Compensazione spese straordinarie figli con altri crediti: è legittima?
La compensazione delle spese straordinarie dei figli con altri crediti verso l'ex non è ammessa quando il debito riguarda il mantenimento della prole. Ecco cosa prevedono il Codice civile e la Cassazione, e come recuperare correttamente ciò che ti spetta.
- La compensazione delle spese straordinarie dei figli con altri crediti verso l’ex (mutuo, spese legali, prestiti) urta contro il divieto che protegge il mantenimento della prole.
- La Cassazione riconosce all’assegno per i figli una natura sostanzialmente alimentare e afferma che le spese straordinarie prevedibili ne condividono la natura.
- Chi trattiene le somme per “pareggiare i conti” rischia il pignoramento e, nei casi più seri, un procedimento penale.
La compensazione delle spese straordinarie dei figli con altri crediti è una scorciatoia a cui molti genitori separati pensano prima o poi. Immagina un padre che da anni paga da solo la rata del mutuo della ex casa coniugale. Un giorno riceve dalla ex moglie la richiesta di rimborso del 50% dell’apparecchio ortodontico del figlio e pensa: “Me lo scalo da quello che lei mi deve”. Sembra una semplice operazione di dare e avere, ma per la legge e per i giudici le somme destinate ai figli seguono regole diverse dagli altri debiti. Vediamo meglio cosa è lecito fare, e cosa no.
Cos’è la compensazione e quando opera
La compensazione è il modo con cui due debiti reciproci si estinguono fino a concorrenza: se io ti devo 1.000 euro e tu me ne devi 600, il mio debito scende a 400. La regola generale si trova nell’art. 1241 del Codice civile, intitolato “estinzione per compensazione”.
Per quanto riguarda la compensazione legale e giudiziale, secondo l’art. 1243 c.c. che la regola, i due debiti devono avere per oggetto somme di denaro (o cose fungibili dello stesso genere) e devono essere liquidi ed esigibili. Liquido significa determinato nell’importo, esigibile vuol vire che il creditore può pretenderlo subito.
Esistono poi crediti che non si possono mai compensare: l’art. 1246 c.c. elenca le eccezioni, tra le quali rientrano i crediti impignorabili e i casi di divieto stabilito dalla legge. Uno di questi divieti riguarda proprio gli alimenti: l’art. 447 c.c. stabilisce che l’obbligato non può opporre la compensazione all’avente diritto, neppure per le prestazioni arretrate. Vediamo meglio cosa significa in pratica.
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Perché l’assegno di mantenimento dei figli non si può compensare?
L’assegno per i figli non è un “credito alimentare” in senso tecnico, ma la giurisprudenza lo tratta come tale. La Cassazione afferma da anni che il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimento a beneficio dei figli esclude la compensazione del suo importo con altri crediti.
Due pronunce mostrano bene come funziona il principio nella pratica:
- con la sentenza n. 23569 del 18 novembre 2016, la Cassazione ha ritenuto inadempiente il genitore che aveva compensato l’assegno dovuto ai figli con il proprio credito per le rate del mutuo;
- con l’ordinanza n. 11689 del 14 maggio 2018, la Corte ha confermato il no alla compensazione tra il credito per spese di lite e i ratei arretrati dell’assegno dovuto all’ex moglie e alle figlie.
Il motivo è semplice da spiegare: quei soldi servono a vitto, casa, scuola e salute di chi non può provvedere da sé. Se il genitore obbligato potesse trattenerli per saldare i conti con l’ex, a pagare il prezzo del conflitto sarebbero i figli.
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Cosa cambia con l’assegno per l’ex coniuge
In merito all’assegno di mantenimento destinato al coniuge separato, invece, le cose sono ben diverse. Con la sentenza n. 9686 del 26 maggio 2020, la terza sezione civile della Cassazione ha ammesso la compensazione tra l’assegno della ex moglie e un credito del marito. La Corte ha ribadito che questo assegno nasce dal dovere di assistenza tra coniugi e non da uno stato di bisogno, quindi non rientra tra i crediti alimentari.
Per le somme dovute ai figli, invece, la stessa sentenza richiama l’orientamento contrario e conferma che il divieto resta. Se l’assegno è unico per coniuge e figli, la parte destinata alla prole non perde la sua protezione.
Le spese straordinarie per i figli si possono compensare con altri crediti?
Le spese straordinarie sono le uscite che non rientrano nell’assegno mensile di mantenimento per i figli: apparecchi ortodontici, gite con pernottamento, corsi, tasse universitarie, visite private. Di regola il giudice le divide tra i genitori in proporzione ai redditi, ai sensi dell’art. 337-ter c.c. (Provvedimenti riguardo ai figli).
La Cassazione divide queste spese in due categorie, con conseguenze diverse anche sul tema della compensazione, cioè tra:
- spese straordinarie prevedibili;
- spese straordinarie imprevedibili.
Verifichiamo cosa cambia nel singolo caso.
Spese straordinarie prevedibili
Con l’ordinanza n. 3835 del 15 febbraio 2021, la prima sezione civile ha affermato che le spese scolastiche e mediche straordinarie poste pro quota a carico dei genitori condividono la natura dell’assegno quando sono sostanzialmente certe nel loro ripetersi. Per queste spese il genitore che le ha anticipate può agire in via esecutiva sulla base del provvedimento di separazione o divorzio, senza bisogno di un nuovo giudizio.
