Bonifico tra parenti o familiari: cosa scrivere nella causale per evitare problemi con il Fisco
Vuoi scoprire quale causale del bonifico tra parenti usare per non attirare i controlli dell'Agenzia delle Entrate? In questa guida trovi regole, esempi pratici e limiti da conoscere prima di trasferire denaro a un familiare.
- Il bonifico tra parenti non ha limiti di importo, ma deve essere tracciabile e coerente con il reddito dichiarato.
- La causale va sempre indicata in modo chiaro (regalo, prestito infruttifero, contributo spese) e mai in modo generico.
- Sopra certe soglie possono scattare l’imposta di donazione o la richiesta di chiarimenti da parte del Fisco.
Ricevi un bonifico dai genitori per l’affitto, oppure aiuti un fratello in difficoltà con un versamento importante: sono gesti quotidiani, comuni in migliaia di famiglie italiane. Il problema nasce quando quella cifra, magari significativa, finisce sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate durante un controllo bancario. In questi casi la causale del bonifico diventa la prima prova a tua difesa. Vediamo insieme come scriverla correttamente e quali errori evitare.
Il bonifico tra parenti è tassato?
Il denaro ricevuto da un familiare non è reddito imponibile, quindi non va indicato nella dichiarazione dei redditi, a condizione che tu riesca a dimostrarne la natura non lavorativa.
Non esiste una soglia massima prevista dalla legge per i bonifici tra parenti: puoi trasferire anche somme elevate, purché l’operazione sia tracciabile e l’origine del denaro sia dimostrabile. Il vero rischio riguarda i controlli successivi, non l’operazione in sé.
L’Agenzia delle Entrate può analizzare i movimenti bancari sulla base degli articoli 32 del D.P.R. 600/1973 e 51 del D.P.R. 633/1972, che attribuiscono ampi poteri di indagine finanziaria. In assenza di giustificazioni, un versamento non spiegato può essere presunto reddito non dichiarato, con conseguente tassazione e sanzioni. Sta al contribuente fornire la prova contraria.

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Cosa scrivere nella causale del bonifico
La causale generica come “bonifico” o “trasferimento fondi” va evitata. Meglio indicare sempre il motivo reale dell’operazione, specificando anche il legame di parentela quando utile.
Alcuni esempi corretti:
- “regalo” o “donazione”, se si tratta di una liberalità senza vincoli di restituzione;
- “prestito infruttifero come da scrittura privata del [data]”, se la somma dovrà essere restituita senza interessi;
- “contributo spese universitarie e affitto“, per i bonifici periodici ai figli fuori sede;
- “donazione per acquisto prima casa” o “contributo per acquisto auto”, quando il denaro è destinato a un acquisto specifico.
Vanno invece evitate causali che richiamano un rapporto lavorativo o commerciale, come “compenso”, “onorario” o “fattura”, se il trasferimento è in realtà un aiuto familiare. In sede di verifica, espressioni di questo tipo rendono più complicato dimostrare la natura non reddituale della somma.
Ricorda che la causale non ha valore legale assoluto: è una sorta di autocertificazione, che il Fisco può comunque verificare e, se necessario, contestare con prove contrarie.
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Quando la causale non basta?
Quando il bonifico serve a permettere l’acquisto di un bene specifico – una casa, un’auto – si parla di donazione indiretta. In questi casi conviene che il genitore versi la somma direttamente sul conto del venditore, oppure su quello del figlio poco prima del pagamento, e che nell’atto di acquisto (il rogito notarile, ad esempio) venga inserita una clausola che attesti la provenienza del denaro.
Le donazioni indirette assumono rilevanza fiscale solo in due casi: quando vengono registrate volontariamente, oppure quando emergono nel corso di un accertamento. In quest’ultima ipotesi si applica l’aliquota massima dell’8%, indipendentemente dal grado di parentela, con una funzione dichiaratamente sanzionatoria.
Per le donazioni dirette di importo rilevante, l’articolo 782 del Codice civile richiede la forma dell’atto pubblico notarile, a pena di nullità. Le donazioni di modico valore (i regali per matrimoni, lauree, compleanni) non richiedono invece formalità particolari.
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Perché evitare i frazionamento dei bonifici
Dividere una somma elevata in più bonifici ravvicinati, nel tentativo di restare sotto presunte soglie di controllo, è una scelta rischiosa. Un’operazione frazionata risulta spesso più sospetta agli occhi del Fisco rispetto a un unico bonifico con importo pieno e causale trasparente.
Diverso è il caso dei bonifici periodici, come quelli mensili per l’affitto di un figlio fuori sede: se la causale chiarisce fin dall’inizio il motivo del versamento, la ricorrenza non costituisce un problema.
Per i pagamenti in contanti resta valido il limite generale di 5.000 euro tra soggetti diversi: sopra questa soglia è obbligatorio l’uso di strumenti tracciabili, compreso tra parenti.
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Un esempio tratto dalla giurisprudenza
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia, con la sentenza n. 4378 del 31 dicembre 2024, ha chiarito che i bonifici ricevuti da familiari non assumono automaticamente rilevanza reddituale, a meno che l’Amministrazione finanziaria non dimostri elementi concreti in senso contrario.
Nel caso esaminato, l’Agenzia delle Entrate aveva richiesto chiarimenti su versamenti ricevuti da un imprenditore dalla madre pensionata e dalla sorella, dipendente pubblica. In primo grado, la Commissione provinciale di Bari aveva dato ragione al Fisco; il giudizio è stato poi ribaltato in appello, riconoscendo la natura solidaristica dei versamenti, tracciabili e provenienti da soggetti con redditi già tassati.
Il principio che emerge è chiaro: il sostegno economico tra familiari stretti è considerato fisiologico all’interno del nucleo familiare, e non può essere automaticamente qualificato come reddito occulto se se ne può ricostruire la natura.
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Come fare in caso di controllo
Se l’Agenzia delle Entrate rileva un movimento sospetto, in genere invita il contribuente a un contraddittorio, chiedendo di giustificare l’operazione.
In questa fase è utile poter esibire:
- l’estratto conto con la causale del bonifico;
- eventuali scritture private (per i prestiti) o accordi scritti tra le parti;
- documenti che confermino la finalità dichiarata (contratto di affitto, atto di compravendita, certificato di laurea, e così via).
Conservare questa documentazione anche a distanza di anni è la precauzione più efficace, perché i controlli bancari possono riguardare periodi passati.
Se ricevi o effettui un bonifico di importo rilevante e hai dubbi su come documentarlo correttamente, o se hai già ricevuto una richiesta di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate, rivolgiti a un avvocato tributarista o a un notaio per una valutazione della tua situazione specifica: ogni caso ha caratteristiche proprie che meritano un’analisi personalizzata.
Causale bonifico parenti – Domande frequenti
No, se si tratta di una donazione o di un prestito reale, il denaro non è reddito imponibile e non va dichiarato.
Il Fisco può chiedere chiarimenti e, in assenza di prove, presumere che la somma sia reddito non dichiarato.
No, anzi: il frazionamento può apparire più sospetto di un unico bonifico con causale chiara.
Riferimenti normativi
- articoli 769-809 del Codice civile (disciplina della donazione);
- articolo 782 del Codice civile (forma della donazione);
- articolo 32 del D.P.R. 600/1973 e articolo 51 del D.P.R. 633/1972 (indagini finanziarie);
- D.Lgs. 346/1990 (imposta sulle successioni e donazioni);
- D.Lgs. 231/2007 (limiti all’uso del contante);
- Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia, sentenza n. 4378 del 31 dicembre 2024.
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