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Coordinatore genitoriale: chi è, cosa fa e quando serve

Una guida su una figura sempre più presente nelle separazioni conflittuali: ruolo, requisiti per diventarlo, costi del corso di formazione e base normativa nel processo civile italiano.

coordinatore genitoriale
  • Il coordinatore genitoriale è un professionista che aiuta i genitori separati o divorziati ad alta conflittualità ad applicare gli accordi già presi nell’interesse dei figli.
  • Non è ancora una professione regolamentata da un albo, ma trova un aggancio normativo nell’articolo 473-bis.26 del Codice di procedura civile, introdotto dalla Riforma Cartabia.
  • Per diventarlo serve una laurea in ambito giuridico, psicologico o sociale e un corso specialistico, con costi che vanno indicativamente da circa 590 a 1.500 euro secondo la durata e l’ente erogatore.

Quando la separazione tra due genitori si trasforma in un conflitto continuo, a farne le spese sono quasi sempre i figli, contesi tra scuola, orari, vacanze e decisioni quotidiane su cui mamma e papà non trovano mai un’intesa. In questi casi il giudice o gli stessi genitori possono chiedere l’intervento di un coordinatore genitoriale, una figura nata negli Stati Uniti e arrivata da qualche anno anche nei tribunali italiani. Vediamo chi è, come si diventa coordinatore genitoriale, quanto costa la formazione e in quali situazioni ha senso rivolgersi a questo professionista.

Cos’è la coordinazione genitoriale

La coordinazione genitoriale è un metodo di risoluzione alternativa delle controversie familiari (le cosiddette ADR, alternative dispute resolution), pensato per le coppie in cui il conflitto è così alto e persistente da mettere a rischio il benessere dei figli. Non è terapia e non è mediazione familiare in senso stretto: è un intervento pratico, che si concentra sulla gestione quotidiana dei minori.

Secondo la definizione elaborata dall’Association of Family and Conciliation Courts (AFCC), punto di riferimento internazionale per questo metodo, la coordinazione genitoriale aiuta i genitori altamente conflittuali ad attuare il proprio piano genitoriale, li informa sui bisogni dei figli e, con il consenso delle parti o su indicazione del giudice, può arrivare anche a prendere alcune decisioni operative. Il modello nasce negli Stati Uniti negli anni Novanta e da lì si diffonde progressivamente in Europa.

In Italia il ricorso a questa figura comincia in modo informale, per iniziativa di singoli tribunali, prima ancora che esistesse una base normativa specifica. Tra i primi provvedimenti di merito che nominano un coordinatore genitoriale si contano quelli del Tribunale di Milano (29 luglio 2016), del Tribunale di Mantova (5 maggio 2017), del Tribunale di Siena (7 febbraio 2018), del Tribunale di Varese (26 giugno 2018) e del Tribunale di Pordenone (30 maggio 2019).

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Chi è il coordinatore genitoriale e cosa fa

Il coordinatore genitoriale è un terzo imparziale, con formazione specifica in ambito giuridico e psicologico, che interviene dopo che il giudice ha già stabilito affidamento, collocamento e tempi di frequentazione dei figli. Il suo compito non è decidere chi ha ragione nella separazione, ma aiutare i genitori a mettere in pratica quello che è già stato deciso.

Concretamente, il coordinatore genitoriale:

  • raccoglie ed esamina la documentazione sulla situazione familiare prima di avviare il percorso, valutando se i genitori sono nelle condizioni di parteciparvi;
  • incontra periodicamente i genitori, insieme o separatamente, per monitorare l’applicazione degli accordi;
  • fornisce raccomandazioni pratiche su questioni come la scuola, lo sport, la salute, gli orari di consegna dei figli o le attività extrascolastiche;
  • può, nei limiti del mandato ricevuto e con il consenso delle parti, assumere direttamente alcune decisioni operative nell’interesse dei figli;
  • segnala tempestivamente al giudice eventuali situazioni di rischio per il minore che richiedano un intervento giudiziale urgente.

Questa figura può ascoltare anche i figli minori, ma solo quando lo ritiene necessario per comprenderne i bisogni e sempre con l’autorizzazione dei genitori. Non svolge però un ruolo terapeutico: se emergono difficoltà psicologiche più profonde, indirizza la famiglia verso altri professionisti.

Qual è la differenza tra un mediatore familiare e un coordinatore genitoriale?

