Andare a prostitute è reato?

Cosa rischia chi va a prostitute o chi paga servizi sessuali?

Andare a prostitute è legale?

Sono stato cliente di un centro massaggi, premetto che vi erano ragazze italiane e solo maggiorenni. 3 giorni fa è stato chiuso ed i proprietari arrestati per sfruttamento della prostituzione. Ho appreso la notizia dai giornali. L’inchiesta è partita a seguito di una ragazza a cui era stato proposto il lavoro e non ha accettato. Io come ex cliente rischio qualcosa? Non sono fiero di ciò che ho fatto anche se io non ho mai pagato l’extra per fare sesso.

Grazie.

Risposta dell’Avv. Paola Martinatto Maritano

Buongiorno,
il caso di cui mi riferisce ha in effetti avuto una certa risonanza mediatica. Ne riepilogo brevemente i fatti. Sono stati interessati due centri, uno in Roma ed uno in Pomezia, a quanto pare gestito dalla medesima organizzazione. Le indagini, a quanto riferisce la stampa, sono state condotte dalla Procura di Velletri e le forze dell’ordine intervenute nelle operazioni sono stati i Carabinieri del nucleo operativo di Pomezia, sotto la direzione del Pubblico Ministero di Velletri e con il controllo del Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) di Velletri. 
Proprio il Gip di Velletri, infatti, ha emesso, sempre stando all’analisi del fatto nelle notizie di cronaca, l’ordinanza di custodia cautelare contro i cinque soggetti interessati e indagati (quattro uomini e una donna).

Di questi, due persone risulterebbero indagate in quanto organizzatori principali ed altri tre soggetti risulterebbero indagati per aver contribuito a coordinare le attività con la gestione dei locali, degli appuntamenti e la gestione del personale – assunto, come denunciato dalla ragazza le cui segnalazioni hanno dato il via alle operazioni – apparentemente per attività di segreteria e di massaggi benessere – ma, di fatto, con la richiesta esplicita di svolgere prestazioni di servizi sessuali. 

In questo quadro della situazione, sono molti i reati che si possono delineare a carico di chi ha creato l’organizzazione e ne ha permesso lo sviluppo: primi tra tutti, certamente, i reati di sfruttamento della prostituzione (a carico dei due soggetti organizzatori) e quello di favoreggiamento (per gli altri tre soggetti coinvolti).

Legge Merlin

Le diverse fattispecie criminose sono dettagliate nella legge “Merlin”, n. 75 del 1958, all’articolo 3, comma 2, numeri da 1 a 8. Sono dunque punibili lo sfruttamento, il favoreggiamentol’induzione alla prostituzione, il reclutamento l’esercizio in luoghi chiusi della prostituzione.

La pena base prevista è della reclusione da due a sei anni e congiuntamente la multa da euro 258 a euro 10.329.
Se, come pare e come anche da Lei riferito, si potrà ritenere accertato che non furono coinvolte nelle attività persone minori di età, non si rischieranno i reati inerenti alla prostituzione minorile (art. 600-bis del codice penale). 

Il quadro della situazione, dunque, è in ogni caso durissimo per i soggetti interessati.

Ottime notizie, invece, stando agli elementi da Lei indicati, per quanto riguarda la Sua posizione.

Bisogna specificare, infatti, che, ad oggi, il cliente che abbia usufruito della prestazione sessuale di persona maggiore di età e consenziente allo svolgimento della prestazione non è perseguibile per nessun titolo di reato

Proprio per questo, a livello di progetti normativi, sono stati presentati alcuni disegni di legge per modificare l’attuale normativa. E’ bene esserne a conoscenza, perché indicano una volontà di mutamento presente nella società – anche se come e quando troverà attuazione, non è tuttavia ad oggi possibile stabilire.

Reato di acquisto di servizi sessuali

Si tratta, in particolare, della proposta di introdurre il nuovo reato di “acquisto di servizi sessuali”
Il nuovo reato prevederà una multa da 2.500 10.000 Euro per “chi si avvalga delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione”. In caso di reiterazione, la pena sarà la reclusione in carcere (fino a un anno), congiuntamente con la stessa multa. 
La pena sarà sostituibile con lavori di pubblica utilità, alle condizioni di legge, ed in ogni caso non sarà possibile lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità per più di una volta.

