Antitrust: cos’è, cosa fa, esempi e come fare una segnalazione
L'Antitrust italiana è l'AGCM, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato: vigila su cartelli, abusi e pratiche commerciali scorrette. Ecco cosa fa di preciso, quali sono i casi più recenti e come presentare una segnalazione all'Antitrust.
- L’Antitrust è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), istituita dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, e tutela sia la concorrenza tra imprese sia i diritti dei consumatori.
- Può accertare intese restrittive, abusi di posizione dominante e pratiche commerciali scorrette, con sanzioni fino al 10% del fatturato per gli illeciti antitrust.
- Chiunque può fare una segnalazione all’Antitrust, gratis e senza avvocato, tramite il modulo online, la PEC o, per i cartelli, la piattaforma anonima di whistleblowing.
Antitrust è il nome con cui tutti conoscono l’AGCM, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato che dal 1990 controlla che le imprese competano in modo leale. La legge n. 287/1990 le affida il compito di colpire accordi sui prezzi, abusi dei colossi di mercato e fusioni pericolose. Nel tempo, il legislatore le ha attribuito anche la difesa dei consumatori contro pubblicità ingannevoli, vendite aggressive e clausole abusive. Il prezzo del carburante, la tariffa di un volo, il messaggio pubblicitario di un’app: sono tutti terreni su cui l’Antitrust interviene, spesso proprio grazie alle segnalazioni dei cittadini. Vediamo come farne una.
Cos’è l’Antitrust e come funziona
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato è un’autorità amministrativa indipendente: non dipende dal Governo e decide in piena autonomia. Ha sede a Roma ed è guidata da un Collegio composto dal presidente e da due componenti, nominati dai Presidenti di Camera e Senato.
Dal luglio 2026, il presidente è l’avvocato Saverio Valentino, già componente del Collegio dal 2023, che ha preso il posto di Roberto Rustichelli dopo la scadenza del suo mandato settennale. Accanto a lui siede Elisabetta Iossa, che ha guidato l’Autorità come presidente facente funzione nei due mesi di transizione.
Il termine “antitrust” arriva dagli Stati Uniti, dove a fine Ottocento nacquero le prime leggi contro i grandi trust industriali. In Italia la disciplina nazionale convive con quella europea: l’AGCM applica sia la legge n. 287/1990 sia gli articoli 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), in rete con la Commissione europea e le altre autorità nazionali.
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Cosa fa l’Antitrust
Il lavoro dell’AGCM si divide in due grandi blocchi: la tutela della concorrenza e la tutela del consumatore, a cui si aggiungono alcune competenze specifiche. Ogni anno l’Autorità rende conto della propria attività al Parlamento con la Relazione annuale. Analizziamoli più dettagliatamente.
Tutela della concorrenza: intese, abusi e concentrazioni
Sul fronte della concorrenza, l’Antitrust controlla tre tipi di comportamenti, descritti dalla legge n. 287/1990:
- le intese restrittive (art. 2), cioè accordi o pratiche concordate tra concorrenti per fissare i prezzi, spartirsi i clienti o truccare le gare, i cosiddetti cartelli;
- l’abuso di posizione dominante (art. 3), quando un’impresa molto forte impone prezzi o condizioni ingiustificate, discrimina i partner commerciali o esclude i concorrenti;
- le operazioni di concentrazione (artt. 5 e 6), cioè fusioni e acquisizioni sopra determinate soglie di fatturato, che l’AGCM può vietare o autorizzare con condizioni.
Essere grandi, da soli, non è un illecito: la legge punisce l’uso scorretto del potere di mercato, non il successo commerciale. Accanto alle istruttorie, l’Autorità svolge anche un’attività di advocacy: segnala a Governo, Parlamento ed enti locali le norme che frenano la concorrenza.
Tutela del consumatore: pratiche scorrette e clausole vessatorie
Il Codice del consumo (D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206) assegna all’AGCM il controllo sulle pratiche commerciali scorrette, ingannevoli o aggressive (artt. 20-27). Rientrano qui le promesse pubblicitarie false, le offerte con costi nascosti, il teleselling aggressivo e le consegne mai effettuate dopo il pagamento.
L’Autorità vigila anche sui diritti dei consumatori nei contratti, come il diritto di recesso negli acquisti online, e sulle clausole vessatorie inserite nei contratti standard (art. 37-bis Codice del consumo). Per le imprese, c’è poi la tutela contro la pubblicità ingannevole e comparativa illecita, prevista dal D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 145.
Conflitto di interessi e rating di legalità
L’AGCM controlla infine i conflitti di interessi dei titolari di cariche di Governo, in base alla legge 20 luglio 2004, n. 215. Attribuisce inoltre alle imprese che lo richiedono il rating di legalità, un punteggio che premia le aziende virtuose nell’accesso al credito e ai finanziamenti pubblici.
