Cosa prevede la legge delega sul nucleare?
La legge delega sul nucleare assegna al Governo la disciplina di impianti, sicurezza e rifiuti radioattivi. Ecco tempi, contenuti e i nodi ancora aperti sul piano costituzionale.
- La legge delega sul nucleare, approvata in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026, affida al Governo il compito di scrivere le regole sul ritorno dell’energia nucleare in Italia.
- L’esecutivo ha 12 mesi di tempo per adottare uno o più decreti legislativi su impianti, sicurezza, rifiuti radioattivi e fusione nucleare.
- La delega non autorizza da sola nuove centrali: i fondi iniziali coprono solo la fase preparatoria, mentre le regole operative arriveranno con i decreti attuativi.
La legge delega sul nucleare chiude un digiuno normativo che dura da quasi quarant’anni. Il 23 settembre 2026 il Senato ha dato il via libera definitivo al testo, già approvato dalla Camera lo scorso giugno, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Per chi lavora nell’energia, nell’edilizia industriale o nella consulenza ambientale, il provvedimento apre una fase nuova: non impone ancora nulla, ma disegna la cornice dentro cui il Governo dovrà muoversi. Chi opera nel settore ha ora convenienza a seguire da vicino i prossimi decreti attuativi, per non farsi cogliere impreparato. Vediamo, intanto, cosa prevede la nuova legge delega.
Cosa propone la nuova legge-delega sul nucleare?
La Camera dei deputati ha approvato il testo della legge delega sul nucleare il 4 giugno 2026, con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il Senato lo ha approvato senza modifiche il 23 settembre 2026, rendendo definitivo il provvedimento (Atto Senato n. 1924).
L’articolo 1 assegna al Governo 12 mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare uno o più decreti legislativi sull’intero ciclo dell’energia nucleare sostenibile. Dopo ciascun decreto, l’esecutivo potrà adottare disposizioni integrative e correttive entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.
I decreti dovranno disciplinare produzione e uso dell’energia nucleare, fabbricazione e riprocessamento del combustibile, disattivazione degli impianti esistenti, gestione dei rifiuti radioattivi e ricerca sulla fusione. Vediamo meglio gli altri punti della normativa.
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Legge delega sul nucleare approvata: cosa succede ora
Gli articoli 2 e 3 della delega individuano le materie che i decreti legislativi dovranno regolare in dettaglio:
- il programma nazionale per lo sviluppo del nucleare sostenibile e della fusione, con criteri di approvazione e monitoraggio;
- le tipologie di impianti ammesse, comprese le tecnologie modulari e avanzate;
- i criteri di localizzazione e le procedure di consultazione dei territori interessati;
- i procedimenti abilitativi integrati, di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nel rispetto delle procedure di valutazione ambientale;
- le forme di sostegno pubblico alla realizzazione degli impianti e alla produzione di energia.
La legge consente anche l’individuazione preventiva di aree idonee ad accogliere gli impianti, con obbligo di consultazione dei Comuni coinvolti e possibilità di compensazioni ambientali, territoriali o economiche a carico dei soggetti proponenti.
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Il principio di neutralità tecnologica
Sul tipo di reattore da utilizzare il Governo ha adottato un principio di neutralità tecnologica: saranno i decreti attuativi a stabilire quali soluzioni potranno essere impiegate, sulla base di valutazioni di sicurezza e sostenibilità. Le opzioni oggi sul tavolo comprendono gli SMR (Small Modular Reactors, fino a 300 MW), gli AMR di quarta generazione con refrigeranti alternativi all’acqua, i microreattori trasportabili sotto i 20 MW.
Sicurezza, controlli e garanzie finanziarie
La delega prevede il riordino della disciplina su vigilanza e controlli, con la possibilità di valutare l’istituzione di una nuova autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare. Il Senato ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo, in caso di nuova autorità, a valorizzare le competenze già maturate presso l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare (ISIN).
Il testo impone inoltre agli operatori garanzie finanziarie per l’intero ciclo di vita degli impianti, comprensive dei costi di disattivazione e di gestione dei rifiuti fino allo smantellamento finale.
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Rifiuti radioattivi e deposito nazionale
I decreti dovranno disciplinare stoccaggio temporaneo, smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e gestione del combustibile esaurito. La delega ammette anche autocandidature dei territori per ospitare impianti di stoccaggio o smaltimento.
Il ministro Pichetto Fratin ha chiarito che si debba distinguere tra le scorie ad alta intensità, in quantità molto ridotta, e i rifiuti a bassa e media intensità – come acciaio, ferro e materiali edili delle vecchie centrali, oltre ai rifiuti radioattivi di origine ospedaliera. Secondo il Deposito Nazionale, le Autorità hanno già individuato alcune decine di siti potenzialmente idonei, concentrati soprattutto in Lazio, Piemonte, Sardegna e Basilicata.
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Le risorse stanziate
L’articolo 5 destina 20 milioni di euro l’anno per il 2027, il 2028 e il 2029 agli investimenti previsti dalla delega, attingendo a risorse già assegnate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Per le campagne di informazione ai cittadini sono autorizzati 1,5 milioni nel 2026 e 6 milioni nel 2027.
Queste cifre finanziano la fase preparatoria – ricerca, sperimentazione, sviluppo delle competenze – e non rappresentano il finanziamento complessivo per la costruzione di future centrali, la cui messa in funzione il ministro Pichetto Fratin stima non prima del 2033-2034.
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Riferimenti normativi
- Atto Senato n. 1924, delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, approvato in via definitiva il 23 settembre 2026;
- articolo 1 della legge delega, termini di 12 e 24 mesi per i decreti legislativi;
- articoli 2 e 3 della legge delega, materie affidate ai decreti attuativi;
- articolo 5 della legge delega, risorse stanziate per il periodo 2026-2029;
- referendum abrogativo dell’8 e 9 novembre 1987;
- referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011;
- Corte costituzionale, sentenza n. 199 del 2012.
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