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Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: in cosa consiste il reato

In quali casi è illecito il traffico illecito di rifiuti e come è punito dal codice penale. Inquadramento del nuovo reato in tema di ecorifiuti, intitolato "attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti".

attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
  • Il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti punisce la cessione, la ricezione, il trasporto, l’esportazione, l’importazione o la gestione di ingenti quantitativi di rifiuti.
  • Il reato è di tipo comune, perché può essere commesso da chiunque, purché ponga in essere una attività organizzata con l’ausilio di mezzi, persone e risorse.
  • Il codice punisce con la pena da 1 a 6 anni, aumentata da 3 a 8 se si tratta di rifiuti ad alta pericolosità e fino alla metà in caso di rischio per la salute pubblica, disastro ambientale e se commesso in siti contaminati.

Il traffico di rifiuti rappresenta in Italia un fenomeno molto diffuso e pericoloso. Fino a qualche anno fa, le attività illecite che riguardavano i rifiuti erano punite come illeciti amministrativi e, dunque, con mere contravvenzioni. Il solo riferimento normativo, che in minima parte poteva punire condotte assimilabili al traffico illecito di rifiuti, era rappresentato dall’art. 260 del Testo Unico Ambientale.

Il dilagare delle operazioni ha fatto sentire sempre più forte l’esigenza di intervenire con una normativa specifica e la previsione di pene più severe, per punire i c.d. ecoreati. Tali urgenze sono state accolte con l’introduzione del reato attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, di cui all’art. 452 quaterdecies c.p., per effetto dell’art. 3 del D.Lgs. 1 marzo 2018, n. 21, poi recentemente integrato dal D.L. 8 agosto 2025, n. 116, convertito con modificazioni dalla L. 3 ottobre 2025, n. 147, che ha attribuito rilevanza penale a ulteriori condotte più specifiche, previste nel nuovo secondo comma. 

Cos’è il traffico illecito di rifiuti

Cosa si intende per traffico illecito di rifiuti? Per gestione abusiva ci si riferisce generalmente all’insieme delle operazioni finalizzate al commercio di rifiuti senza la preventiva richiesta e ottenimento delle opportune autorizzazioni, finalizzate a ottenere un guadagno illecito, spesso abbattendo i costi legali di gestione, smaltimento e tasse.

Ai fini della configurabilità del reato, per espressa previsione normativa, occorre che l’attività gestoria abbia a oggetto un ingente quantitativo di rifiuti.

La verifica in ordine alla sussistenza del rilevante quantitativo è di competenza del giudice di merito, mediante apposita valutazione circa l’entità e le modalità di organizzazione dell’attività di gestione intrapresa, il numero e le tipologie dei mezzi utilizzati e il numero dei soggetti che partecipano alla gestione stessa (Cass. 13 luglio 2004, n. 30373 e Cass., 6 ottobre 2005, n. 40828).

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Chi può commettere il reato di traffico illecito di rifiuti

L’illecito di cui all’art. 452 quaterdecies c.p. è un reato comune, poiché può essere commesso da chiunque. Ciò nondimeno il riferimento all’attività di tipo organizzato ha sollevato dubbi in ordine al fatto che tale reato possa essere commesso solo da un soggetto attivo, che sia in grado di concretizzare più operazioni ed allestimento di mezzi nell’ambito di attività continuative organizzate.

In più di una occasione è stato rilevato che tale locuzione potrebbe in qualche modo ricalcare la definizione di imprenditore o, meglio, di attività imprenditoriale, di cui all’art. 2082 c.c., con la conseguenza che tale fattispecie possa essere realizzata esclusivamente dall’imprenditore, integrando un reato proprio.

In realtà, tale dubbio è stato fugato dalla giurisprudenza nazionale, la quale ha affermato che (Cass. 11 marzo 2008, n. 18351; Cass. 13 gennaio 2017, n. 9133), nonostante la centralità assunta dall’elemento organizzativo, l’autore del reato può essere chiunque, prescindendo dalla qualifica assunta.

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traffico illecito di rifiuti cosa significa

Elemento soggettivo del dolo specifico 

Il reato di traffico illecito di rifiuti è finalizzato al conseguimento di un ingiusto profitto, che nel caso specifico, è rappresentato da qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale o anche in un risparmio di spesa.

