Filippo Bellinzoni

Avvocato civilista
27 ott 2021
Consulenza

La confisca di prevenzione antimafia e la (mancata) tutela del terzo promissario acquirente del bene confiscato

L'analisi e il commento della pronuncia della Corte di Appello di Roma a proposito tutela del terzo promissario acquirente di un bene immobile oggetto di sequestro/confisca, in riferimento alla legge 31/05/1965 n.575

La Corte di Appello di Roma si è pronunciata sulla questione della tutela del terzo promissario acquirente di un bene immobile oggetto di sequestro/confisca ai sensi della legge 31/05/1965 n.575, che precede la normativa organica del D.lgs 159/2011, regolando solo parzialmente lo status dei terzi aventi diritti sul bene sottoposto alla misura di prevenzione, e quello dei creditori del prevenuto.

Infatti, la legge del 1965:


Tale incompletezza è sanata solo in parte dalla legge 24/12/2012, n.228, art. 1, commi da 194 a 200, che prevede un iter di tipo fallimentare limitatamente a coloro che prima della confisca abbiano trascritto o siano intervenuti in un pignoramento o iscritto un’ipoteca, stabilendo tra l’altro che:

194. Sui beni confiscati all’esito del procedimento di prevenzione per i quali non si applica la disciplina dettata dal libro 1 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, non possono essere iniziate o proseguite, a pena di nullità, azioni esecutive” e che “197. Fuori dei casi di cui al comma 195, gli oneri e pesi iscritti o trascritti sui beni di cui al comma 194 anteriormente alla confisca sono estinti di diritto.



La confisca di prevenzione antimafia

La vicenda


Nel 2006 il promissario acquirente di un immobile aveva convenuto in giudizio la società promittente venditrice, al fine di ottenere il trasferimento della proprietà ai sensi dell’art. 2932 c.c. La domanda era stata ritualmente trascritta agli effetti dell’art. 2652 c.c. comma 1 n. 2. La convenuta si era opposta alla domanda.

Dopo un lunghissimo iter giudiziario fino alla Cassazione, nel corso del giudizio di rinvio innanzi alla Corte di Appello, l’immobile oggetto del preliminare veniva sottoposto a confisca di prevenzione ai sensi della legge 575/1965. E in ragione della sopravvenuta confisca, l’amministratore giudiziario eccepiva in giudizio l’improcedibilità e/o improponibilità della domanda di esecuzione specifica del contratto preliminare, perché il promissario acquirente non aveva diritto alla tutela dell’art. 2 ter della legge 575/1965 non essendo titolare di un diritto reale, ma solo di un diritto di obbligazione, e precisava che con la confisca lo Stato aveva acquistato la proprietà a titolo originario.

In effetti, vigente la legge 575/1996, la giurisprudenza era consolidata nel senso che il diritto obbligatorio del promissario acquirente non costitutiva la “appartenenza” richiesta dall’art. 2 ter, identificabile solo con il diritto di proprietà del bene confiscato [qui nota 1], nulla disponendo per le domande giudiziali trascritte, poi regolate e tutelate dall’art.55 del D.lgs. 159/2011, cosiddetto “codice antimafia”.

L’attore replicava che, avendo trascritto la sua domanda, ai sensi dell’art.2652 c.c. I° comma n.2, l’effetto del trasferimento della proprietà pronunciato dalla sentenza di accoglimento retroagiva alla data di quella trascrizione, anteriore alla confisca, quindi l’immobile gli “apparteneva” già prima che fosse applicata la misura di prevenzione, consentendogli la tutela dell’art.2ter della legge 575/1965 [cfr.Cass.civ.,sez.un.,16/09/2015,n.18131].

Inoltre che anche se la confisca disposta dal giudice penale rendeva il bene indisponibile, il giudice civile era competente a decidere sulla formazione del titolo di proprietà, che lo avrebbe legittimato a chiedere la revoca della misura cautelare; e che la natura dell’acquisto seguito alla confisca era irrilevante, e comunque era a titolo derivativo.


La decisione della Corte d’Appello


Premesso di condividere la tesi della natura originaria dell’acquisto da parte dello Stato, la Corte di Appello ha respinto la domanda di trasferimento della proprietà perché “la condizione giuridica del bene – ormai acquisito al patrimonio pubblico – rende inapplicabile l’art. 2932 c.c., poiché la natura costitutiva della sentenza porta ad escludere la possibilità di operare un trasferimento che all’attualità – vale a dire al momento della costituzione del diritto – riguarderebbe un bene non più liberamente commerciabile e trasferibile”, aggiungendo che la trascrizione della domanda giudiziale non elimina tale ostacolo “poiché la trascrizione vale a risolvere conflitti tra più aventi causa, ma è irrilevante nei confronti dell’amministrazione che acquista il bene a titolo originario, ex lege”.

Nella sostanza, la Corte di merito afferma che non è possibile trasferire un bene già intrasferibile al momento del passaggio della proprietà, aggiungendo che l’acquisto del promissario non può essere retrodatato a prima della confisca, perché la data della trascrizione vale nei conflitti tra più aventi causa, ma è irrilevante nei confronti di un acquisto a titolo originario com’è quello dello Stato per i beni confiscati.

In proposito tuttavia, e a censura del ragionamento della Corte di appello, deve rilevarsi che nessuna norma stabilisce la natura originaria o derivativa di tale titolo di acquisto, cui vigenti la legge 575/2016 e il D.lgs. 159/2011 la giurisprudenza attribuiva natura “derivativa”, successivamente ritenuta “originaria” solo dopo l’entrata in vigore dell’art.1 comma 197 della legge 228/2012 (cfr.supra).