Il progetto è stato presentato da deputati e senatori di varie correnti politiche (c.d. sostegno “bipartisan”), primi firmatari Caterina Bini del PD alla Camera e Francesca Puglisi al Senato. 
Il disegno di legge si propone come modifica alla legge 20 febbraio 1958, n. 75 (art. 3, nella cosiddetta “Legge Merlin”). Il disegno di legge è stato presentato alla Camera il 9 giugno 2016 (disegno di legge n. 3890) e al Senato (2563).

Per il progetto, presentato alle Camere nel 2016, ad oggi non è ancora iniziato l’esame.

E’ bene tenere presente che queste sono le proposte e che l’iter di approvazione della legge potrà proseguire – con quali tempistiche, al momento, non è dato sapere. 
Resta fermo, comunque, che in caso di approvazione della legge, in quanto legge penale, essa sarà applicabile solo ai fatti successivi alla sua approvazione. Se, per esempio, la legge in astratto potesse applicarsi a un caso come il Suo, se i fatti si verificheranno dopo l’entrata in vigore della legge, saranno punibili; se, invece, si sono verificati prima della entrata in vigore della legge (oggi, per esempio), allora non saranno punibili. E’ infatti un principio indiscutibile della legge penale italiana che “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato”). 

Ed ancora, sempre in tema di politica normativa e mutazioni di legge, la legge italiana offre un’ulteriore garanzia: in caso di differenza tra la legge penale in vigore all’epoca dei fatti, ed una successiva, se quella successiva risultasse più favorevole della precedente, si applicherà la legge più favorevole (con formula latina, lex mitior, la legge più lieve). 

Pertanto le modifiche normative, se e quando avverranno, non sono un elemento di cui preoccuparsi. E’ importante, tuttavia, tenerne conto, perché potrebbero in futuro cambiare le conseguenze di episodi simili a quello di cui si tratta.

Un caso particolare di conseguenze amministrative e penali si può verificare allorché una ordinanza del Sindaco preveda dei divieti. Un caso di questo tipo, che ha suscitato non poche polemiche, riguarda la città di Firenze, dove il Sindaco ha previsto con ordinanza sanzioni per chi frequentasse soggetti esercenti la prostituzione in strada. Sebbene – anche questo è un principio fermo della legge penale italiana – solo la legge (e, dunque, non regolamenti né ordinanze amministrative) possa punire penalmente, di fatto esiste una norma penale che punisce l’inosservanza di norme di pubblica autorità – l’inosservanza delle ordinanze del Sindaco, dunque, può essere punita attraverso questa norma (cfr. decreto Minniti sulle ordinanze del sindaco). L’esperimento non sembra aver avuto il successo atteso. L’ordinanza è scaduta e non è stata rinnovata. Un progetto analogo del Sindaco di Roma è stato ipotizzato ma non attuato.
Al momento la scelta fiorentina non pare aver suscitato grandi approvazioni, quindi non è probabile che altre città adotteranno la stessa formula. E’ bene tuttavia conoscere questa eventualità.
Nella giurisprudenza sono numerose le sentenze che riguardano sia i reati maggiori in materia di prostituzione (tratta in schiavitù, sfruttamento, prostituzione minorile) sia le situazioni relativamente più marginali – in particolare, riguardo alla situazione del cliente di soggetti esercenti la prostituzione, si è discusso in giurisprudenza circa l’applicabilità delle norme che puniscono il favoreggiamento.

Per esempio, non commette favoreggiamento, il cliente che dopo aver consumato il rapporto a pagamento, riaccompagna la prostituta nel luogo in cui questa esercita la sua professione (cfr. Cass., sent. n. 1716/2005). Questo aspetto è stato variamente discusso, fino a delineare l’importante criterio distintivo della occasionalità: infatti, non costituisce favoreggiamento l’evento occasionale di riaccompagnare, per esempio, una prostituta sul luogo dove esercita abitualmente. Se, però, diventa una prassi abituale, allora il soggetto potrà rischiare il favoreggiamento (Corte di Cassazione, Sezione III penale, sentenza 2 agosto 2017, n. 38655; Corte di Cassazione, sezione III penale, sentenza 22 gennaio 2018, n. 2399).

