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Referendum abrogativo sulla legge 104/2026: cosa prevede e cosa cambierebbe per l’educazione sessuo-affettiva a scuola

Il referendum abrogativo contro la legge 104/2026 punta a cancellare le regole sul consenso informato introdotte dal cosiddetto ddl Valditara per l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane.

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Redazione deQuo
13 Agosto 2026
referendum contro ddl valditara
  • La legge 9 giugno 2026, n. 104 impone il consenso informato scritto dei genitori per le attività scolastiche su affettività e sessualità e vieta questi temi nella scuola dell’infanzia e primaria.
  • Un comitato promotore ha avviato la raccolta di 500mila firme per un referendum che chiede l’abrogazione integrale della norma.
  • Il quesito referendario è già stato depositato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con una raccolta firme che sta procedendo a ritmo sostenuto.

Referendum abrogativo legge 104/2026: da qualche giorno se ne parla in ogni sala professori e in ogni gruppo WhatsApp di genitori. Da un lato ci sono le famiglie che chiedono di essere informate prima che i propri figli partecipino a un progetto su corpo e relazioni, dall’altro docenti e associazioni che temono di dover rinunciare a percorsi educativi costruiti in anni di lavoro. In mezzo, una legge di appena tre articoli che ha già raccolto oltre centomila firme contro. Vediamo cosa prevede la norma, cosa chiede il referendum e quali sono le posizioni in campo.

Cosa prevede la legge 104/2026 sul consenso informato a scuola

La Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, nasce dal disegno di legge presentato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – da qui il nome informale di “ddl Valditara” con cui viene comunemente indicata.

Il testo è stato approvato in via definitiva dal Senato il 4 giugno 2026, con 78 voti favorevoli e 38 contrari, dopo un passaggio già avvenuto alla Camera. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2026 ed è entrato in vigore il 7 luglio 2026.

Il ddl Valditara si compone di tre soli articoli:

  1. il primo introduce l’obbligo di consenso informato preventivo;
  2. il secondo disciplina il coinvolgimento di soggetti esterni nelle attività didattiche;
  3. il terzo reca la clausola di invarianza finanziaria.
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1. Il divieto nella scuola dell’infanzia e primaria

Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria la norma esclude, senza eccezioni, le attività aventi a oggetto temi legati alla sessualità, fatto salvo quanto già previsto dalle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione. In queste fasce d’età, quindi, l’educazione all’affettività resta ammessa solo nei limiti del curricolo ordinario.

2. Il consenso informato nelle scuole secondarie

Nelle scuole secondarie, prima di avviare attività extracurriculari o di ampliamento dell’offerta formativa che trattano affettività e sessualità, l’istituto deve fornire ai genitori (o agli studenti maggiorenni) un’informativa completa su finalità, contenuti e modalità del progetto, con un preavviso minimo di sette giorni, e raccogliere il consenso scritto. In caso di mancata adesione, la scuola deve garantire agli studenti coinvolti la fruizione di attività formative alternative, così da evitare situazioni di discriminazione all’interno della classe.

3. Il coinvolgimento di soggetti esterni

L’articolo 2 subordina la partecipazione di esperti o associazioni esterne alle attività scolastiche curriculari ed extracurriculari a una duplice delibera: quella del collegio dei docenti e quella del consiglio di istituto. Un passaggio procedurale in più rispetto al passato, che secondo l’Associazione Nazionale Presidi solleva più di un dubbio applicativo sulla gestione concreta nelle scuole.

Approfondisci leggendo Ddl Valditara: cosa prevede la nuova legge sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole

referendum educazione sessuo affettivo

Perché è nato il referendum abrogativo

Un comitato promotore, denominato “Sì, educazione affettiva nelle scuole” e guidato tra gli altri da Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, ha depositato la richiesta di referendum abrogativo con l’obiettivo dichiarato di ripristinare l’autonomia didattica delle scuole su questi temi.

Il quesito, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 luglio 2026, recita testualmente:

Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026?

Secondo i promotori, la normativa vigente ostacola la programmazione didattica in tre punti principali:

  1. vieta in modo assoluto di trattare temi legati alla sessualità nella scuola dell’infanzia e primaria;
  2. impone alle scuole di raccogliere un’autorizzazione scritta con sette giorni di preavviso per ogni singola attività, rendendo difficile costruire percorsi educativi continuativi;
  3. secondo la lettura data dal comitato promotore, la gestione degli studenti privi di autorizzazione rischierebbe di tradursi in una forma di esclusione dal gruppo classe, in contrasto con il principio di inclusione scolastica – un’interpretazione che va letta insieme al testo di legge, il quale prevede formalmente attività alternative proprio per evitare discriminazioni.