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Che differenza c’è tra AGCM e AGCOM
Spesso si confondono, ma sono due autorità diverse. L’AGCM è l’Antitrust e si occupa di concorrenza e consumatori in tutti i settori economici. L’AGCOM è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e regola telecomunicazioni, televisione, editoria e servizi postali.
Per un disservizio della compagnia telefonica, come un addebito non dovuto, il canale corretto è di solito quello dell’AGCOM e delle procedure di conciliazione. Se invece l’operatore ti ha attivato un contratto con informazioni ingannevoli, la condotta può interessare anche l’Antitrust come pratica commerciale scorretta.
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Quali sanzioni può applicare?
Per le intese e gli abusi di posizione dominante, l’art. 15 della legge n. 287/1990 prevede una diffida a eliminare l’infrazione e una sanzione fino al 10% del fatturato dell’impresa. Le linee guida dell’AGCM precisano che il tetto si calcola sul fatturato totale a livello mondiale dell’ultimo esercizio chiuso.
Per le pratiche commerciali scorrette, l’art. 27 del Codice del consumo prevede una sanzione da 5.000 a 10.000.000 di euro. Il massimo è salito da 5 a 10 milioni con il D.Lgs. 7 marzo 2023, n. 26, che ha introdotto anche un tetto pari al 4% del fatturato annuo per le violazioni diffuse a livello europeo.
Le imprese che collaborano possono ottenere sconti importanti. Il programma di clemenza (leniency) permette a chi denuncia un cartello di cui fa parte di evitare o ridurre in modo significativo la sanzione. I provvedimenti dell’AGCM si possono impugnare davanti al TAR Lazio e, in appello, davanti al Consiglio di Stato.
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Esempi recenti di interventi dell’Antitrust
Come si legge nella Relazione annuale presentata il 31 marzo 2026, nel 2025 l’Autorità ha concluso 21 procedimenti istruttori in materia di concorrenza, con sanzioni complessive per 1.397.082.675 euro, la cifra più alta mai registrata in un solo anno. Sul fronte consumatori, il presidente uscente ha riferito di 70 istruttorie concluse e sanzioni per circa 70 milioni di euro.
Ecco alcuni dei casi più significativi descritti nella Relazione:
- cartello sulla componente bio dei carburanti: con il provvedimento n. 31673 del 23 settembre 2025 l’AGCM ha sanzionato Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum (Q8), Saras e Tamoil per 936.659.087 euro complessivi, per un coordinamento sui prezzi tra il 2020 e il giugno 2023, scoperto grazie a un whistleblower;
- Ryanair: sanzione superiore a 255 milioni di euro per abuso di posizione dominante, per aver ostacolato la vendita dei propri biglietti tramite le agenzie di viaggio online e fisiche;
- Apple: sanzione di circa 98,6 milioni di euro per abuso nei confronti degli sviluppatori di app, legato alle condizioni imposte per il consenso alla profilazione degli utenti;
- fonderie e Assofond: sanzioni per oltre 70 milioni di euro per uno scambio sistematico di informazioni sensibili utilizzato per coordinare i prezzi dei getti in ghisa;
- Meta AI su WhatsApp: misure cautelari per ripristinare l’accesso alla piattaforma dei chatbot di intelligenza artificiale concorrenti, nell’ambito di un’istruttoria ancora in corso.
Sul versante dei consumatori, l’Autorità ha concluso procedimenti sulle dichiarazioni ambientali di Shein, sull’autonomia delle auto elettriche di Byd, Stellantis, Tesla e Volkswagen e sulle “allucinazioni” del chatbot DeepSeek. Ha colpito anche diversi call center che contattavano i clienti con numeri camuffati per vendere contratti di luce, gas e telefonia.
Le imprese sanzionate possono fare ricorso e alcune hanno già annunciato di farlo, come Eni per il caso dei biocarburanti. L’accertamento diventa definitivo solo quando non è più impugnabile o quando il giudice amministrativo lo conferma con sentenza passata in giudicato.
Come fare una segnalazione all’Antitrust
L’AGCM può avviare un’istruttoria d’ufficio, oppure sulla base delle informazioni ricevute. L’art. 12 della legge n. 287/1990 prevede che l’Autorità valuti anche gli elementi portati a sua conoscenza da chiunque vi abbia interesse, comprese le associazioni dei consumatori. Il canale da usare cambia in base al tipo di problema, come spiegato di seguito.
