Una banca può chiudere un conto corrente? Il caso Autistici/Inventati
La vicenda che ha recentemente colpito il collettivo italiano Autistici/Inventati ci offre lo spunto per rispondere a un interrogativo, ovvero se sia lecito che una banca chiuda, dal nulla, un conto corrente.
Una notizia che, probabilmente, non ha fatto abbastanza rumore (sono sicura che non ne abbiano parlato in TV, anche se non la accendo da anni) è quella che ha riguardato il collettivo italiano Autistici/Inventati (A/I). L’uso arbitrario di uno strumento legittimo ad opera del Dipartimento del Tesoro USA ha, infatti, generato la chiusura definitiva di un pezzo di storia digitale del nostro Paese. Vorrei ripercorrere più approfonditamente la vicenda, ricollegandomi a una domanda che potrebbe interessare chiunque abbia un conto corrente: la banca può chiuderlo all’improvviso e per quale motivo?
Cos’era il collettivo Autistici/Inventati
Autistici/Inventati è stato un collettivo di hacker attivisti, nato nel 2001 per portare avanti servizi tecnologici diversi da quelli mainstream. Lo ha fatto tramite la gestione di blog, siti e caselle di posta elettronica alternativi a quelli delle big tech (tipo gmail di Google), ma anche servizi e infrastrutture digitali senza scopo di lucro.
Il 18 settembre 2026 i server del collettivo sono stati spenti per sempre. La ragione? Una mossa dell’amministrazione Trump che ha condotto prima al blocco dell’account PayPal con cui A/I raccoglieva donazioni, e successivamente al congelamento del suo conto presso Banca Etica.
Le domande che si materializzano subito in testa sono ovvie: tutto questo è legale? Può il battito di ali di una farfalla trumpiana incidere sull’autonomia digitale e finanziaria europea, fino a farla evaporare?
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Cosa sono le liste OFAC
Il 26 agosto 2026 un comunicato del Dipartimento di Stato statunitense ha definito A/I un gruppo estremista che costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale di Antifa e altri militanti dell’estrema sinistra a livello mondiale.
In pratica, dall’oggi al domani, un gruppo di persone che per 25 anni ha offerto alla collettività servizi di hosting gratuiti, si è ritrovato nelle liste OFAC (nello specifico nella Specially designated nationals and blocked persons list), ovvero quelle in cui vengono elencati tutti gli individui e le associazioni etichettati come minacce di terrorismo, traffico di droga, violazione dei diritti umani, crimini internazionali.
Tutto questo è accaduto senza accuse, né prove. Non ci sono stati interventi promossi da un tribunale, né italiano, né europeo o chicchessia (e questo è un déjà-vu: la parola Maduro ti dice niente?). Così, il dominio autistici.org è diventato, subito, irraggiungibile, e 16.000 caselle di posta, 20.000 blog, 5.500 mailing list e 1.500 siti hanno perso il pavimento e il tetto digitali che li stavano ospitando da sempre.
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Quali sono state le conseguenze finanziarie?
Il caso Autistici/Inventati ci mette davanti a qualcosa che conosciamo già: lo avevamo già visto, infatti, con Francesca Albanese. Essere presenti nelle liste OFAC porta all’esclusione immediata dai circuiti finanziari.
Una scelta – politica – americana influenza di colpo l’intero sistema bancario mondiale. E, sebbene le banche europee non abbiano il dovere di rispettare determinate prese di posizione, se non lo fanno rischiano pesanti ripercussioni. Gli Stati Uniti possono infatti vietare l’uso del dollaro, escluderle dai pagamenti internazionali e imporre importanti sanzioni.
Un gioco di potere ad armi impari che, ancora una volta, ha coinvolto l’istituto di credito Banca Etica, della quale A/I era correntista dal 2018. Un conto perfettamente regolare, il suo, adoperato con assoluta trasparenza, sospeso per il timore di possibili sanzioni statunitensi – motivo che ha indotto il collettivo (preoccupato per la tutela della comunità che utilizzava i suoi servizi) a chiudere i battenti.
La rescissione unilaterale del contratto da parte di Banca Etica ha reso i fondi presenti sul conto di A/I – decine di migliaia di euro derivanti da donazioni – inutilizzabili. Tutto questo è avvenuto nonostante una recente sentenza della Corte di giustizia UE abbia decretato che non è sufficiente comparire su una lista OFAC per veder scomparire il diritto di avere un conto.
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Le banche possono chiudere forzatamente un conto corrente?
Passando alla domanda iniziale di questo articolo, le banche possono procedere con la chiusura forzata di un conto corrente, ma si tratta di una possibilità che non si verifica così frequentemente.
Il recesso unilaterale del contratto è una clausola di salvaguardia alla quale non è possibile opporsi, e alla base della chiusura del conto ci devono essere dei gravi e documentati motivi, come un’indagine da parte della Guardia di Finanza o, per esempio, la presenza di assegni scoperti o di un conto costantemente in rosso.
Tornando, invece, ad A/I, nonostante Banca Etica chieda da tempo la condanna dell’utilizzo improprio e strumentale delle liste OFAC e un impegno da parte dell’Unione Europea a dotarsi di liste proprie e autonome, ci troviamo effettivamente di fronte all’ennesimo caso di abuso di potere.
Il 25 settembre, comunque, sono previste alcune mobilitazioni in diverse città italiane, appoggiate indubbiamente da tutte quelle persone che hanno raccolto l’eredità presente nelle ultime parole di Autistici/Inventati:
«Ora mollate il PC, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani».
Fonti:
- Banca Etica e Autistici/Inventati: la condanna all’uso improprio delle liste Ofac
- A/I nelle liste nere USA
- A/I chiude
- Obbligo di contrarre e recesso della banca nei rapporti di conto corrente
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