Cosa cambierebbe con l’abrogazione della legge

Se il referendum dovesse avere esito favorevole all’abrogazione, la disciplina speciale introdotta nel 2026 verrebbe cancellata e l’educazione sessuo-affettiva tornerebbe a rientrare nellautonomia scolastica ordinaria, disciplinata attraverso il Piano triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), come qualsiasi altra attività extracurriculare deliberata da genitori, docenti e studenti nelle sedi collegiali competenti.

I promotori indicano tre effetti concreti attesi dall’abrogazione:

  • una didattica calibrata sull’età degli studenti, con linguaggi e metodi adeguati anche alla fascia dell’infanzia, restituita alla programmazione delle singole scuole;
  • il superamento della gestione differenziata degli studenti privi di consenso, con la piena partecipazione di tutta la classe alle attività comuni;
  • maggiore autonomia per scuole, docenti e famiglie nell’integrare stabilmente questi percorsi, senza il vincolo del consenso scritto attività per attività.

L’eventuale abrogazione non introdurrebbe automaticamente una materia obbligatoria di educazione sessuo-affettiva nel curricolo nazionale. Eliminerebbe la disciplina speciale del 2026, restituendo alle scuole la possibilità di organizzare queste attività nell’ambito della loro autonomia ordinaria, senza l’obbligo formale di consenso preventivo scritto.

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Quali sono i tempi del referendum?

La raccolta firme è partita online il 6 agosto 2026 sulla piattaforma del ministero della Giustizia, dedicata alle iniziative popolari, ed è sottoscrivibile tramite credenziali ADN, SPID, CNS o CIE, fino al 30 settembre 2026.

Il referendum abrogativo, disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione, richiede il raggiungimento di 500mila sottoscrizioni per essere sottoposto al corpo elettorale.

I numeri, in queste prime settimane, raccontano una mobilitazione rapida: 47mila adesioni nel primo weekend, oltre 80mila dopo cinque giorni, più di 106mila firme raccolte in sei giorni; oggi, 13 agosto 2026, è stato raggiunto il 26% della soglia richiesta.

referendum abrogazione ddl validatara

Le reazioni: maggioranza e opposizioni a confronto

Il ddl Valditara ha diviso il Parlamento fin dall’iter di approvazione. Per la Lega, il consenso informato rappresenta una garanzia di trasparenza verso le famiglie su contenuti e materiali didattici utilizzati nei progetti scolastici. Il ministro Valditara ha rivendicato la norma come strumento di tutela dei minori e di valorizzazione del ruolo genitoriale sui temi dell’identità di genere.

Le opposizioni hanno votato compatte contro il provvedimento. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione hanno criticato la legge, definendola un freno alla libertà di insegnamento e un rischio di disparità tra studenti della stessa classe.

Anche sul fronte sindacale e associativo il dibattito resta acceso: la CISL Scuola ha espresso perplessità sulla norma, mentre l’ANP si è concentrata sui profili applicativi, segnalando la necessità di indicazioni operative più chiare per i dirigenti scolastici alle prese con l’avvio del nuovo anno scolastico.

Il confronto, dunque, non riguarda solo il merito educativo, ma anche l’equilibrio tra autonomia scolastica, ruolo delle famiglie e diritto degli studenti a un’istruzione completa – un nodo che il referendum, se raggiungerà il quorum di firme e supererà il vaglio di ammissibilità, rimetterà direttamente nelle mani degli elettori.

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Referendum educazione sessuo-affettiva – Domande frequenti

Cos’è il referendum abrogativo sulla legge 104/2026?

È l’iniziativa popolare che chiede di cancellare la legge sul consenso informato per le attività scolastiche su affettività e sessualità, approvata nel giugno 2026.

Quante firme servono per il referendum?

Servono 500mila sottoscrizioni, come previsto dall’articolo 75 della Costituzione per i referendum abrogativi.

La legge vieta l’educazione sessuale in tutte le scuole?

No: vieta solo le attività specifiche su temi di sessualità nell’infanzia e nella primaria, salvo quanto previsto dalle Indicazioni Nazionali.

Cosa succede se il referendum raggiunge il quorum di firme?

La richiesta passa al vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale, prima di un’eventuale consultazione popolare.

Riferimenti normativi

  • Legge 9 giugno 2026, n. 104, “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2026;
  • articolo 75 della Costituzione, in materia di referendum abrogativo;
  • Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione, richiamate dalla legge 104/2026 per la scuola dell’infanzia e primaria.
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