Il reato di diffamazione a mezzo internet

Cos’è il reato di diffamazione e quando viene commesso?

La diffamazione è un reato previsto dall’art. 595 del codice penale.

La norma punisce colui che, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, intesa come l’onore e il decoro di una persona. Il reato di diffamazione, in sostanza, viene commesso quando una persona divulghi, in maniera diretta o indiretta, anche con mere subdole allusioni o espressioni dubitative idonee ad insinuare il sospetto nei terzi, espressioni o comunicazioni offensive dell’altrui persona, ovvero anche solo comportamenti da questa posta in essere, contrari rispetto ai canoni etici condivisi dalla società.

Il requisito della comunicazione con più persone, peraltro, sussiste anche qualora le espressioni offensive siano riferite ad un unico soggetto, ma siano destinate ad essere riferite da parte di quest’ultimo ad almeno un’altra persona, alla quale il primo le comunichi.

Il colpevole del reato di diffamazione è punito con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 1.032 euro.

La diffamazione aggravata

L’art. 595, comma 3 c.p. prevede il reato di diffamazione aggravata.

La diffamazione aggravata si ha quando l’offesa alla reputazione altrui è recata mediante la stampa o altro mezzo di pubblicità. In questo caso, infatti, il comportamento diffamatorio è più grave in quanto, in considerazione del mezzo usato, le espressioni offensive sono in grado di raggiungere un numero più elevato di persone e di essere diffuse maggiormente. E’ evidente, quindi, che l’offesa all’onore è più grave.

La diffamazione aggravata a mezzo internet

Costituisce un’ipotesi di diffamazione aggravata la diffamazione a mezzo internet.

Internet, infatti, è un luogo in cui le notizie sono in grado di diffondersi con molta velocità. Qui l’offesa all’onore è commessa online, cioè con un mezzo di pubblicità idoneo a determinare quella maggiore diffusività dell’offesa che giustifica un più severo trattamento sanzionatorio (in tal senso cfr. Cass. pen., 16 gennaio 2015, n. 6785).

L’ipotesi di reato è più grave ed è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni ovvero con la multa non inferiore a 516 euro.

La diffamazione a mezzo Facebook

Un esempio di diffamazione aggravata a mezzo internet è costituito dalla diffamazione tramite Facebook. Nel social network Facebook, infatti, si assiste spesso alla pubblicazione online di foto private altrui o alla pubblicazione di status in cui vengono usate espressioni offensive della reputazione di altre persone.

In questo caso, il comportamento di chi utilizza tali modalità per offendere la reputazione di altri integra il reato di diffamazione aggravata a mezzo internet. Lo ha stabilito la Cassazione, secondo cui essendo internet un potente mezzo di diffusione di notizie, immagini ed idee, la manifestazione delle proprie idee ed opinioni, per essere legittimo, deve essere effettuato rispettando le condizioni ed i limiti imposti dal diritto di critica e di cronaca (Cass. n. 31392/2008). Quando, invece, come accade spesso su Facebook, l’utilizzo di espressioni offensive è mosso da altre motivazioni il comportamento di chi offende non può essere giustificato dall’esercizio del diritto di critica o di cronaca, ma piuttosto costituisce offesa all’onore e al decoro altrui ed integra, quindi, reato di diffamazione aggravata.

Come può difendersi la persona che viene diffamata online?

La persona che riceve delle offese alla sua reputazione, cioè che viene diffamata, online (su internet e sui social network come Facebook) può difendersi presentando una querela agli organi di polizia giudiziaria o in procura. Ciò in quanto il reato di diffamazione è punibile, secondo l’art. 597 del codice penale, a querela della persona offesa.

In questo modo, la persona offesa potrà costituirsi parte civile nel processo penale che verrà instaurato e chiedere il risarcimento per i danni arrecati alla propria reputazione.