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Riforma del Codice della Strada: addio al raddoppio della multa se il ricorso viene respinto

La riforma del Codice della Strada cambia le regole su multe e ricorso al Prefetto: la sanzione non raddoppia più in caso di rigetto, ma aumenta di un terzo.

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Redazione deQuo
18 Settembre 2026
codice della strada cosa cambia per le multe
  • La riforma del Codice della Strada sostituisce il raddoppio della sanzione, oggi previsto in caso di rigetto del ricorso al Prefetto, con un aumento di un terzo dell’importo originario per ogni violazione.
  • La bozza riduce a 30 giorni il termine di notifica delle multe accertate da autovelox, telecamere e sistemi elettronici, rispetto ai 90 giorni ordinari.
  • Il testo, ancora in fase di consultazione, cambia anche la procedura del ricorso al Prefetto, i canali di invio e le scadenze del procedimento.

La riforma del Codice della Strada punta a cambiare uno dei meccanismi più temuti da chi riceve un verbale: il raddoppio della sanzione in caso di rigetto del ricorso al Prefetto. Chi guida ogni giorno lo sa bene: ricevi una multa, sei convinto ci sia un errore nell’accertamento, ma rinunci a contestarla perché temi di pagare il doppio se il ricorso non va a buon fine. Con la bozza del nuovo Codice, elaborata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, questo scenario potrebbe cambiare. La riforma tocca anche i tempi di notifica delle multe e le modalità di presentazione del ricorso. Vediamo in che modo.

Cosa prevede oggi la legge sul ricorso al Prefetto

L’articolo 203 del Codice della Strada (d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285) consente a chi riceve una multa di presentare ricorso al Prefetto entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notifica del verbale.

Se il Prefetto ritiene fondato l’accertamento, l’articolo 204 c.d.s. gli impone di emettere un’ordinanza-ingiunzione per una somma non inferiore al doppio del minimo edittale previsto per la singola violazione, oltre alle spese. In pratica, chi perde il ricorso oggi rischia di pagare il doppio rispetto all’importo minimo della sanzione.

Questo meccanismo è già stato oggetto di dubbi di legittimità costituzionale. La Corte costituzionale, con l’ordinanza n. 268 del 1996 e con l’ordinanza n. 55 del 2005, ha escluso il contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, ritenendo che il raddoppio non leda il diritto di difesa del cittadino.

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Quali sono le proposte della riforma del CdS?

Secondo la bozza in discussione, il meccanismo del raddoppio lascerebbe spazio a un aumento pari a un terzo dell’importo originario per ciascuna violazione.

Un esempio aiuta a capire la differenza:

  • multa iniziale: oggi è pari a 150 euro;
  • importo in caso di rigetto con il nuovo meccanismo: 200 euro;
  • importo con l’attuale raddoppio: 300 euro.

Questo non significa che presentare ricorso convenga sempre: prima di farlo, resta necessario valutare la fondatezza delle proprie ragioni e il rispetto dei termini previsti dalla legge – e possibilmente consultare un avvocato.

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raddoppio multa stop

Come cambierebbero i tempi di notifica?

Un’altra modifica riguarda i tempi entro cui il verbale deve arrivare a casa. Oggi, quando la contestazione non avviene immediatamente, la notifica deve avvenire entro 90 giorni dall’accertamento.

La bozza prevede di ridurre questo termine a 30 giorni per le violazioni accertate a distanza, tra cui:

  • autovelox;
  • telecamere installate nelle zone a traffico limitato;
  • dispositivi di rilevazione ai semafori;
  • sistemi di controllo delle corsie riservate o di emergenza.

L’obiettivo dichiarato è duplice: permettere all’amministrazione di intervenire più rapidamente sulle condotte irregolari e far sì che l’automobilista venga a conoscenza della violazione prima che i verbali si accumulino.

Quali sono le novità ipotizzate sul ricorso?

La bozza modifica pure il canale attraverso cui inviare il ricorso. Il cittadino conserverebbe la possibilità di scegliere tra il ricorso al Prefetto e quello al giudice di pace, ma la procedura prefettizia diventerebbe più articolata: il ricorso non andrebbe più spedito direttamente in Prefettura, ma trasmesso al comando o all’organo di polizia da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione.

I mezzi indicati per la trasmissione sarebbero:

  • la raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • la posta elettronica certificata, quando ammessa;
  • servizi elettronici di recapito certificato qualificato, previsti dal Codice dell’amministrazione digitale.

Un errore nei termini o nelle modalità di invio può compromettere l’ammissibilità del ricorso: la scelta del canale giusto, quindi, non è un dettaglio secondario.

La bozza fissa anche tempistiche precise per ogni fase della procedura:

  • 60 giorni per la trasmissione del fascicolo da parte dell’organo di polizia;
  • 120 giorni per la decisione della Prefettura;
  • 150 giorni per la notifica dell’eventuale ordinanza-ingiunzione.

Questi termini dovranno essere verificati nel testo definitivo, in particolare per quanto riguarda il calcolo delle decorrenze e le conseguenze di eventuali ritardi dell’amministrazione.

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addio raddoppio multa

L’annullamento in autotutela dei verbali viziati

La riforma punta anche a uniformare le procedure per eliminare i verbali viziati da errori evidenti. La nuova disciplina dell’archiviazione permetterebbe all’amministrazione di intervenire sia autonomamente, sia su richiesta del cittadino, nei casi previsti dalla normativa, tra cui:

  • errori evidenti nella notifica;
  • individuazione errata del destinatario;
  • applicazione non corretta della norma;
  • altri vizi riconoscibili dell’accertamento.

La richiesta di autotutela non sostituisce il ricorso ordinario. Chi ritiene di aver ricevuto una multa illegittima deve prestare attenzione alle scadenze, perché presentare un’istanza all’amministrazione non sospende automaticamente i termini per impugnare il verbale.

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Riferimenti normativi

  • decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), articoli 203 e 204;
  • legge 25 novembre 2024, n. 177, articolo 35 (delega al Governo per la revisione del Codice della Strada);
  • legge 24 novembre 1981, n. 689, articoli 22 e 23;
  • Corte costituzionale, ordinanza n. 268 del 1996;
  • Corte costituzionale, ordinanza n. 55 del 2005.
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