Segnalare una pratica commerciale scorretta
Se un’azienda ti ha ingannato con una pubblicità, ti ha venduto un contratto con l’inganno o non ti ha consegnato un prodotto pagato, puoi segnalarlo in questi modi:
- compilando il modulo online disponibile nella sezione Segnala online del sito AGCM;
- inviando una segnalazione scritta tramite PEC all’indirizzo protocollo.agcm@pec.agcm.it, anche usando il modello di segnalazione scaricabile dal sito;
- chiedendo informazioni al numero verde 800.166.661, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14.
Gli stessi canali, che sono gratuiti, valgono anche per imprese e professionisti che vogliono segnalare una pubblicità ingannevole o comparativa illecita di un concorrente.
Per rendere utile la segnalazione, descrivi i fatti in modo preciso e dettagliato: nome dell’azienda, date, importi, canale usato (telefono, sito, negozio). Allega tutto quello che hai, come screenshot, contratti, fatture, email e messaggi pubblicitari, e indica sempre un tuo recapito.
Denunciare un cartello o un abuso
Per intese e abusi di posizione dominante puoi inviare una denuncia dettagliata all’Autorità, indicando un recapito per ricevere le comunicazioni. Dal 2023 esiste anche il whistleblowing antitrust, una piattaforma pensata per chi lavora in un’impresa o ha rapporti con essa.
Il sistema garantisce l’anonimato: il messaggio arriva criptato a una società intermediaria, che non trasmette all’AGCM né l’indirizzo IP, né la password del segnalante. Se lo desideri, puoi attivare una comunicazione bidirezionale e rispondere alle domande degli uffici restando anonimo.
L’impresa che ha partecipato a un cartello e vuole collaborare può invece chiedere di accedere al programma di clemenza, che a certe condizioni azzera o riduce la sanzione.
Approfondisci leggendo La segnalazione di condotte illecite: come viene tutelata la mia privacy nel caso del Whistleblowing
Cosa succede dopo la segnalazione
Dopo l’invio di una segnalazione su pratiche scorrette, non ricevi risposte intermedie: gli uffici ti ricontattano solo se l’Autorità avvia un’istruttoria. Se l’istruttoria non parte entro 180 giorni dal ricevimento, la segnalazione si considera archiviata o chiusa con un non luogo a provvedere.
Il fatto che la tua segnalazione non porti a un procedimento non significa che avevi torto. L’AGCM interviene a tutela dell’interesse generale del mercato e sceglie le priorità in base alla gravità e alla diffusione dei comportamenti. A volte risolve il caso con la moral suasion, cioè invitando l’impresa a correggersi senza aprire un procedimento formale.
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Si può ottenere un risarcimento dall’Antitrust?
L’Antitrust non risolve le controversie individuali e non condanna l’impresa a restituirti il denaro: le sanzioni vanno, infatti, allo Stato. In alcuni casi, le aziende offrono ristori ai clienti come parte degli impegni accettati dall’Autorità, ma non è un diritto automatico.
Per ottenere un risarcimento devi rivolgerti al giudice. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 4 febbraio 2005, n. 2207, hanno riconosciuto che anche il consumatore finale può chiedere il risarcimento del danno causato da un’intesa vietata. Il D.Lgs. 19 gennaio 2017, n. 3 ha poi rafforzato queste azioni: una decisione dell’AGCM non più impugnabile vale come prova definitiva della violazione, e nei cartelli l’esistenza del danno si presume, salvo prova contraria.
Le cause per danno antitrust sono di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa dei tribunali di Milano, Roma e Napoli. Per le pratiche commerciali scorrette, l’art. 27, comma 15-bis, del Codice del consumo consente al consumatore di chiedere al giudice ordinario rimedi come il risarcimento, la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto.
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Antitrust – Domande frequenti
Chiunque: consumatori, imprese, professionisti e associazioni. Non servono formalità, non si paga nulla e non è obbligatorio l’avvocato.
No, non decide sulle singole controversie. Il risarcimento si chiede al giudice, mentre i ristori arrivano solo se previsti negli impegni dell’impresa.
L’AGCM comunica solo l’eventuale avvio dell’istruttoria. Se entro 180 giorni non parte nessun procedimento, la segnalazione si considera archiviata.
Per cartelli e abusi fino al 10% del fatturato; per le pratiche commerciali scorrette da 5.000 a 10 milioni di euro, o fino al 4% del fatturato nei casi europei.
Riferimenti normativi
- artt. 2, 3, 5, 6, 10, 12 e 15 L. 10 ottobre 1990, n. 287;
- artt. 101 e 102 TFUE;
- artt. 20-27 e art. 37-bis D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206;
- D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 145;
- L. 20 luglio 2004, n. 215;
- D.Lgs. 7 marzo 2023, n. 26;
- D.Lgs. 19 gennaio 2017, n. 3;
- art. 135, comma 1, lett. b), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104.
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