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Ponte sullo Stretto: ecco cosa rischiano i tre indagati per corruzione

Magistrato contabile, avvocato e imprenditore nel mirino della procura di Roma: ecco cosa prevede la legge per chi cerca di condizionare i controlli pubblici.

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Redazione deQuo
11 Giugno 2026
ponte messina indagine corruzione
  • La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati tre persone per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
  • I reati contestati sono tra i più gravi del Codice penale in materia di pubblica amministrazione, con pene che possono superare i dieci anni di reclusione.
  • Il caso coinvolge un ex magistrato della Corte dei conti, un avvocato membro del CdA della società Stretto di Messina e un imprenditore.

Secondo la procura di Roma, un ex presidente aggiunto della Corte dei conti, un avvocato che sedeva nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina e un imprenditore avrebbero orchestrato un tentativo di condizionare i controlli sull’approvazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina.

Il meccanismo ipotizzato è quello classico della corruzione: il magistrato avrebbe fornito informazioni riservate sui propri colleghi e sugli orientamenti interni della Corte, in cambio della promessa di appoggi per ottenere incarichi pubblici dopo il pensionamento. L’avvocato e l’imprenditore, dal canto loro, avrebbero tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili alla causa.

Il parere della Corte dei conti era decisivo: senza la sua approvazione, il progetto definitivo non poteva essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e i cantieri non potevano aprire. Nell’ottobre 2025 la Corte aveva negato quel via libera.

Quali sono i reati contestati?

Il primo reato per il quale queste tre persone sono indagate è quello di corruzione propria è disciplinato dall’art. 319 del Codice penale. Si configura quando un pubblico ufficiale riceve – o accetta la promessa di – denaro o altra utilità, per compiere un atto contrario ai propri doveri d’ufficio.

Nel caso in esame, l’utilità non sarebbe stata in denaro ma in forma di sostegno a future cariche pubbliche: una forma di corruzione che la giurisprudenza considera del tutto equivalente a quella economica. La Cassazione ha più volte chiarito che l’utilità può essere di qualsiasi natura, purché rappresenti un vantaggio per il pubblico ufficiale (tra le tante, Cass. n. 15959/2020). La pena prevista dall’art. 319 c.p. va da sei a dieci anni di reclusione.

L’avvocato e l’imprenditore, in quanto soggetti che avrebbero promesso il vantaggio, rispondono di corruzione attiva ai sensi dell’art. 321 c.p., che punisce chi dà o promette al pubblico ufficiale il compenso illecito. La pena è la stessa prevista per il pubblico ufficiale corrotto.

Approfondisci leggendo Reato di corruzione: significato, tipologie, pena, prescrizione, come si dimostra

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Rivelazione di segreto d’ufficio

L’altro reato contestato è la rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, previsto dall’art. 326 c.p.: il magistrato avrebbe comunicato a soggetti esterni informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sulle procedure interne della Corte dei conti. La pena va da sei mesi a tre anni di reclusione, che può salire fino a cinque anni se la rivelazione ha causato un nocumento.

Quali sono le pene accessorie per il reato di corruzione?

Oltre alla reclusione, una condanna per corruzione comporta una serie di pene accessorie spesso sottovalutate:

  • l’interdizione dai pubblici uffici (art. 317-bis c.p.), che può essere perpetua in caso di condanna superiore a tre anni;
  • l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione;
  • la confisca dei beni che costituiscono il prezzo o il profitto del reato (art. 322-ter c.p.);
  • l’eventuale riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione danneggiata.

Perché la Corte dei conti è centrale in questa vicenda

La Corte dei conti non è un tribunale ordinario: è un organo costituzionale con funzioni di controllo sulla legittimità e sulla regolarità della spesa pubblica. Il suo visto di approvazione su grandi opere è un passaggio obbligato, non aggirabile. Condizionare quel controllo – se così fosse accertato – non significa solo commettere un reato: significa attaccare un meccanismo di garanzia che tutela i soldi di tutti i contribuenti.

È proprio questa posizione istituzionale del magistrato indagato a rendere la fattispecie potenzialmente più grave: un ex presidente aggiunto della Corte dei conti è un pubblico ufficiale con funzioni di controllo di primissimo livello.

Approfondisci leggendo Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale: quando si configura il reato

cosa si rischia per corruzione

Quali sono le aggravanti che possono pesare sul processo

Il Codice penale prevede alcune circostanze che possono aumentare la pena in casi come questo, ovvero:

  • l’art. 319-bis c.p.: la pena per la corruzione propria è aumentata se il fatto riguarda il conferimento di pubblici impieghi, stipendi, pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione – una norma che potrebbe rilevare in relazione alla promessa di cariche pubbliche post-pensionamento;
  • l’eventuale coinvolgimento di più pubblici ufficiali o il tentativo di avvicinare altri magistrati può configurare aggravanti o concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.);
  • la natura continuata del comportamento, se accertata, può portare all’applicazione dell’art. 81 c.p. sul reato continuato, con aumento della pena.

Essere iscritti nel registro degli indagati non equivale a essere condannati, comunque. Siamo in una fase preliminare delle indagini – la procura ha disposto perquisizioni e sequestri di documenti e dispositivi elettronici, ma nessuna sentenza è stata emessa.

Il principio di non colpevolezza sancito dall’art. 27, comma 2, della Costituzione vale per tutti, anche in vicende di questo tipo. La società Stretto di Messina ha dichiarato di essere estranea all’inchiesta e disponibile a collaborare con le autorità.

Ti suggeriamo di leggere anche Cosa vuol dire essere iscritto nel registro degli indagati?

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