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Depenalizzazione 2016: l’ingiuria non è più reato

L’ingiuria non è più reato

L’approvazione da parte del Governo del pacchetto depenalizzazioni ha comportato la fuoriuscita dal sistema penale di alcuni reati. Tra questi vi è, tra gli altri, il reato di ingiuria che, in ossequio alla legge delega n. 67/2016 (deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio), è stato abrogato dal Governo. L’ingiuria quindi non è più  reato, ma è diventato un illecito civile.

Prima della depenalizzazione l’ingiuria era un reato

Prima della riforma l’ingiuria era un reato previsto dall’art. 594 del codice penale, inserito tra i delitti contro l’onore, insieme al reato di diffamazione. La norma stabiliva al primo comma che “Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516“. Gli altri commi prevedevano delle circostanze aggravanti quando l’offesa all’onore era arrecata per via telefonica, telegrafica e scritta, oppure se consisteva in un fatto determinato ovvero alla presenza di più persone. La sanzione, però, non veniva quasi mai applicata. Invero, i procedimenti penali venivano archiviati se i fatti erano particolarmente tenui, mentre negli altri casi le lungaggini del procedimento penale portavano alla prescrizione del reato.

Il legislatore ha così ritenuto che la prospettazione di una sanzione più elevata e comminata in tempi più brevi avesse un’efficacia deterrente maggiore. Per questo motivo il reato di ingiuria è stato abrogato ed è stato trasformato in illecito civile.

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Cosa cambia in relazione all’ingiuria e quali sono le sanzioni civili?

La depenalizzazione ha portato ad importanti cambiamenti. Ecco cosa cambia in relazione all’ingiuria. D’ora in poi l’ingiuria, cioè il comportamento consistente nell’offendere un’altra persona presente, non è più reato, ma è un illecito civile. Ciò significa che il colpevole non andrà incontro ad un processo penale, ma verrà punito con sanzioni civili di tipo pecuniario, e precisamente:

  • con una sanzione che va da 100 a 8000 euro;
  • con una sanzione che va da 200 a 12000 euro se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato o se è commesso in presenza di più persone (le vecchie circostanze aggravanti).

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Cosa deve fare chi è leso da un’offesa altrui?

Colui che si ritenga leso da offese altrui può intentare una causa civile e presentare una domanda di condanna al risarcimento dei danni in suo favore, previo accertamento dei fatti. La domanda di risarcimento può essere presentata per il tramite di un avvocato dinanzi al Giudice civile, che sarà un Giudice di Pace o il Tribunale ordinario, a seconda del valore della causa (fino a 5000 dinanzi al Giudice di Pace, oltre i 5000 al Tribunale ordinario). A seguito della presentazione della domanda si aprirà un processo civile che potrà concludersi con una sentenza di accoglimento e, quindi, di condanna o con una sentenza di rigetto della domanda.

In caso di accoglimento della domanda di risarcimento, il giudice può prendere le seguenti decisioni:

  • condannare il convenuto al risarcimento dei danni in favore dell’attore ed al pagamento di tutte le spese processuali;
  • condannare l’offensore al pagamento di una sanzione civile che va da 100 a 8.000 euro; qualora invece vi sia l’attribuzione di un fatto determinato o commesso in presenza di più persone la sanzione civile è più alta e può andare da a 200 a 12.000 euro.

Le sanzioni civili, che si aggiungono al risarcimento dei danni, devono essere versate a favore dello Stato e precisamente alla Cassa delle Ammende.

Cosa succede se l’offeso non inizia la causa

Se la persona offesa non intenta una causa civile, il colpevole dell’ingiuria resterà impunito e, quindi, non pagherà alcuna sanzione. Ciò in quanto, essendo l’illecito di tipo civile, il comportamento ingiurioso può essere punito solo su istanza di un privato e non direttamente dallo Stato di sua iniziativa.

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