Nuova convivenza e perdita del diritto all’assegno di mantenimento

Se il coniuge che riceve l’assegno di mantenimento inizia una convivenza ed una relazione di fatto perde il diritto a ricevere l’assegno divorzile di mantenimento

Premessa: cos’è l’assegno di mantenimento e quale funzione svolge?

La sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può disporre a carico di un coniuge l’obbligo di versare a favore dell’altro un assegno mensile di mantenimento.

Secondo l’art. 5, comma 6 legge n. 898/81 (c.d. Legge sul divorzio) l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento a favore del coniuge viene fissato quando questi non ha mezzi adeguati di sostentamento o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Il tribunale determina la somma da versare a titolo di mantenimento tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi.

L’assegno di mantenimento svolge così una funzione integrativa dei redditi del coniuge più debole e di sostentamento in caso di mancanza di mezzi adeguati.

L’assegno di mantenimento non deve essere più versato se il coniuge passa a nuove nozze

Il diritto all’assegno divorzile è soggetto a vicende estintive. Al riguardo, l’art. 5, comma 10 della legge n. 898/1981 stabilisce che l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge al quale deve essere corrisposto passa a nuove nozze. Pertanto se, dopo il divorzio, il coniuge che riceve il mantenimento si sposa perde il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento dall’ex. Quest’ultimo, dunque, non sarà più tenuto a versare il mantenimento (fermo restando il suo obbligo di provvedere al mantenimento dei figli, se vi sono). L’estinzione del diritto all’assegno opera automaticamente ed un eventuale successivo provvedimento giudiziale avrà solo carattere di accertamento. Questa disposizione, però, presuppone la contrazione di un nuovo matrimonio, e non disciplina il caso in cui il coniuge instauri una nuova convivenza di fatto.

Anche l’instaurazione di una convivenza di fatto determina la perdita dell’assegno di mantenimento

Nonostante la norma richiamata non si riferisca al caso in cui il coniuge non contragga nuovo matrimonio ma solamente una convivenza di fatto, la giurisprudenza più recente ha ritenuto di applicare la norma anche al caso di nuova convivenza: in quest’ultimo caso, dunque, l’instaurazione di una convivenza di fatto determina la perdita del diritto all’assegno di mantenimento ed il coniuge che vi era obbligato sarà esonerato dal versarlo.

Cosa si intende per convivenza di fatto?

Secondo la Corte di Cassazione per convivenza di fatto si intende “non soltanto il convivere come coniugi, ma individua una vera e propria famiglia, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione della prole. In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 della Costituzione” (Cass. civ., 11 agosto 2011, n. 17195).

La convivenza incide sull’assegno di mantenimento quando è stabile e continua

Orbene, secondo la giurisprudenza consolidata la convivenza del coniuge con un’altra persona incide sul versamento dell’assegno di mantenimento quando assume i connotati della stabilità e continuità ed i conviventi elaborino un progetto di vita in comune, analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio. In presenza di tali presupposti la mera convivenza si trasforma in una vera e propria famiglia di fatto, giuridicamente rilevante e meritevole di tutela. Di conseguenza, fa venir meno l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento.

Ciò in quanto, secondo la Cassazione, “il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner non può che venir meno di fronte all’esistenza di una famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso” (Cass. civ., 11 agosto 2011, n. 17195).

La fine della convivenza di fatto non fa risorgere il diritto all’assegno di mantenimento

E’ bene chiarire, inoltre, che la cessazione della nuova convivenza di fatto non determina il risorgere del diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento dall’ex coniuge. E’ vero, infatti, che l’instaurazione di una convivenza stabile e duratura porta con sè il rischio che la stessa possa terminare, senza che possa riespandersi l’obbligazione di mantenimento in capo all’ex coniuge.