Il coordinatore genitoriale viene spesso confuso con il mediatore familiare, ma i due ruoli sono diversi. Nella mediazione familiare un professionista neutrale accompagna la coppia a trovare da sola un accordo, senza indicare soluzioni. Il coordinatore genitoriale ha, invece, un ruolo più direttivo: propone soluzioni operative, verifica che vengano rispettate e, in alcuni casi, riferisce al giudice sull’andamento della collaborazione tra le parti. Si rivolge, inoltre, a situazioni di conflitto già elevato, mentre la mediazione familiare interviene tipicamente in una fase precedente o meno acuta della crisi.

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Cosa dice l’articolo 473-bis.26 del Codice di procedura civile

In Italia, la coordinazione genitoriale non è ancora disciplinata da una legge che la definisca in modo esplicito. Un primo aggancio normativo arriva però con la Riforma Cartabia del processo civile, che introduce l’articolo 473-bis.26 del Codice di procedura civile (Nomina di un esperto su richiesta delle parti), in vigore dal 28 febbraio 2023.

La norma prevede che il giudice, su istanza congiunta delle parti, possa nominare uno o più ausiliari – scelti tra gli iscritti all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio o anche al di fuori di esso, se i genitori sono d’accordo – per intervenire sul nucleo familiare con l’obiettivo di superare i conflitti tra le parti, fornire ausilio ai figli minori e agevolare la ripresa o il miglioramento delle relazioni tra genitori e figli.

Nei fatti:

  • la nomina è facoltativa per il giudice e richiede sempre l’accordo di entrambi i genitori, non può essere imposta d’ufficio;
  • il giudice fissa gli obiettivi dell’incarico e i termini entro cui l’esperto deposita le relazioni sull’attività svolta;
  • se sorgono contestazioni sui poteri o sui limiti dell’incarico, l’ausiliario o le parti possono rivolgersi al giudice, che decide sentite le parti;
  • la norma non nomina espressamente il “coordinatore genitoriale”, ma la prassi e la dottrina riconducono a questo articolo la figura già diffusa nei tribunali.

Al momento, non c’è un orientamento consolidato della Cassazione sull’applicazione dell’articolo 473-bis.26 c.p.c., e la giurisprudenza di merito applica la norma in modo ancora non uniforme. Resta inoltre aperto il tema del compenso del coordinatore: la relazione illustrativa alla riforma indicava che i costi restano a carico delle parti, salva la possibilità di ricorrere al patrocinio a spese dello Stato, ma questo aspetto non è confluito espressamente nel testo della norma.

Quando serve il coordinatore genitoriale

Il ricorso al coordinatore genitoriale ha senso in presenza di un conflitto che si può definire persistente – cioè che dura nel tempo e blocca l’evoluzione della famiglia dopo la separazione – e pervasivo, quando la coppia non trova accordi nemmeno sulle questioni gestionali più semplici.

Le situazioni più frequenti in cui viene coinvolto un coordinatore genitoriale riguardano:

  • affidamenti condivisi in cui la comunicazione tra i genitori è di fatto compromessa;
  • scelte ricorrenti come l’iscrizione a scuola o a un’attività sportiva, la frequenza al catechismo o a lezioni di recupero;
  • la gestione degli orari e delle modalità con cui i figli vengono affidati all’uno o all’altro genitore;
  • questioni quotidiane come l’abbigliamento, la dieta o la routine dei figli tra le due case;
  • famiglie già seguite dai servizi sociali, in cui serve comunque un supporto più operativo sull’attuazione degli accordi.

Non si tratta quindi di uno strumento per le separazioni “semplici”: entra in gioco quando il conflitto ha già superato la soglia della mediazione familiare, ma i genitori conservano una capacità genitoriale sufficiente a partecipare a un percorso di collaborazione guidata. L’incarico ha in genere una durata di alcuni mesi, rinnovabile secondo le esigenze del caso, e può concludersi prima o proseguire oltre la durata del giudizio, sotto la vigilanza del giudice tutelare.

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a cosa serve il coordinatore genitoriale

Come diventare coordinatore genitoriale: requisiti

Non essendo una professione regolamentata da un ordine, il coordinatore genitoriale rientra tra le professioni non organizzate disciplinate dalla Legge 4/2013. Questo significa che l’accesso non passa da un esame di Stato, ma da un percorso formativo riconosciuto da associazioni di categoria che tengono un proprio registro professionale.

