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Reato di resistenza a pubblico ufficiale: qual è la pena e cosa cambia rispetto all’oltraggio e alla violenza

Come viene punito il reato di resistenza a pubblico ufficiale? Analisi tecnica delle sanzioni, delle differenze con l'oltraggio e delle strategie difensive tra messa alla prova e assoluzione per tenuità del fatto.

resistenza a pubblico ufficiale
  • Il reato di resistenza a pubblico ufficiale punisce chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie un atto del proprio ufficio.
  • La pena base prevede la reclusione da 6 mesi a 5 anni, ma può aumentare se la violenza è commessa con armi o da più persone riunite.
  • La procedibilità è d’ufficio, il che significa che il processo prosegue anche senza una querela della vittima.

L’articolo 337 del Codice penale disciplina il delitto di resistenza a pubblico ufficiale. La norma stabilisce che chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

La “violenza” non deve necessariamente causare lesioni fisiche, essendo sufficiente una forza d’urto idonea a impedire l’attività dell’ufficiale. Esistono inoltre circostanze aggravanti, previste dall’articolo 339 cp, che possono incrementare la sanzione se il fatto è commesso con armi, da persona travisata, o da più di cinque persone riunite.

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è procedibile d’ufficio. Questo implica che, una volta che le Forze dell’Ordine hanno redatto il verbale e trasmesso la notizia di reato alla Procura della Repubblica, l’azione penale prosegue autonomamente.

Non è necessaria la denuncia o la querela da parte del carabiniere o del poliziotto coinvolto, né la vittima può fermare il processo ritirando l’atto, poiché l’interesse tutelato dallo Stato è il regolare funzionamento della Pubblica Amministrazione. Analizziamo questo reato in modo più approfondito, facendo anche qualche esempio e citando la giurisprudenza.

Differenza con l’oltraggio a pubblico ufficiale

È fondamentale non confondere la resistenza con l’oltraggio a pubblico ufficiale, disciplinato dall’articolo 341 bis cp. Mentre la resistenza richiede l’uso di violenza o minaccia per bloccare un atto d’ufficio, l’oltraggio consiste nell’offendere l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale in luogo pubblico e in presenza di più persone, mentre questi compie un atto d’ufficio.

L’oltraggio è un reato di natura verbale o comunicativa, punito meno severamente (reclusione da 6 mesi a 3 anni) e che prevede l’estinzione del reato qualora l’imputato risarcisca integralmente il danno prima del giudizio.

Approfondisci leggendo Oltraggio a pubblico ufficiale: esempio, pena, procedibilità

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Differenza con la violenza a pubblico ufficiale

La distinzione tra l’articolo 336 cp – Violenza o minaccia a PU – e l’articolo 337 cp (Resistenza) risiede nel momento temporale dell’azione:

  1. si configura il reato di violenza a pubblico ufficiale quando la pressione viene esercitata per costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai propri doveri o per omettere un atto doveroso;
  2. si parla, invece, di resistenza a pubblico ufficiale quando la violenza serve a contrastare un’attività che l’ufficiale sta già legittimamente svolgendo.

A questo proposito, leggi Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale: quando si configura il reato

reato di resistenza a pubblico ufficiale

Quando si prevede l’assoluzione e la messa alla prova

In ambito processuale, l’imputato può accedere a diverse strategie difensive per evitare la condanna, cioè:

  • assoluzione per particolare tenuità del fatto: ai sensi dell’articolo 131 bis cp, se il danno è minimo e il comportamento non è abituale, il giudice può dichiarare la non punibilità, evitando la reclusione ma confermando la sussistenza del fatto;
  • sospensione del procedimento con messa alla prova: l’imputato può chiedere di svolgere lavori di pubblica utilità. Se la prova ha esito positivo, il reato si estingue senza menzione nel casellario giudiziale richiesto dai privati;
  • reazione ad atto arbitrario: l’articolo 393 bis cp prevede che non si è punibili se il pubblico ufficiale ha dato causa alla reazione eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

Un esempio pratico di resistenza a pubblico ufficiale

Si immagini il caso di un automobilista che, fermato per guida in stato di ebbrezza, inizi a spintonare gli agenti o acceleri bruscamente per evitare che il poliziotto possa sfilare le chiavi dal cruscotto. In questo scenario, l’uso della forza fisica per impedire l’identificazione o il sequestro del veicolo integra perfettamente la condotta di resistenza, poiché impedisce materialmente l’esercizio di una funzione pubblica.

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pena per resistenza a pubblico ufficiale

Orientamenti della giurisprudenza

La giurisprudenza ha chiarito aspetti specifici relativi alla fuga. In pratica, la fuga passiva, cioè il semplice scappare per sottrarsi a un controllo non costituisce resistenza, a meno che non si pongano in essere manovre pericolose che mettano a rischio l’incolumità degli inseguitori, configurando allora la “resistenza impropria”;

La Corte di Cassazione, con sentenze costanti, ha precisato che per la configurabilità del reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di opporsi a un pubblico ufficiale impegnato in un atto d’ufficio. Non è necessario che il colpevole riesca effettivamente a impedire l’atto; è sufficiente che la minaccia o la violenza abbiano anche solo creato un ostacolo temporaneo.

In particolare, la soglia di tollerabilità della violenza è molto bassa: anche una spinta o uno strattone volti a liberarsi dalla presa dell’agente possono portare a una condanna penale.

LEGGI pure Il postino è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio?

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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