Lo stesso per chi alloggia una prostituta dandole casa in locazione: in linea generale, ciò non comporta il favoreggiamento, anche qualora il proprietario di casa fosse ben consapevole della attività; se, però, ad esempio, il canone di locazione fosse sproporzionatamente alto, allora sarebbe molto probabile ipotizzare che il proprietario riscuota in questo modo una quota dei profitti: e, dunque, si ricadrà nello sfruttamento.

Da questi esempi si nota come non soltanto le normative, ma anche la giurisprudenza in materia, siano assai attenti a differenziare secondo le specifiche circostanze: i confini tra condotta lecita e illecita possono essere facili da oltrepassare. E’ prudente pertanto informarsi correttamente sulle conseguenze delle proprie azioni, anche quando, come nel caso di cui si tratta, non emergano allo stato attuale conseguenze rilevanti.

Un ultimo importante aspetto da chiarire, riguardo al caso specifico, è l’eventualità che, in quanto coinvolti di fatto nelle vicende di cui si tratta, i soggetti che hanno frequentato anche occasionalmente il centro in qualità di clienti – sia consapevoli e fruitori dei servizi aggiuntivi di tipo sessuale, sia invece ignari e fruitori dei soli servizi di massaggio – siano convocati dal Pubblico Ministero, dal Giudice o dalla Polizia Giudiziaria per essere sentiti sulla vicenda. Questo perché nelle indagini e nel processo è necessario chiaramente accertare tutti i fatti ricorrendo a tutti gli elementi utili che chiunque possa fornire. Ecco perché, sia nell’immediato futuro, sia nei prossimi mesi – o, trattandosi della lentezza della giustizia, anni – potrebbe vedersi convocato (“citato”) per essere sentito.

Durante le indagini si tratta di cosiddette “sit”: sommarie informazioni testimoniali (art. 377 del codice di procedura penale – “Citazioni di persone informate sui fatti”). 
Di norma, non ci si fa assistere dal difensore in questa fase. L’avvocato difensore può assistere, ma non può intervenire (parlare, fare domande). Se, per sicurezza, si preferisce farsi assistere, è possibile, ma assolutamente non è necessario. Prova ne è il fatto che, se per sventura durante l’ascolto emergessero elementi di reato contro la persona sentita, la polizia giudiziaria che procede ha l’obbligo di interrompere le operazioni e avvertire immediatamente di procurarsi un difensore.

Una volta terminate le indagini, quando si aprirà infine il processo vero e proprio (fase di giudizio) si potrà essere citati quali veri a propri testimoni.
Le citazioni a testimoniare arrivano a casa attraverso la notifica a mezzo posta o a mezzo degli ufficiali giudiziari. Nessuna paura, dunque, se dovesse arrivare qualche documento di tale natura: una citazione a testimoniare non ha niente a che vedere con una imputazione. Sarà importante, in ogni caso, evitare ogni reticenza e inesattezza e, pertanto, mantenere un ricordo chiaro, fedele e veritiero dei fatti – a maggior ragione proprio perché non c’è niente da nascondere – e la massima tranquillità qualora si venisse chiamati a questo scopo nell’ambito delle indagini. 
Preciso, infine, che anche gli avvocati difensori delle persone imputate possono svolgere, tra le cosiddette indagini difensive, delle attività di intervista dei possibili testimoni. Se, per esempio, qualcuno degli imputati si ricordasse di Lei tra i clienti, e indicasse al proprio avvocato che potrebbe fornire degli elementi utili alla difesa, allora il loro avvocato avrebbe il diritto di convocarla nel proprio studio o dinanzi al Pubblico Ministero per ascoltarla e, successivamente, potrebbe chiamarla al processo come testimone della difesa. Anche in questo caso, non cambia nulla, proprio perché il testimone ha sempre l’obbligo di dire la verità – e, dunque, né l’accusa né la difesa potrebbe mai chiedere o suggerire di rispondere su fatti diversi da quelli che si sono svolti e di cui lei è a conoscenza. Su tutto il resto, ignorandolo, il testimone non può che limitarsi ad ammettere la propria ignoranza dei fatti e tacere. 
Confidando di aver chiaramente ed esaustivamente trattato il quesito posto, resto a disposizione per brevi precisazioni o chiarimenti sulle questioni esposte.

Saluti cordiali.