la persona giuridica

La persona giuridica

Chi sono le persone giuridiche?

Accanto alle persone fisiche, il nostro ordinamento riconosce quali soggetti di diritto, titolari di situazioni giuridiche attive e passive, le persone giuridiche: gruppi organizzati di individui che, dotati di una soggettività distinta dagli individui che li costituiscono e per mezzo dei quali quali operano, perseguono uno scopo determinato grazie ad un proprio patrimonio e le cui modalità di costituzione e di svolgimento della propria attività sono regolate dagli accordi dei soci, ovvero nell’atto costitutivo e nello statuto. Essi sono le associazioni riconosciute, le fondazioni e le società, la cui disciplina è contenuta, per le prime, nel capo I, Titolo III del codice civile agli articoli 11 e seguenti e, per le seconde, nel libro V del codice civile. A questi enti, che hanno carattere volontario, si affiancano gli enti pubblici: enti a carattere necessario che si distinguono dai primi, perché non sono il frutto di una libera scelta tra gli individui che hanno deciso volontariamente di costituirli, ma sono enti cui l’individuo, ricorrendo determinati presupposti deve necessariamente appartenere.

Gli enti riconosciuti si distinguono in base a vari criteri di classificazione:

  • le persone giuridiche pubbliche (Stato, enti pubblici) e persone giuridiche private;
  • enti registrati ed enti di mero fatto;
  • enti a struttura associativa ed enti a struttura unilaterale;
  • enti con finalità di lucro ed enti con finalità ideali;
  • nell’ ambito degli enti con finalità di lucro si distingue tra: gli enti con finalità egoistiche ed enti non profit, in cui cioè gli operatori si impegnano a non distribuire gli utili.

Cos’è il riconoscimento statale e come si ottiene?

Affinché nasca la persona giuridica occorre il riconoscimento da parte dello Stato. Ma come si ottiene il riconoscimento della personalità giuridica? Esso si ottiene mediante la iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le prefetture. Al fine del riconoscimento è necessario che siano soddisfatte tutte le condizioni previste dalle legge e dal regolamento dell’ente, che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato allo scopo.

Per il riconoscimento è necessario redigere un atto costitutivo: un atto bi-plurilaterale con cui i soci manifestano la volontà di dar vita ad una persona giuridica, cui  è richiesta per la validità la forma dell’atto pubblico. Per le fondazioni, invece, vi è il negozio di fondazione, che è l’atto con cui una persona separa alcuni beni dal proprio patrimonio e li destina ad uno scopo determinato. È  un negozio unilaterale tra vivi o a causa di morte.

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La vita e l’attività della persona giuridica sono regolate da un atto che si chiama statuto, che può essere incorporato anche nell’atto costitutivo o nel negozio di fondazione.

L’autorità amministrativa ha un potere di controllo e di vigilanza da esercitare quando il fine della fondazione sia esaurito, impossibile o inutile; il coordinamento di ogni singola fondazione con altre o il potere di raggruppamento amministrativo quando il patrimonio sia divenuto insufficiente; il potere di nomina, revoca e sostituzione degli amministratori fuori dei casi previsti dallo statuto, di scioglimento degli organi sociale e di nomina di commissari straordinari; infine, ha un potere di annullamento di delibere prese dagli organi sociali contra legem.

Gli organi della persona giuridica

Le persone giuridiche operano per mezzi dei suoi organi, che pongono in essere atti giuridici per conto dell’ente. La persona giuridica agisce attraverso i suoi amministratori, i quali ne hanno la gestione e il potere di rappresentare l’ente di fronte ai terzi. Ogni apposita limitazione del potere di rappresentanza deve risultare dal registro delle persone giuridiche, altrimenti non possono essere opposte ai terzi, a meno che si dimostri che essi ne avevano conoscenza. Nelle associazioni l’organo più importante è l’assemblea, nella quale si riuniscono gli associati su convocazione degli amministratori. Per la validità delle deliberazioni è necessaria la presenza di almeno la metà degli associati in prima convocazione (numero legale). Se non si raggiunge occorre una seconda convocazione nella quale le deliberazioni sono prese qualunque sia il numero dei presenti; per le deliberazioni si applica il principio maggioritario. L’atto così preso si chiama atto collegiale.

La qualificazione di questi enti come persone giuridiche permette al nostro ordinamento di riconoscerli come centri di imputazione di situazioni giuridiche, ovvero titolari dei diritti e dei doveri dettati per le persone fisiche (compatibilmente con la loro diversa natura), nonché titolari di un’autonoma capacità d’agire, in via del tutto indipendente rispetto alle persone fisiche che li compongono. In particolare, la c.d. immedesimazione organica, secondo cui l’ente, essendo persona astratta, agisce necessariamente per mezzo dei suoi organi, permette direttamente di imputare non solo gli effetti giuridici ma lo stesso compimento dell’atto alla persona giuridica e non alle persone fisiche che materialmente lo hanno posto in essere e di cui risulta composto

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L’autonomia patrimoniale perfetta