Spese straordinarie imprevedibili
Il secondo gruppo comprende le spese imprevedibili e rilevanti nel loro importo, come un intervento chirurgico privato o un anno di studio all’estero. Per queste la Cassazione (ord. n. 379/2021 e n. 3835/2021) richiede un’autonoma azione di accertamento davanti al giudice prima di poterle recuperare forzosamente. Questo dato incide sulla compensazione: l’art. 1243 c.c. richiede crediti liquidi ed esigibili. Un rimborso contestato, la cui esistenza deve ancora passare al vaglio del giudice, difficilmente presenta questi requisiti.
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Cosa dicono le linee guida degli Osservatori sulla giustizia civile
Sul punto esiste anche un’indicazione esplicita. Le Linee guida sul contributo al mantenimento dei figli, adottate il 20 maggio 2017 dall’Assemblea nazionale degli Osservatori sulla giustizia civile e pubblicate dal Tribunale di Roma, stabiliscono che non sono ammesse compensazioni tra le somme dovute per spese extra e l’assegno mensile, e viceversa.
Le linee guida non sono una legge, ma molti tribunali le recepiscono nei propri protocolli e nei provvedimenti su separazioni e divorzi. Il documento prevede anche tempi precisi per i rimborsi: richiesta documentata entro 30 giorni dalla spesa e pagamento entro 30 giorni dalla richiesta.

Cosa hanno deciso i tribunali di merito
Il principio trova applicazione costante anche nei tribunali. Con la sentenza n. 713/2022, il Tribunale di Parma ha esaminato un caso in cui la madre doveva all’ex marito una somma per il passaggio di proprietà della quota della casa coniugale, mentre il padre non aveva versato per intero l’assegno della figlia. Entrambi avevano “compensato” a modo loro.
Il giudice ha richiamato la Cassazione n. 23569/2016 e ha escluso la compensazione con quanto dovuto per il mantenimento della figlia. Ha anche precisato che non conta chi abbia compensato per primo: entrambi i genitori sono incorsi nello stesso errore di diritto.
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Cosa rischia per chi compensa senza autorizzazione
Trattenere una parte dell’assegno o delle spese straordinarie equivale, per la legge, a un pagamento parziale. Le conseguenze possono essere di due tipi.
Sul piano civile, l’altro genitore può notificare un atto di precetto e procedere con il pignoramento di stipendio o conto corrente, sulla base del provvedimento del giudice o dell’accordo omologato. Se, quindi, presenti un’opposizione fondata sulla compensazione, alla luce della giurisprudenza citata, hai poche possibilità di successo.
Sul piano penale, il mancato versamento delle somme stabilite in sede di separazione o divorzio rientra nell’art. 570-bis del Codice penale, il quale disciplina il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Come recuperare i tuoi crediti in modo corretto?
Avere un credito vero verso l’ex non significa perderlo, ma che devi farlo valere legittimamente, senza toccare ciò che spetta ai figli.
Ti suggeriamo per esempio di:
- versare per intero l’assegno e la tua quota di spese straordinarie, entro le scadenze previste;
- conservare ricevute, bonifici e comunicazioni scritte su ogni spesa e su ogni tuo credito.
Se il tuo credito risulta da un titolo (una sentenza, un decreto ingiuntivo), puoi agire in via esecutiva contro l’ex in modo autonomo, mentre se:
- il credito non ha ancora un titolo, puoi chiedere un decreto ingiuntivo o avviare una causa ordinaria;
- le spese per i figli sono cambiate in modo stabile, puoi chiedere la revisione delle condizioni ai sensi dell’art. 337-quinquies c.c..
Tenere separati i due binari ti protegge sia dal pignoramento, sia da una denuncia, e ti consente di recuperare quanto ti spetta con uno strumento che il giudice riconosce.
Hai un credito verso l’ex e non sai come muoverti? Un avvocato esperto in diritto di famiglia può leggere il tuo titolo, verificare se la spesa richiesta è davvero dovuta e indicarti lo strumento più rapido per recuperare il tuo credito senza esporti a rischi civili o penali.
Compensazione spese straordinarie figli – Domande frequenti
No. La Cassazione (n. 23569/2016 e n. 11689/2018) esclude la compensazione dell’assegno per i figli con altri crediti, per la sua natura sostanzialmente alimentare.
Sì, secondo Cass. n. 9686/2020, perché non ha natura alimentare. Il divieto resta per la parte destinata ai figli.
Di regola no. Le spese prevedibili fanno parte dell’assegno (Cass. n. 3835/2021) e ne seguono il divieto di compensazione. Le spese imprevedibili, invece, richiedono prima un accertamento del giudice.
Riferimenti normativi
- art. 447 Codice civile;
- art. 1241 c.c.;
- art. 1243 c.c.;
- art. 1246 c.c.;
- art. 337-ter c.c.;
- art. 337-quinquies c.c.;
- art. 570-bis Codice penale;
- d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21;
- Cass. civ., sent. n. 23569 del 18 novembre 2016;
- Cass. civ., ord. n. 11689 del 14 maggio 2018;
- Cass. civ., sez. III, sent. n. 9686 del 26 maggio 2020;
- Cass. civ., sez. I, ord. n. 379 del 13 gennaio 2021;
- Cass. civ., sez. I, ord. n. 3835 del 15 febbraio 2021;
- Cass. pen., sez. VI, sent. n. 9553 del 10 marzo 2020;
- Tribunale di Parma, sent. n. 713/2022;
- linee guida sul contributo al mantenimento dei figli, Assemblea nazionale degli Osservatori sulla giustizia civile, 20 maggio 2017.
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