Assalto al portavalori: cosa è successo sulla Brindisi-Lecce
Una giornata di terrore culminata con l'arresto degli uomini che hanno assaltato una portavalori il 9 febbraio scorso: ecco di cosa sono accusati e cosa rischiamo.
Si parla spesso di sicurezza, di protocolli e di controllo del territorio, ma poi la realtà irrompe con una violenza che ci ricorda quanto la cronaca possa essere brutale. E no, non è la scena di un film d’azione girato tra gli ulivi della Puglia: è quello che è successo sulla statale 613 Brindisi-Lecce. Un assalto con sparatoria a un portavalori, avvenuto il 9 febbraio 2026. Ecco la ricostruzione dei fatti e l’analisi di ciò che rischiano ora i responsabili secondo il Codice penale.
Un assalto in stile militare per appropriarsi di 6 milioni di euro
L’assalto al portavalori avvenuto nei pressi di Tuturano non è stato un colpo improvvisato. Un commando di almeno sei persone ha bloccato la superstrada, fatto esplodere un furgone e utilizzato Kalashnikov per coprirsi la fuga. Tra i due arrestati spicca il profilo di Giuseppe Iannelli, 38 anni: un ex militare paracadutista con trascorsi nel Battaglione San Marco.
Insieme a lui è finito in manette Giuseppe Russo, 62 anni. La loro fuga si è conclusa nelle campagne salentine dopo un inseguimento ad alta velocità, durante il quale i malviventi non hanno esitato a sparare contro una “gazzella” dei Carabinieri, colpendo il parabrezza ad altezza d’uomo.
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Quali reati sono stati commessi nell’assalto?
I due fermati devono rispondere di una serie di accuse pesantissime. Ecco cosa prevede la legge italiana per questi reati, al netto delle aggravanti e del concorso di reati che potrebbe far lievitare la pena.
| Reato | Pena prevista |
| Tentato omicidio | Trattandosi di colpi sparati contro le forze dell’ordine, la pena per l’omicidio (non inferiore a 21 anni) viene ridotta da un terzo a due terzi. Si rischiano realisticamente dai 7 ai 14 anni |
| Rapina pluriaggravata | L’uso di armi, il volto coperto e il numero di persone portano la pena da un minimo di 6 a un massimo di 20 anni di reclusione |
| Porto e detenzione di armi da guerra | I fucili d’assalto (Kalashnikov) sono armi da guerra. La legge 895/1967 prevede la reclusione da 3 a 12 anni |
| Detenzione di materiale esplodente | Per l’uso di esplosivi volti a compiere un delitto, la pena può andare dai 3 ai 10 anni |
| Resistenza a pubblico ufficiale | Per chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, la pena va da 6 mesi a 5 anni |
| Lesioni aggravate | In base alla gravità delle ferite riportate dal militare ferito, la pena può variare da mille forme di aggravanti, portando a diversi anni di reclusione aggiuntivi |
In Italia, in caso di “concorso materiale di reati” (più reati commessi con più azioni), le pene si sommano, pur con alcuni limiti massimi previsti dal Codice (il cosiddetto “cumulo giuridico” o materiale). Data la gravità, i soggetti rischiano una condanna complessiva estremamente pesante.
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