La persona giuridica è direttamente responsabile verso i terzi delle obbligazioni che ha assunto e risponde dei suoi debiti con il proprio patrimonio. Tale aspetto, definito autonomia patrimoniale perfetta, permette di mantenere nettamente distinto il patrimonio sociale da quello personale dei singoli soci, i quali, così, non rispondono con i propri beni delle obbligazioni assunte dall’ente. In altre parole, il principio della immedesimazione organica permette di imputare l’atto ed i suoi effetti all’ente, e non al socio che ha contratto l’obbligazione in nome e per conto dell’ente, senza che sia necessario ricorrere all’istituto della rappresentanza. Pertanto, il patrimonio dell’ente si distingue nettamente da quello degli associati, degli amministratori, di qualunque altro soggetto. Da ciò deriva che i creditori degli associati o degli amministratori non possono chiedere all’ ente il pagamento dei loro crediti, così come i creditori della persona giuridica non possono pretendere il pagamento dei debiti con il patrimonio personale dei beneficiari dell’attività dell’ente.

L’estinzione della persona giuridica

La persona giuridica può estinguersi per diverse cause. In primo luogo per le cause preventivamente stabilite nell’atto costitutivo o nello statuto. In secondo luogo si estingue per il venir meno dello scopo, o perché è stato raggiunto o perché ne sia divenuta impossibile la realizzazione. Nel caso di fondazione, l’autorità amministrativa, in luogo dell’estinzione, può trasformare la persona in una fondazione diversa assegnandole uno scopo che sia lontano il meno possibile dalla volontà del fondatore (art. 28 c.c.).

Nelle associazioni l’estinzione si verifica anche per lo scioglimento disposto dall’assemblea o dal governo oppure quando tutti gli associati sono venuti a mancare. L’estinzione si verifica mediante una dichiarazione dell’autorità governativa su istanza di qualunque interessato o di ufficio (art. 27 c.c.).

Dopo l’estinzione si entra nella fase della liquidazione, diretta a provvedere alla sorte dei beni che facevano parte del suo patrimonio e definire i rapporti giuridici pendenti, diretta soprattutto a tutelare i creditori della persona giuridica. I beni residuati sono devoluti secondo le disposizioni dell’atto costitutivo o dello statuto, in mancanza nelle associazioni si procede secondo quanto dispone l’autorità governativa. Non possono essere compiuti in questa fase atti diversi da quelli necessari per le finalità dell’associazione.

Personalità giuridica e soggettività

Si è ampiamente discusso in passato se il concetto di personalità giuridica coincidesse con quello di soggettività giuridica. La dottrina e la giurisprudenza unanimi, oggi, ritengono che la qualifica di soggetto di diritto sia molto più estesa di quella di persona giuridica, in quanto in essa vi rientrano, oltre alle persone fisiche e gli enti riconosciuti (c.d. persone giuridiche appunto) anche gli enti non riconosciuti: associazioni non riconosciute, comitati, sindacati, partiti politici che, lungi dall’essere destinatari di un provvedimento di riconoscimento statale e dall’assumere la personalità giuridica, sono considerati, senza dubbio, soggetti di diritto e, quindi, titolari di situazioni giuridiche attive e passive. Tale interpretazione risulta ampiamente confermata da una lettura costituzionalmente orientata delle disposizioni normative vigenti. Fondamentale è, al riguardo, il disposto dell’art. 2 Cost., che nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, conferma la fondamentale importanza che lo Stato italiano post fascista attribuisce alle formazioni intermedie, viste adesso come fattore propulsivo della società e canale privilegiato d’espressione delle sue istanze. Uno Stato democratico come il nostro basato sui valori del pluralismo e della solidarietà, non può non riconoscere come soggetti di diritto enti che, anche se privi di riconoscimento statale, rappresentano il loco in cui la personalità umana si esprime e si arricchisce. Nel corso dell’evoluzione storica si è, infatti, assistito ad una proliferazione delle libere associazioni di individui e ad una crescita del fenomeno dell’associazionismo in campo sociale, politico, sindacale, ambientale, artistico, della tutela dei diritti umani. Di conseguenza, a livello legislativo l’esigenza di regolamentazione della materia si è espressa, dapprima, con le norme costituzionali di cui all’art. 2, 18, 39 e 49 Cost. che riconoscono primaria importanza alle aggregazioni sociali in cui l’individuo svolge la sua personalità, nonché alle associazioni, ai sindacati e ai partiti politici; d’altro canto, nel corso degli anni 80 si assiste ad una serie di interventi legislativi di favore, cui è sottesa una tendenza promozionale e, più avanti, a vere e proprie regolamentazioni di settore, come la legge n. 283/2000 specificamente dedicata alla disciplina delle associazioni di promozione sociale.

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Alla luce di queste premesse, l’attribuzione di una personalità giuridica non può essere strumentale al riconoscimento di diritti fondamentali e di obblighi giuridici, bensì all’individuazione delle discipline applicabili agli enti dotati di riconoscimento ed a quelli che, invece, ne sono privi. Sia gli uni che gli altri sono destinatari di regimi giuridici distinti.