Secondo gli standard indicati dalle principali associazioni italiane del settore, per essere considerato un professionista qualificato il coordinatore genitoriale deve:

  • essere iscritto a uno degli albi professionali di avvocato, assistente sociale, psicologo, psicoterapeuta, neuropsichiatra infantile o psichiatra, oppure essere mediatore familiare con laurea in materie umanistiche o giuridiche, o ancora avere una laurea magistrale in pedagogia, scienze dell’educazione o scienze della formazione;
  • avere frequentato un corso specifico sulla coordinazione genitoriale, della durata minima indicativa di 50 ore;
  • documentare, tramite curriculum o percorso formativo aggiuntivo, competenze pratiche come il case management, la conoscenza del funzionamento dei servizi sociali e giudiziari e la capacità di mappare le risorse del territorio.

Dopo il corso, molti enti consentono l’iscrizione – spesso gratuita – a un registro nazionale dei coordinatori genitoriali tenuto dall’associazione professionale di riferimento, utile per farsi individuare da avvocati, giudici e CTU.

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Corso di coordinatore genitoriale: quanto costa?

I corsi disponibili in Italia variano molto per durata, livello di approfondimento ed ente erogatore, e di conseguenza anche i costi coprono una fascia piuttosto ampia.

Per esempio, ci sono:

  • corsi online da 50 ore, riconosciuti da associazioni ex Legge 4/2013, con costi indicativi intorno ai 590 euro;
  • percorsi più estesi, tra le 76 e le 86 ore, con crediti formativi per avvocati e assistenti sociali, a prezzi che variano in base all’ente;
  • master di secondo livello universitari, con carico orario molto più ampio (fino a 1.500 ore e 60 CFU), il cui costo può salire fino a circa 1.500 euro.

I corsi più seri prevedono in genere un esame finale, il riconoscimento di crediti formativi per le professioni ordinistiche coinvolte (avvocati, assistenti sociali, psicologi) e l’accesso a un registro professionale di settore. Prima di iscriversi conviene verificare che l’ente sia effettivamente accreditato ai sensi della Legge 4/2013 e che il programma comprenda sia la parte giuridica, aggiornata alla Riforma Cartabia, sia quella psicologico-relazionale.

Se ti trovi in una situazione di conflitto familiare che coinvolge i tuoi figli e non riesci a trovare un’intesa con l’altro genitore nemmeno sulle questioni quotidiane, il consiglio è di parlarne con un avvocato esperto in diritto di famiglia, che può valutare se la tua situazione rientra tra quelle in cui la nomina di un coordinatore genitoriale, anche ai sensi dell’articolo 473-bis.26 c.p.c., può davvero essere utile nell’interesse dei tuoi figli.

Coordinatore genitoriale – Domande frequenti

Il coordinatore genitoriale può essere imposto da un solo genitore?

No. La nomina, quando avviene ai sensi dell’articolo 473-bis.26 c.p.c., richiede sempre l’istanza congiunta di entrambi i genitori.

Il coordinatore genitoriale sostituisce l’avvocato?

No, ha una funzione diversa: aiuta ad applicare gli accordi già presi, mentre l’avvocato tutela i tuoi diritti nel procedimento giudiziario.

Chi paga il coordinatore genitoriale?

In genere il costo è a carico dei genitori, secondo modalità concordate o stabilite dal giudice; resta salva la possibilità di richiedere il patrocinio a spese dello Stato.

Quanto dura l’incarico del coordinatore genitoriale?

Varia in base alla complessità del caso: può andare da pochi mesi a periodi più lunghi, con eventuali rinnovi decisi con il giudice o le parti.

Chi può diventare coordinatore genitoriale?

Avvocati, psicologi, assistenti sociali, psicoterapeuti, mediatori familiari e altri laureati in ambito socio-pedagogico, dopo un corso specialistico dedicato.

Esiste un albo ufficiale dei coordinatori genitoriali?

No, non esiste un albo statale: esistono registri tenuti da associazioni professionali riconosciute ai sensi della Legge 4/2013.

Riferimenti normativi

  • Codice di procedura civile, articolo 473-bis.26 – Nomina di un esperto su richiesta delle parti;
  • Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 (Riforma Cartabia del processo civile);
  • Legge 26 novembre 2021, n. 206 (legge delega per l’efficienza del processo civile);
  • Legge 14 gennaio 2013, n. 4 – Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi;
  • Codice civile, articolo 337-ter – Provvedimenti riguardo ai figli.
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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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