naturale, in tal modo confermando la decisione della Corte di Appello di Roma e rigettando l’impugnazione proposta dal Procuratore generale.

Le due donne vivono in modo stabile da diversi anni e l’istante ha instaurato con la minore un rapporto di genitorialità. I giudici, visto l’assenso della madre naturale, hanno ritenuto che il provvedimento di adozione fosse rispondente al primario interesse della minore.

Invero, la sentenza di accoglimento è motivata, in primo luogo, dalla circostanza che la domanda di adozione non necessiti un previo stato di abbandono del minore e che non vi sono ostacoli normativi costituiti dall’assenza del vincolo matrimoniale e dall’orientamento sessuale del richiedente.

In secondo luogo, nel caso di specie, non vi è un conflitto di interessi tra genitore biologico e genitore adottivo considerato che le indagini svolte hanno permesso di appurare che la nascita della bambina sia stato il frutto di un progetto portato avanti dalla coppia.

In conclusione, secondo la Corte, il criterio di base cui va orientata la decisione in ordine alla richiesta di adozione è la sua rispondenza o meno all’interesse della minore, a nulla rilevando la natura del rapporto tra la madre biologica e la richiedente in quanto persone dello stesso sesso.

Nel caso di specie, pertanto, non si è trattato di dare vita ad una forma di genitorialità non consentita dalla legge, ma di riconoscere una situazione relazionale preesistente considerato, appunto, lo stretto legame tra la minore e la richiedente.