Assegno circolare postale: cos’è il vaglia e come funziona
Allo sportello lo si chiama in genere impropriamente assegno circolare postale, ma Poste Italiane ti rilascia un vaglia circolare: vediamo cos'è di preciso, quanto costa, quando lo incassi, se puoi versarlo in banca e quanto dura.
- L’assegno circolare postale, nella pratica, è il vaglia postale circolare, che la legge assimila all’assegno circolare; chi ha un conto BancoPosta può usare anche l’assegno postale vidimato.
- Il vaglia circolare non ha un importo massimo, costa da 0 a 15 euro e il beneficiario lo incassa gratis, in contanti all’ufficio postale o con versamento su un conto anche bancario.
- In banca le somme diventano disponibili entro 4 giorni lavorativi, mentre la validità cambia: due mesi per l’assegno vidimato, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo all’emissione per il vaglia.
L’assegno circolare postale resta uno dei mezzi di pagamento più usati quando servono tracciabilità e certezza dei fondi. Il titolo che Poste Italiane rilascia, però, ha un altro nome: è il vaglia postale circolare, regolato dal D.P.R. 144/2001 e soggetto in larga parte alle norme sull’assegno circolare bancario. Costi, tempi di incasso e scadenze seguono regole precise: vediamo quali sono.
Assegno circolare postale e vaglia circolare sono la stessa cosa?
Nella pratica sì. Quando chiedi un assegno circolare postale, Poste Italiane ti rilascia un vaglia postale circolare. È un titolo con la somma già versata al momento dell’emissione, quindi il pagamento è garantito. Lo puoi richiedere in un qualsiasi ufficio postale, anche senza conto corrente, e sei tu a consegnarlo al beneficiario.
Anche la legge li tratta allo stesso modo: l’art. 6, comma 4, del D.P.R. 14 marzo 2001, n. 144 stabilisce che ai vaglia postali si applicano, in quanto compatibili, le regole dell’assegno circolare. Per chi lo usa, quindi, funziona come un circolare bancario.
La differenza sta nel nome e in poche regole specifiche. L’assegno circolare in senso tecnico lo emettono solo le banche autorizzate dalla Banca d’Italia, come prevedono l’art. 82 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (la legge assegni) e l’art. 49 del Testo unico bancario. Poste non è una banca, per questo il suo titolo si chiama vaglia e ha alcune regole proprie, per esempio sulla prescrizione.
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Tipologie di vaglia postale
Il vaglia, in realtà, può essere:
- ordinario;
- veloce
- circolare.
Il vaglia ordinario costa 12 euro, viene consegnato per postae e non può superare i 2.582,28 euro. Il vaglia veloce non ha un titolo cartaceo da consegnare: il beneficiario incassa in tempo reale con codice e parola chiave, entro 30 giorni.
Il vaglia circolare, invece, lo ritiri tu allo sportello e lo consegni a mano. Non ha limiti di importo ed è lo strumento più vicino all’assegno circolare bancario. L’assegno vidimato, invece, è uno strumento ancora diverso, il quale richiede un conto BancoPosta: ha una validità di soli due mesi e segue le regole dell’assegno bancario.
Approfondisci leggendo Assegno circolare: cos’è e come funzionano emissione e incasso

Il vaglia è trasferibile?
Le regole cambiano in relazione all’importo. In pratica, se questi è pari o superiore a 1.000 euro, il titolo deve riportare il nome del beneficiario e la clausola “non trasferibile”. In questo caso può incassarlo solo la persona indicata, senza girate a terzi.
Sotto i 1.000 euro, si può invece chiedere un vaglia senza la clausola, pagando 1,50 euro di imposta di bollo. In mancanza di una tua richiesta espressa, comunque, Poste emette comunque il vaglia circolare come non trasferibile.
Ha un importo massimo?
Per il vaglia postale circolare la risposta è no, non c’è “nessun limite” di valore per operazione. Il vaglia circolare si distingue proprio per questo dagli altri vaglia di Poste, che hanno invece dei tetti.
Infatti:
- il vaglia ordinario arriva al massimo a 2.582,28 euro;
- il vaglia veloce si ferma a 999,99 euro per operazione.
Per l’assegno vidimato, invece, conta la disponibilità sul conto BancoPosta di chi lo emette, dato che la vidimazione certifica proprio l’acquisizione dei fondi.
L’assegno circolare postale un costo?
