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Almasri condannato a Tripoli: 7 anni e 4 mesi per violazione dei diritti dei detenuti

Il Tribunale penale libico emette la sentenza contro l'ex comandante del carcere di Mitiga, al centro del caso diplomatico tra Italia e Corte penale internazionale.

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Redazione deQuo
22 Giugno 2026
almasri incarcerato
  • Il 21 giugno 2026 il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri a 7 anni e 4 mesi di reclusione per aver violato i diritti dei detenuti.
  • La sentenza include anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per l’intera durata della pena e per un anno successivo.
  • La condanna libica non chiude il fascicolo della Corte penale internazionale (CPI), che mantiene la propria competenza in base al principio di complementarità.

Se hai seguito la vicenda Almasri negli ultimi mesi, sai che si tratta di uno dei casi più controversi degli ultimi anni sul piano del diritto internazionale. Un uomo ricercato dall’Aja per crimini di guerra, arrestato in Italia e poi rimpatriato su un volo di Stato, ora condannato proprio dal Paese in cui era stato riconsegnato. Una storia che mescola diplomazia, diritti umani e obblighi internazionali in modo difficilmente districabile – e che non è ancora chiusa.

Chi è Almasri e perché è diventato un caso

Osama Almasri Njeem è stato il responsabile delle operazioni e della sicurezza giudiziaria presso il principale istituto di riforma e riabilitazione di Tripoli, più noto come carcere di Mitiga. La Corte penale internazionale aveva emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto per presunti crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, commessi a partire dal 2015 all’interno di quella struttura.

Il caso è esploso in Italia nel gennaio 2025: Almasri era stato arrestato a Torino in esecuzione del mandato CPI, ma rilasciato due giorni dopo a seguito della mancata convalida dell’arresto da parte della Corte d’appello di Roma. Subito dopo, il Governo italiano lo aveva rimpatriato in Libia su un volo di Stato, motivando la decisione con ragioni di sicurezza nazionale. La scelta aveva scatenato numerose polemiche da parte delle opposizioni, delle organizzazioni per i diritti umani e della stessa CPI, che aveva chiesto chiarimenti sulla mancata consegna all’Aja.

LEGGI ANCHE Cos’è e come funziona la Corte Penale Internazionale

almasri condannato
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La sentenza del Tribunale di Tripoli

A circa otto mesi dal suo arresto in Libia – avvenuto nel novembre 2025, dopo mesi di scontri e tensioni tra gli uomini di Almasri e gruppi filogovernativi – il Tribunale penale di Tripoli lo ha condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione.

La Procura generale aveva presentato un ricorso contro Almasri per aver violato i diritti dei detenuti presso l’istituto di riforma di Tripoli, in seguito a segnalazioni che indicavano che i reclusi erano stati sottoposti a torture e violenze. Le accuse formali riguardavano specificamente torture nei confronti di dieci detenuti e la morte di un altro, ritenuta conseguenza dei maltrattamenti.

Oltre alla pena detentiva, il Tribunale ha disposto la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo alla sua scadenza.

Cosa cambia (e cosa no) con questa condanna

La sentenza libica non equivale a una chiusura del procedimento internazionale. La Corte dell’Aja resta competente a valutare se il procedimento nazionale copra gli stessi fatti e soddisfi gli standard di genuinità richiesti dal principio di complementarità.

Il principio di complementarità è uno dei pilastri dello Statuto di Roma (il trattato istitutivo della CPI): la Corte interviene solo quando lo Stato interessato non vuole o non è in grado di perseguire i responsabili in modo genuino. Una condanna nazionale, quindi, può in teoria rendere superfluo l’intervento della Corte – ma solo se il procedimento interno copre gli stessi fatti e risponde agli stessi standard.

Nel caso Almasri, il mandato della CPI riguarda un quadro di crimini più ampio, qualificato come crimini contro l’umanità e crimini di guerra, che va ben oltre la generica violazione dei diritti dei detenuti contestata a Tripoli.

Nel frattempo, alla Corte penale internazionale sono iniziate le udienze preliminari contro Al Hisri, considerato il numero due di Almasri, arrestato in Germania nel luglio 2025 e consegnato all’Aja nei mesi successivi.

LEGGI ANCHE Quali sono i crimini di guerra: definizione, esempi, conseguenze, competenza

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Le reazioni politiche in Italia

La notizia ha riacceso immediatamente il dibattito politico interno. Nella maggioranza, la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ha commentato che la condanna confermerebbe la correttezza della scelta del Governo di rimpatriare Almasri, affidandolo alla giustizia libica.

L’opposizione ha letto la vicenda in senso opposto. Il deputato Pd Federico Gianassi ha sottolineato che la condanna a Tripoli dimostrerebbe che persino la Libia ha fatto ciò che il Governo italiano non ha voluto fare, ovvero riconoscere le gravissime violazioni commesse e processarne il responsabile.

Si tratta di letture politiche contrapposte di uno stesso fatto giuridico – ed è bene distinguerle dalle questioni di diritto internazionale, che restano aperte indipendentemente dalle posizioni dei partiti.

Approfondisci leggendo Quali sono i crimini di guerra: definizione, esempi, conseguenze, competenza

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