Caso Etnaland: perché il parco è sotto sequestro e i rischi reali per i 200 dipendenti
Il parco di divertimenti acquatico più famoso della Sicilia è stato messo sotto sequestro: gravi le accuse. Ecco quali sono i motivi.
- Il parco divertimenti Etnaland è stato posto sotto sequestro preventivo l’11 febbraio 2026 dalla Procura di Catania per gravi reati ambientali, tra cui smaltimento illecito di rifiuti e scarichi non autorizzati.
- Le indagini hanno rivelato che i rifiuti venivano bruciati o interrati di notte e che la struttura operava con un’autorizzazione allo scarico scaduta dal 2019, priva di adeguati impianti di depurazione.
- A rischio la stagione turistica e circa 200 posti di lavoro diretti, in una struttura che nel 2024 ha generato un fatturato di oltre 13 milioni di euro.
La notizia ha scosso l’imprenditoria siciliana: il parco acquatico e tematico Etnaland, nelle vicinanze di Catania, è stato posto sotto sequestro preventivo. Secondo quanto emerso dalla conferenza stampa tenuta dal Procuratore Capo di Catania, Francesco Curcio, e dal direttore marittimo della Sicilia orientale, contrammiraglio Raffaele Macauda, le violazioni contestate non sono semplici irregolarità amministrative, ma reati ambientali complessi.
Le indagini hanno portato alla luce un sistema di gestione dei rifiuti definito dagli inquirenti come “organizzato e illecito”. Nello specifico, la struttura è accusata di:
- combustione illecita di rifiuti – durante le ore notturne, i rifiuti prodotti dal parco (inclusi rifiuti speciali) venivano bruciati o interrati in aree adiacenti, creando di fatto una discarica abusiva di circa 1.000 metri cubi;
- mancanza di depurazione – il parco, nonostante le espansioni strutturali degli ultimi anni, non disponeva di un impianto di depurazione adeguato al carico antropico (il numero di visitatori) supportato;
- autorizzazioni scadute – l’autorizzazione allo scarico delle acque reflue, fondamentale per un parco acquatico, risultava scaduta dal 2019 e mai rinnovata.
Come stabilito dal D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), l’assenza di autorizzazione allo scarico configura un reato che può portare al blocco immediato dell’attività produttiva fino alla messa a norma.
Cosa è emerso dalle indagini
L’operazione non è frutto di un controllo casuale, ma di un’attività di monitoraggio avanzato. La Guardia Costiera ha utilizzato sistemi di telerilevamento ambientale tramite elicotteri dotati di sensori termici.
Questi strumenti hanno rilevato anomalie termiche nel terreno durante la notte, compatibili con la combustione di materiali o con la presenza di discariche abusive attive “sotto traccia”. Il successivo sopralluogo a terra ha confermato la presenza di rifiuti interrati e tracce di roghi recenti.
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Quali sono le conseguenze economiche e per i lavoratori?
Il sequestro di una realtà imprenditoriale come Etnaland ha un effetto domino sull’economia locale. Non parliamo di una piccola impresa, ma di un colosso del turismo siciliano.Di seguito i dati rilevanti sull’impatto economico (Fonte: dati bilancio 2024/stime sindacali):
| Voce | Dettaglio |
| Fatturato (2024) | 13,82 milioni di euro |
| Dipendenti diretti | Circa 200 (stagionali e fissi) |
| Indotto | Servizi di ristorazione, manutenzione, trasporti e hotel limitrofi |
| Stato Attuale | Attività sospesa in attesa di bonifica e regolarizzazione |
Se il sequestro dovesse protrarsi fino all’estate, il danno occupazionale sarebbe ingente. I contratti stagionali, che costituiscono la maggior parte della forza lavoro del parco, potrebbero non essere attivati.
Quanto è credibile la proprietà e quali sono i precedenti?
La figura di Francesco Russello e della gestione del parco è ora al centro di un severo vaglio giudiziario. Non è la prima volta che la struttura finisce nel mirino delle autorità ambientali.
Già nel 2022, come riportato dalle cronache finanziarie e locali, era stata individuata una discarica abusiva all’interno di aree riconducibili alla gestione del parco, con il sequestro di mezzi e attrezzature. La reiterazione di comportamenti illeciti, come la gestione dei rifiuti “in casa” tramite interramento e l’operatività con autorizzazioni scadute dal 2019, aggrava la posizione della proprietà.
In termini giuridici, la recidiva o la continuità del reato potrebbero spingere il Giudice per le Indagini Preliminari a mantenere il sequestro preventivo per evitare che i reati vengano portati a ulteriori conseguenze, come previsto dall’articolo 321 del Codice di procedura penale.
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Cosa rischiano i responsabili?
Le accuse ipotizzate dalla Procura di Catania rientrano nei delitti contro l’ambiente, che il Codice Penale punisce severamente dopo la riforma della Legge 68/2015.
In particolare, si rischia l’imputazione per:
- inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.), punibile con la reclusione da 2 a 6 anni e multe da 10.000 a 100.000 euro;
- attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.) – se viene dimostrata l’organizzazione continuativa dello smaltimento illegale;
- combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis D.Lgs 152/2006) – la reclusione da 2 a 5 anni per chi appicca il fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata.
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