Il costo del vaglia circolare dipende da come lo paghi. Le tariffe ufficiali di Poste Italiane sono queste:
- gratis con addebito sul conto BancoPosta, senza limiti di importo;
- 10 euro in contanti, per importi fino a 1.999,99 euro;
- 14 euro in contanti, da 2.000 a 49.999,99 euro;
- 15 euro in contanti, da 50.000 euro in su.
Per chi riceve il titolo, l’incasso in contanti all’ufficio postale è gratuito, in quanto Poste non applica commissioni a proprio favore neanche per il versamento su un conto bancario.
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Si può versare in banca?
Il vaglia circolare, grazie al rinvio alle regole dell’assegno circolare, può essere versato anche presso le banche. Lo stesso vale per l’assegno postale vidimato, che puoi depositare su un conto corrente postale o bancario. Se il titolo è non trasferibile, l’intestatario del conto deve coincidere con il beneficiario indicato sul titolo.
Quali sono i tempi di incasso?
Allo sportello postale l’incasso in contanti è immediato. Ti presenti con il titolo, un documento d’identità valido e il codice fiscale, e ricevi la somma. Se versi il titolo sul tuo conto bancario, entra invece in gioco la disponibilità, cioè il momento in cui puoi davvero usare i soldi. L’art. 120 del Testo unico bancario (D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) fissa per gli assegni circolari e bancari un termine massimo di quattro giorni lavorativi dal versamento.
Per vaglia e assegni postali il termine preciso è scritto nel foglio informativo del tuo conto. Nei documenti di trasparenza di diversi istituti, troviamo lo stesso limite di 4 giorni lavorativi per la disponibilità e 1 giorno lavorativo per la valuta, cioè la data da cui decorrono gli interessi.
La valuta riguarda solo il calcolo degli interessi, mentre la disponibilità indica invece quando puoi prelevare o spendere la somma. Può capitare di vedere l’importo in lista movimenti prima che sia davvero utilizzabile, per questo conviene controllare il saldo disponibile.
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Qual è la validità di un vaglia postale?
Ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.P.R. 144/2001, il credito incorporato nel titolo si prescrive il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione. Un vaglia emesso a marzo 2026, quindi, si prescrive il 31 dicembre 2028. Questo termine riguarda il beneficiario.
Per chi ha chiesto l’emissione e non ha visto incassare il titolo, diverse decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario applicano la prescrizione ordinaria di dieci anni prevista dall’art. 2946 del Codice civile, richiamato anche nel foglio informativo di Poste.
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Si può annullare?
Per il vaglia circolare l’annullamento è gratuito, ma solo entro la giornata di accettazione e con la restituzione del vaglia allo sportello. Dopo, il mittente ha diritto al rimborso se il vaglia non è stato consegnato al beneficiario, come indica Poste nella pagina del servizio.
In caso di smarrimento, furto o distruzione, la prima mossa è la denuncia alle autorità, da presentare poi a Poste per bloccare il pagamento. Per i vaglia trasferibili serve anche la procedura di ammortamento, cioè un provvedimento del giudice che rende inefficace il titolo perso. Per questo motivo il foglio informativo raccomanda di conservare la ricevuta di emissione, che fa fede della somma versata.
Hai un problema con un assegno o un vaglia? Contatta un avvocato esperto in diritto bancario per capire la strada migliore per risolvere il tuo caso.
Assegno circolare postale – Domande frequenti
Il vaglia circolare si prescrive il 31 dicembre del secondo anno successivo all’emissione. L’assegno postale vidimato vale invece al massimo due mesi, con scadenza stampata sul titolo.
Il vaglia circolare non ha limiti di importo. Sopra i 999,99 euro deve però riportare il nome del beneficiario e la clausola “non trasferibile”.
La disponibilità arriva in genere entro 4 giorni lavorativi dal versamento. Il termine esatto è indicato nel foglio informativo del tuo conto.
È gratis con addebito sul conto BancoPosta. In contanti costa 10, 14 o 15 euro, in base all’importo.
Riferimenti normativi
- R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (legge assegni), artt. 43 e 82;
- D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 (Testo unico bancario), artt. 49 e 120;
- D.P.R. 14 marzo 2001, n. 144 (Regolamento sui servizi BancoPosta), artt. 6, 8 e 9, come modificato dal D.P.R. 28 novembre 2002, n. 298;
- D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, art. 49 (limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore);
- Codice civile, artt. 1176, 1277 e 2946;
- Cass. civ., Sez. Un., 18 dicembre 2007, n. 26617;
- Cass. civ., Sez. Un., 21 maggio 2018, n. 12477.
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