Caso Santanchè: falso in bilancio, truffa all’INPS e bancarotta. Cosa rischia davvero?
Analisi giuridica dei reati in cui è coinvolta Daniele Santanchè: ecco cosa potrebbe rischiare.
Il nome di Daniela Santanchè, ministra del Turismo e senatrice di Fratelli d’Italia, è da mesi al centro del dibattito pubblico. Al di là delle polemiche politiche, vale la pena capire di cosa è accusata, quali reati le vengono contestati e cosa rischiano concretamente le persone coinvolte in vicende simili. Perché i casi dei personaggi famosi sono spesso un’ottima occasione per fare chiarezza su norme che riguardano tutti.
Di quali reati è accusata Daniele Santanchè?
Le indagini a carico della Santanchè ruotano principalmente attorno al gruppo editoriale Visibilia, di cui è stata amministratrice. Ma non solo.
I filoni aperti dalla Procura di Milano sono essenzialmente tre:
- falso in bilancio, per cui è già a processo;
- truffa aggravata ai danni dell’INPS, per cui è in attesa di giudizio;
- bancarotta fraudolenta, per cui è indagata in relazione a più società.
Vediamoli uno per uno.

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1. Falso in bilancio: di cosa si tratta?
Il falso in bilancio è un reato previsto dagli artt. 2621 e 2622 del Codice civile, introdotti nella formulazione attuale dalla Legge n. 69/2015. In sostanza, punisce chi – nelle comunicazioni sociali obbligatorie di una società – espone fatti materiali non rispondenti al vero, oppure omette informazioni rilevanti, con l’obiettivo di ingannare i soci o il pubblico e di ottenere per sé o per altri un ingiusto profitto.
Nel caso Santanchè, la Procura di Milano contesta che i bilanci di Visibilia siano stati alterati per diversi anni a partire dal 2014, mascherando le perdite reali del gruppo editoriale. Le segnalazioni erano partite dalla Consob (l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari), che aveva riscontrato irregolarità contabili. Il processo è già in corso e coinvolge altre 15 persone, tra cui il compagno della senatrice, Dimitri Kunz.
Cosa rischia chi commette falso in bilancio? Le pene variano da uno a cinque anni di reclusione per le società quotate in borsa (come era Visibilia), con aggravanti significative se il fatto causa un danno rilevante ai soci o ai creditori.
LEGGI pure Bancarotta impropria societaria: cos’è e quali sono le conseguenze
2. La truffa ai danni dell’INPS: il caso della “cassa Covid”
Questo è forse il profilo più comprensibile per il grande pubblico. Durante la pandemia da Covid-19, il Governo mise a disposizione delle imprese la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) in deroga – uno strumento previsto dal D.L. n. 18/2020 (il cosiddetto “Cura Italia”) – per sostenere i lavoratori in difficoltà.
L’accusa nei confronti della Santanchè è che tra il 2020 e il 2021 avrebbe richiesto e ottenuto la cassa integrazione per dipendenti che, in realtà, continuavano regolarmente a lavorare. In questo modo, l’INPS avrebbe erogato somme non dovute, a vantaggio dell’azienda. Si configura così, secondo la Procura, una truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, reato punito dall’art. 640-bis del Codice penale con la reclusione da uno a cinque anni.
Il procedimento è attualmente fermo all’udienza preliminare, in attesa di una decisione della Corte Costituzionale su un conflitto di attribuzioni sollevato dal Senato. Un passaggio tecnico che ha fatto slittare i tempi – e avvicinato il rischio della prescrizione.
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3. La bancarotta fraudolenta: i casi Ki Group e Bioera
Le grane giudiziarie non finiscono qui. La Santanchè è indagata anche per bancarotta fraudolenta in relazione a due società fallite del settore del biofood:
- Ki Group Srl, di cui è stata presidente e legale rappresentante dal 2019 al 2021;
- Bioera Spa, fallita a fine 2024, di cui è stata presidente fino al 2021.
La bancarotta fraudolenta è disciplinata dall’art. 216 della Legge Fallimentare (R.D. n. 267/1942), oggi in parte aggiornata dal Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. n. 14/2019). Si tratta di un reato grave, che punisce chi – in vista o in conseguenza del fallimento – distrae beni dall’azienda, falsifica la contabilità o compie operazioni dolose che aggravano il dissesto. Le pene arrivano fino a dieci anni di reclusione.
Nel caso Bioera, la relazione del liquidatore avrebbe evidenziato un patrimonio netto negativo di circa 8 milioni di euro, attribuibile – secondo gli inquirenti – a operazioni dolose. I tre fascicoli (Ki Group Srl, Ki Group Holding Spa e Bioera) dovrebbero essere riuniti in un unico procedimento.
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Cosa ci insegna il caso Santanchè
Al di là delle vicende personali della senatrice, il caso Santanchè ci ricorda alcune cose importanti:
- la trasparenza dei bilanci è un obbligo legale, non una scelta: chi gestisce una società è responsabile della correttezza delle informazioni fornite al mercato e ai soci;
- la cassa integrazione è uno strumento pubblico di protezione sociale e il suo utilizzo improprio costituisce un reato perseguibile penalmente;
- l’amministratore di una società – anche se non opera direttamente nella gestione quotidiana – può essere chiamato a rispondere penalmente delle scelte compiute durante il suo mandato.
Approfondisci leggendo Procedimento penale: cos’è, come funziona e cosa si rischia
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