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CasaPound: 12 persone condannate per riorganizzazione del partito fascista in Italia

Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del partito fascista e manifestazione fascista, prevedendo anche la privazione dei diritti politici per cinque anni.

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Redazione deQuo
12 Febbraio 2026
condanne riorganizzazione partito fascista casapound

Il Tribunale di Bari ha emesso una sentenza storica, che rappresenta un precedente giuridico molto rilevante. Per la prima volta in un contesto simile, dei militanti di CasaPound non sono stati condannati “solo” per lesioni o violenza privata, ma per aver violato la Legge Scelba (L. 645/1952), ossia per riorganizzazione del disciolto partito fascista. Ecco la ricostruzione dei fatti analizzata sotto il profilo giuridico e processuale.

I fatti oggetto della condanna: cosa è successo nel 2018

I fatti risalgono al 21 settembre 2018. Durante una visita di Matteo Salvini, allora Ministro dell’Interno, a Bari (nel quartiere Libertà), un gruppo di manifestanti antifascisti contestava l’evento. Un “commando” di militanti di CasaPound aggredì alcuni manifestanti.

Dal punto di vista probatorio, i video e le testimonianze hanno dimostrato che l’aggressione non fu una rissa spontanea, ma un’azione:

  • organizzata – i militanti agirono in gruppo compatto;
  • armata – vennero utilizzati sfollagente, cinghie e manubri da palestra;
  • xaratterizzata dal “metodo squadrista” – l’azione mirava al controllo violento della piazza e all’intimidazione fisica della controparte politica.

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Perché la condanna per riorganizzazione del partito fascista=

Il punto nodale del processo è stata la riqualificazione del reato. Inizialmente, la Procura aveva contestato reati “comuni” (lesioni, violenza). Tuttavia, il giudice monocratico ha accolto la tesi secondo cui quella condotta rientrava nell’articolo 2 della Legge n. 645 del 1952 (Legge Scelba).

Giuridicamente, la “riorganizzazione del partito fascista” non avviene solo quando si fonda formalmente un partito con quel nome, ma (secondo l’interpretazione della Cassazione e della Corte Costituzionale) quando un’associazione:

  1. persegue finalità antidemocratiche;
  2. esercita la violenza come metodo di lotta politica.

Il Tribunale ha stabilito che l’assalto di Bari non fu una semplice rissa, ma un’azione di squadrismo. L’uso della forza non era il fine ultimo, ma lo strumento per affermare un’ideologia e sopprimere il dissenso altrui. Questo configura il reato associativo previsto dalla norma costituzionale (XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione).

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Quali sono le conseguenze della sentenza

La sentenza di primo grado ha portato a 12 condanne (e 16 assoluzioni per insufficienza di prove o ruoli marginali). Le pene inflitte sono state severe per la tipologia di reato, arrivando fino a 2 anni e 2 mesi di reclusione per alcune posizioni apicali (tra cui referenti locali del movimento).

Oltre alla violazione della Legge Scelba, sono stati contestati in concorso i reati di:

Questa sentenza è giuridicamente rilevante perché stabilisce che la “ricostituzione” del fascismo non è un concetto storico astratto, ma si concretizza nel modus operandi. I giudici hanno riconosciuto che utilizzare la “cinghiamattanza” (l’uso di cinghie per colpire in gruppo) o uscire in schiera militare per picchiare gli avversari politici non è “ordine pubblico”, ma è la riproposizione del metodo fascista punito dalla legge specifica. In sostanza, il metodo diventa reato a sé stante, oltre al danno fisico provocato.

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