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Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti: come viene punito il reato?

Tutto ciò che bisogna sapere sul reato di emissione di documenti falsi, per riconoscere, prevenire e difendersi legalmente.

reato di emissione di documenti falsi
  • L’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti è un reato tributario, punito con la reclusione da quattro a otto anni.
  • Le operazioni sono inesistenti, se non realmente effettuate in tutto o in parte (oggettivamente inesistenti) o eseguite da un soggetto diverso (soggettivamente inesistenti).
  • Il reato si configura sempre con la sola emissione di fatture, indipendentemente dall’importo evaso.

L’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti è uno dei reati tributari non solo più frequente, ma anche più grave. Qualche anno fa, con l’introduzione del noto Superbonus, le frodi sono nettamente aumentate, oltre a essere cresciuti a dismisura anche i prezzi dei materiali e delle materie prime.

Si tratta di un delitto previsto dall’art. 8, Decreto Legislativo n. 74/2000 e punito con pene severe e con conseguenze patrimoniali immediate, come sequestri e confische. Ricevere un avviso di garanzia o venire coinvolti in un’indagine per emissione di fatture per operazioni inesistenti è comprensibilmente un fatto che getta nello sconforto, soprattutto per il tecnicismo della materia tributaria.

Per questo motivo conoscere cosa fare e a chi rivolgergli già durante la fase delle indagini preliminari è una mossa vincente sia per limitare l’impatto cautelare (sequestri), sia per costruire una strategia difensiva efficace.

Cosa si intende per fatture inesistenti

Per “fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” si intendono le fatture o gli altri documenti emessi con riferimento a operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte. Per esempio, una ditta emette una fattura dove è descritta la posa del cappotto termico, che, in realtà, non è mai stata eseguita o è stata eseguita solo in parte.

In tal caso, l’obiettivo è evadere le imposte: l’IVA, prevista per la prestazione (posa del cappotto), è detratta al fine di ridurre l’importo dovuto e, allo stesso modo, il costo del servizio di manodopera (e il costo dei materiali), anche se non effettuato viene portato in deduzione per ridurre l’IRPEF o l’IRES dovuta.

In altri termini, le fatture o altri documenti per operazioni inesistenti consistono in documenti che attestano e certificano eventi in realtà non verificatisi, in tutto o in parte, oppure verificatisi, ma con modalità differenti.

Scopri di più su Cosa si intende per fattura quietanzata e come funziona

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Differenza fra operazioni soggettivamente inesistenti e oggettivamente inesistenti

Per la configurabilità del reato, l’inesistenza dell’operazione può essere in base all’oggetto o al soggetto. Il reato può dunque realizzarsi con il compimento di una:

  1. operazione oggettivamente inesistente . in questo caso, la fattura è oggettivamente falsa, in quanto certifica eventi non avvenuti o avvenuti solo in parte (servizio di posa del cappotto mai avvenuto, beni mai consegnati ecc.);
  2. operazione soggettivamente inesistente – le fatture o altri documenti si riferiscono a una operazione effettivamente realizzata ma da soggetti diversi da quelli risultanti dalla fattura (es. società cartiere, cioè persone giuridiche, esistenti solo formalmente al fine di “emettere carta”, cioè di emettere fattura, ma, in realtà, non svolgono nessuna attività economica).

Ne deriva che la distinzione non è meramente terminologica, poiché l’inquadramento dell’operazione fra inesistente da un punto di vista oggettivo o soggettivo incide profondamente sulla strategia difensiva e sul materiale probatorio che devi esibire per sollevarti dalla responsabilità.

Operazioni inesistenti vs sovrafatturazione

Per completare il quadro e comprendere al meglio che cosa si intente per operazioni inesistenti è necessario distinguere tale delitto dalla sovrafatturazione. Tale fenomeno si configura quando nella documentazione o nella fattura sono indicati costi o IVA in misura superiore a quella reale.

Per semplificare, in tale caso non si tratta di inesistenza, perché l’operazione (es. ristrutturazione di casa) è stata effettivamente eseguita fra le stesse parti, che risultano formalmente dai documenti contabili; l’unica irregolarità riguarda l’importo, che è gonfiato.

Quando si configura il reato di operazioni inesistenti

Il reato si realizza semplicemente con la mera emissione di fatture false, indipendentemente dalla registrazione del documento contabile o dal successivo pagamento.

Come qualsiasi delitto, oltre alla esecuzione del comportamento punito, occorre anche la sussistenza dell’elemento soggettivo, ovvero l’intenzione e la volontà di commettere il reato.

Nel caso specifico dell’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, deve essere dimostrato il dolo specifico, consistente nel fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto.

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cosa rischia chi emette fatture false

Trattamento sanzionatorio e prescrizione del reato

Il reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti è punito con la pena della reclusione da quattro a otto anni.

Oltre alla pena c.d. di base, l’art. art. 8, Decreto Legislativo n. 74/2000 prevede una reclusione ridotta da un anno e sei mesi a sei anni, se l’importo non rispondente al vero, indicato nelle fatture o nei documenti, per periodo d’imposta, è inferiore a 100.000 euro.