Si è anche affermato che ”superando la condivisa opinione della giurisprudenza civile e penale sulla natura derivativa del titolo di acquisto del bene immobile da parte della Stato a seguito della confisca il legislatore ha inteso ricomprendere questa misura nel solco delle cause di estinzione dell’ipoteca disciplinate dall’art. 2878 c.c. [motivazione di Cass.civ.sez.un.,07/05/2013, n.10532], quindi è un problema che non ancora avuto una soluzione definitiva.


Commento


Sebbene fondata su due principi consolidati, come la natura costitutiva della sentenza di trasferimento della proprietà ex art.2932 c.c. [cfr. Cass.civ.,sez.un., 03/07/1993] e la non opponibilità dell’effetto preclusivo della trascrizione ex art.2644 c.c. all’acquirente a titolo originario [cfr.Cass.civ.,03/02/2005, n.2161], tenuto conto anche della specificità delle norme della legge 575/19605 la sentenza si presta a considerazioni critiche.

Poiché:

1. Anzitutto, l’impossibilità di trasferire la proprietà di un bene incommerciabile al momento della costituzione del diritto è un problema solo apparente. Poiché la sentenza che ex art.2932 c.c. trasferisce l’immobile dal promittente venditore al promissario acquirente in esecuzione del contratto preliminare ha effetto tra le parti e regola il loro rapporto, ma non influisce né è finalizzata a contrastare il diritto acquistato dallo Stato – che anzi l’attore presuppone, e di cui dà atto nelle sue difese – ma vale solo a definire il rapporto contrattuale con la convenuta/promittente venditrice, ed è finalizzata ad acquisire il titolo che legittima la richiesta di revoca della confisca nel procedimento di prevenzione.

In proposito, va notato che la legge del 1965 prevede la coesistenza della precedente proprietà del terzo e di quella dello Stato, come presuppone l’art.2 ter, che attribuisce al terzo cui “appartiene”, cioè è proprietario del bene, la facoltà di chiedere la revoca della confisca. E che la giurisprudenza ha affermato la competenza del giudice civile alla formazione del titolo di proprietà del terzo, e quella del giudice penale per l’abolizione della misura di prevenzione, abolizione che se concessa non trasferisce, ma fa venir meno la proprietà dello Stato; nonché l’autonomia dei due procedimenti [cfr.Cass.civ.08/03/2017, n.5790, Cass.pen., 24/04/2018, n.33888., Cass.pen. 06/03/2018, n.22899].

Quindi, l’indisponibilità del bene confiscato non impedisce al giudice civile di trasferire la proprietà dal promittente venditore al promissario acquirente. Fermo restando che nei confronti della proprietà dello Stato quella del privato rimane solo un titolo formale, che tuttavia ai sensi dell’art. 2ter gli consente di tutelare il proprio diritto nel procedimento di prevenzione, essendo chiamato dal tribunale o in difetto proponendo un incidente di esecuzione [giurisprudenza costante – cfr. Cass.pen., 06/03/2018, n.22899; Cass.pen.,10/04/2018, n.21741].

2. Escluso il conflitto tra la proprietà del privato e quella acquisita dallo Stato, non occorre confrontare la data delle relative trascrizioni, quindi la natura originaria dell’acquisto seguito alla confisca è irrilevante. E vale la norma dell’art. 2652 c.c. comma I°, n.2, relativa alla cosiddetta funzione prenotativa della trascrizione della domanda ex art.2932 c.c., che fa retroagire il trasferimento della proprietà pronunziato dalla sentenza, in sostanza conferendo al preliminare lo stesso effetto del contratto definitivo; in proposito vale la motivazione di Cass.civ.sez.un.18/09/2015, n.18131]. La retrodatazione non influisce sulla indisponibilità, ma implica l’“appartenenza” dell’immobile prima della confisca, quindi legittima l’attore/già promissario a far valere il suo diritto nel procedimento di prevenzione.

3. La sentenza che decide la domanda ex art. 2932 c.c. ha natura costitutiva del trasferimento della proprietà che le viene richiesto; ed è principio consolidato che la domanda giudiziale va interpretata tenendo conto del contenuto sostanziale della pretesa azionata anche a prescindere dalla formula adottata, in relazione alla finalità effettiva che la parte intende perseguire [giurisprudenza consolidata: Cass.civ.20/7/2018, n.19435; Cass. civ.,09/11/2017, n.26559; Cass.civ.17/10/2016, n.20959]. Nel caso in esame il fine perseguito ed espresso dal promissario acquirente che ha trascritto la sua domanda è quello di far attestare che il trasferimento della proprietà pronunciato dalla sentenza ha effetto dalla data di quella trascrizione, legittimandolo a intervenire in sede penale per chiedere la revoca della confisca, così dando sostanza a una proprietà solo formale, Quindi la sentenza dovrà essere anche dichiarativa di tale situazione.

Può concludersi che, avendo presupposto e ritenuto impossibile un inesistente passaggio al promissario/attore della proprietà acquisita dallo Stato, la sentenza ha considerato erroneamente decisivo il titolo originario dell’acquisto del bene sottoposto a misura di prevenzione, disapplicando la norma dell’art. 2652 c.c. I° comma n.2, mentre, ricorrendone gli estremi nel rapporto tra le parti contrattuali, avrebbe dovuto pronunciare il trasferimento della proprietà dal promittente venditore al promissario acquirente con effetto ex tunc alla data di trascrizione della domanda, riservata al giudice penale la decisione sulla revoca della confisca.

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