Il profitto, per la configurabilità del reato, può anche non avere carattere economico. In alcuni casi è infatti da ritenersi integrato il reato in esame anche quando tale attività illecita sia realizzata per, a esempio, rafforzare la posizione in un determinato contesto non necessariamente lavorativo. Ciò che rileva è che il profitto sia immediato e derivante in modo diretto dalla commissione dell’illecito.

Quali condotte configurano il reato di traffico illecito di rifiuti

La norma individua diverse condotte ognuna delle quali integra il reato di gestione illecita di rifiuti cui all’art. 452 quaterdecies c.p. In particolare, ai fini della configurabilità dell’illecito occorre la cessione, la ricezione, il trasporto, l’esportazione, l’importazione o la gestione di ingenti quantitativi di rifiuti.

Elemento comune a ciascuna di tali condotte è rappresentato dalla continuità, intesa come realizzazione di comportamenti non occasionali, ma abituali e, dunque, ripetuti nel tempo, con una specifica programmazione delle attività e l’impiego di strumenti, mezzi e risorse, nonché l’utilizzo di manodopera. Le condotte, reiterate nel tempo, devono essere valutate come un unicum in continuità temporale.

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Come viene punito il reato di traffico illecito di rifiuti?

Il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti è punito con pene particolarmente severe, aggravate in presenza di specifiche circostanze. Le condotte di cessione, ricezione, trasporto, esportazione, importazione o gestione di ingenti quantitativi di rifiuti, di cui al primo comma, sono punite con la pena della reclusione da 1 a 6 anni.

In caso di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni. Le pene sono ulteriormente aumentate fino alla metà:

  • nelle ipotesi in cui dal fatto derivi un danno alla salute pubblica per pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, oppure il pericolo di compromissione o deterioramento;
  • se abbiano provocato un disastro ambientale che abbia interessato l’acqua o l’aria o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo o ancora, l’ecosistema, la biodiversità, anche agraria, la flora e la fauna, o quando il reato sia realizzato in siti contaminati o potenzialmente contaminati.

Misure accessorie

La consumazione del reato comporta generalmente anche l’applicazione di misure accessorie, quali:

  • interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.);
  • interdizione da una professione o da un’arte (art. 30 c.p.);
  • interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 32 bis c.p.);
  • incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

L’art. 452 quaterdecies c.p. prevede sempre l’applicazione della misura della confisca di tutte le cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Nelle ipotesi in cui non sia possibile procedere in tal senso, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca per equivalente.

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reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti

Concorso con altri reati 

Il traffico organizzato di rifiuti, così come disciplinato, si pone come fattispecie delittuosa autonoma e distinta rispetto ad altre, seppur similari, previsioni normative in materia di ecoreati.

Nello specifico, si differenzia dal reato di inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.), che punisce essenzialmente la compromissione o il deterioramento in modo significativo e misurabile dell’aria, acqua o suolo, nonché dalla fattispecie di disastro ambientale (art. 452-quater c.p.), causa di alterazione irreversibile o grave compromissione dell’ecosistema, della salute umana o della flora/fauna.

L’elemento che consente di distinguere il traffico organizzato di rifiuti, dalle altre citate fattispecie è rappresentato dal presupposto che, ai fini della punibilità, non assume rilievo l’effettività di un danno ambientale né la minaccia grave, poiché il dettato normativo si riferisce esclusivamente alla sola eventualità in cui il pregiudizio o il pericolo si siano effettivamente verificati.

L’autonomia del reato consente l’applicazione del regime del concorso con tali delitti quando la gestione organizzata produce effettive alterazioni dell’ambiente.

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Avv. Debora Mirarchi
Esperta in diritto tributario
Laureata all’Università di Bologna, sono iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 2012. Negli anni, ho collaborato con studi operanti nel settore tributario, acquisendo una significativa esperienza nella consulenza nazionale e internazionale, con focus in materia di fiscalità. Unitamente all’esercizio della professione, ho coltivato la passione per la scrittura, collaborando, in qualità di autrice, con le principali riviste specialistiche di settore.
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