Il termine ordinario di prescrizione del reato è pari a 8 anni, che può aumentare in caso di atti interruttivi. Il calcolo del termine prescrizionale decorre dal momento di emissione dell’ultima fattura nel caso di pluralità di documenti.

Quando si configura il concorso nel reato di fatture per operazioni inesistenti

Per il reato di fatture per operazioni inesistenti, puoi rispondere anche a titolo di concorso. Ai sensi dell’art. 110 c.p. il concorso nel reato si verifica quando più soggetti partecipano, con un contributo consapevole e volontario, alla realizzazione della condotta illecita.

Nello specifico caso del reato di cui all’art. 8, Decreto Legislativo n. 74/2000, il concorso si può configurare quando una “cartiera” è formalmente intestata a un soggetto nullatenente, ma, di fatto, è gestita da un altro imprenditore. Entrambi i soggetti possono rispondere in concorso se vi è prova della consapevolezza e del contributo causale. Per la configurabilità del concorso, è necessario che sussista un contributo concreto, causale e consapevole.

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Le fatture false sono sempre reato?

Rispondere a questa domanda non è semplice, perché occorre valutare una serie di elementi. In primo luogo, bisogna precisare che non esiste una soglia di punibilità minima. Questo significa che il reato si consuma nel momento in cui è emessa la fattura, indipendentemente dall’importo e dall’imposta che si evade.

Ne consegue che se emetti una fattura per un’operazione che è inesistente (oggettivamente o soggettivamente), con l’intenzione di consentire a terzi di evadere l’imposta, sei automaticamente responsabile, anche se l’importo è modesto.

Non si consuma il reato in assenza di dolo. Per esempio, se emetti una fattura ignorando che l’operatore non esiste, dunque, in assoluta buona fede, potresti non essere ritenuto responsabile.

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Qual è la pena penale per chi emette fatture false

Come difendersi dal reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Prima di tutto, se sei coinvolto in indagini congiunte della GdF e della Procura per fatture inesistenti, devi subito rivolgerti a un avvocato esperto nella materia penal-tributaria. Ciò in quanto il professionista che ti segue non può essere specializzato solo nel settore penale, né solo in materia tributaria.

Il giusto avvocato saprà consigliarti al meglio dopo aver studiato il caso specifico.Per scagionarti dalle accuse, in sede di indagine dovrai raccogliere il maggior numero di prove, che dovranno dimostrare la tua totale inconsapevolezza di partecipare a una frode.

Non si tratta di una prova semplice da fornire, perché la giurisprudenza, negli anni, ha chiarito che anche in presenza di indici evidenti di anomalia o in assenza di verifiche e controlli, potresti, in ogni caso, essere ritenuto responsabile, anche se eri in buona fede.

Per esempio, se affidi la ristrutturazione della tua casa a una ditta, che però non ha dipendenti e collaboratori o in numero non adeguato a posare il cappotto su un condominio molto grande, potresti essere considerato consapevole della frode e rispondere del reato.

Cosa fare per evitare una contestazione

Provare la tua buona fede in caso di contestazioni per operazioni inesistenti non è mai semplice, perché si tratta di difendersi in una fase successiva, con a volte anche difficoltà per mancanza di documentazione, che probabilmente non hai richiesto per inesperienza.

L’intervento di un legale può essere utile anche prima di intraprendere una collaborazione o altro con un soggetto, non solo per evitare il carcere, ma anche per scongiurare l’applicazione di misure preventive.

In fase preventiva, è fondamentale adottare procedure interne di controllo e tracciabilità, quali:

  • due diligence, ovvero verificare l’affidabilità del fornitore. Per esempio, controlla l’iscrizione alla Camera di Commercio, la sede operativa reale, accertare la presenza di struttura organizzativa (dipendenti, mezzi, sito operativo) e, se possibile, anche la regolarità fiscale;
  • documentare l’esecuzione dell’operazione. Se affidi la ristrutturazione di una casa, informati per iscritto degli avanzamenti di lavoro, in modo costante e, se ti è possibile, scatta foto e video del cantiere o chiedi che ti vengano inviati;
  • traccia ogni pagamento. Chiedi di pagare ogni importo anche minimo con mezzi tracciabili (bonifici, assegni), avendo cura di essere più preciso possibile nella indicazione della causale.

La mancanza di verifiche minime può essere interpretata come indice di consapevolezza o quanto meno di grave negligenza, non scusabile.

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Avv. Debora Mirarchi
Esperta in diritto tributario
Laureata all’Università di Bologna, sono iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 2012. Negli anni, ho collaborato con studi operanti nel settore tributario, acquisendo una significativa esperienza nella consulenza nazionale e internazionale, con focus in materia di fiscalità. Unitamente all’esercizio della professione, ho coltivato la passione per la scrittura, collaborando, in qualità di autrice, con le principali riviste specialistiche di settore.
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