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Diffamazione su internet: quando è commessa e cosa si rischia?

Quando si parla male di una persona c’è il rischio di commettere il reato di diffamazione. Quando si offende una persona online, poi, il comportamento di chi offende è molto più grave. Ma quando si può parlare davvero di diffamazione? Questo articolo ve lo spiega.

Cos’è la diffamazione?

La diffamazione è un reato previsto dall’art. 595 del codice penale.

La norma punisce colui che, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione. La reputazione è intesa come l’onore e il decoro di una persona.

Il reato di diffamazione, in sostanza, è commesso quando una persona divulghi a terzi, in maniera diretta o indiretta, anche con mere subdole allusioni o espressioni dubitative, espressioni o comunicazioni offensive dell’altrui persona. Il reato di diffamazione si considera integrato anche solo in presenza di comportamenti che offendono la reputazione di un’altra persona.

Il requisito della comunicazione con più persone, peraltro, sussiste anche qualora le espressioni offensive, riferite ad un unico soggetto, siano comunicate ad una sola persona.

Le pene

Il colpevole del reato di diffamazione è punito con la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 1.032 euro.

Diffamazione: quando è giustificata?

diffamazione: quando è giustificata cronaca

Costituisce una scriminante del reato di diffamazione l’aver agito nell’esercizio del diritto di cronaca o per doveri di informazione. Ciò significa che quando sono riportati fatti relativi alla vita di una persona, idonei a ledere la sua reputazione, non si ha diffamazione quando ciò viene fatto nell’esercizio del diritto di cronaca.

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Si pensi ai giornalisti, i quali sono soliti riportare fatti, anche di vita privata, di persone notorie. In questo caso, la diffusione di notizie che siano, anche astrattamente, idonee a ledere la reputazione della persona cui si riferiscono, non costituisce diffamazione, in quanto è fatta per soddisfare un bisogno di informazione.

Tuttavia, la linea di confine tra la diffamazione e l’esercizio del diritto di cronaca è molto sottile e in caso di contestazioni spetta al Giudice decidere se sussiste o meno il reato.

La diffamazione aggravata

L’art. 595, comma 3 c.p. prevede il reato di diffamazione aggravata.

La diffamazione è aggravata quando l’offesa alla reputazione altrui è recata mediante la stampa o altro mezzo di pubblicità. In questo caso, infatti, il comportamento diffamatorio è più grave in quanto, in considerazione del mezzo usato, le espressioni offensive sono in grado di raggiungere un numero più elevato di persone e di essere diffuse maggiormente. E’ evidente, quindi, che l’offesa all’onore è più grave.

Di conseguenza, la diffamazione aggravata è punita con pene più severe. E’ punita con la reclusione da sei mesi a tre anni ovvero con la multa non inferiore a 516 euro.

La diffamazione a mezzo internet

Internet è un luogo in cui le notizie sono in grado di diffondersi con molta velocità. E’ quindi considerato un mezzo idoneo a raggiungere una moltitudine di persone in pochissimo tempo. Ecco perché offendere una persona su internet costituisce reato di diffamazione aggravata.

Offendere una persona online è un comportamento molto grave e si rischia una querela per diffamazione aggravata.

Quando si offende una persona online, perciò pubblicamente, l’offesa all’onore è idonea a determinare quella maggiore diffusività dell’offesa che giustifica un più severo trattamento sanzionatorio (in tal senso cfr. Cass. pen., 16 gennaio 2015, n. 6785).

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A colui che offende una persona tramite internet quindi si applicano pene più severe (reclusione da sei mesi a tre anni e multa non inferiore a 516 euro).

La diffamazione a mezzo Facebook

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Un esempio di diffamazione aggravata a mezzo internet è costituito dalla diffamazione tramite Facebook. Nel social network Facebook, infatti, si assiste spesso alla pubblicazione online di foto private altrui o alla pubblicazione di status in cui sono usate espressioni offensive della reputazione di altre persone.

A quanti è capitato, ad esempio, di vedere status contenenti offese al capo o espressioni poco carine nei confronti di colleghi di lavoro.

E bene, in questo caso, il comportamento di chi offende su Facebook può integrare il reato di diffamazione aggravata a mezzo internet.

Lo ha stabilito la Cassazione, secondo cui essendo internet un potente mezzo di diffusione di notizie, immagini ed idee, la manifestazione delle proprie idee ed opinioni, per essere legittimo, deve essere effettuato rispettando le condizioni ed i limiti imposti dal diritto di critica e di cronaca (Cass. n. 31392/2008). Quando, invece, come accade spesso su Facebook, l’utilizzo di espressioni offensive è mosso da altre motivazioni il comportamento di chi offende non può essere giustificato dall’esercizio del diritto di critica o di cronaca, ma piuttosto costituisce offesa all’onore e al decoro altrui ed integra, quindi, reato di diffamazione aggravata.

Come può difendersi la persona che viene diffamata?

Sia che sia stata diffamata online sia che lo sia stata nella vita reale la persona che riceve offese alla sua reputazione può difendersi presentando una querela alla polizia giudiziaria o in procura. Ciò in quanto il reato di diffamazione è punibile, secondo l’art. 597 del codice penale, a querela della persona offesa.

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In questo modo, la persona offesa potrà costituirsi parte civile nel processo penale a carico del diffamatore e chiedere il risarcimento per i danni subiti.