Che fine fanno i debiti di una società estinta?
Estinzione della società e debiti rimasti insoluti: analisi di responsabilità residue, successione nei rapporti giuridici e tutela dei creditori.
- L’estinzione della società non determina automaticamente la cancellazione anche dei debiti societari, che nel rispetto di precisi limiti si trasferiscono ai soci.
- I soci nelle società di capitali sono responsabili limitatamente alla propria quota, ricevuta in sede di riparto, mentre nel caso di società di persone sono illimitatamente e solidalmente responsabili.
- I liquidatori sono responsabili dei debiti societari solo in caso di mala gestio, per il danno cagionato.
L’estinzione di una società non comporta automaticamente l’annullamento dei debiti societari. Sebbene la persona giuridica, a seguito di cancellazione, non possa essere più considerata parte di rapporti obbligatori, ciò non significa che i debiti “svaniscano”: questi si distribuiscono ai soci e, in alcuni casi, anche ai liquidatori.
La giurisprudenza nazionale, nel silenzio normativo, negli anni, ha affermato il principio di successione dei soci in base al quale, i crediti della società, in presenza di determinati presupposti, si trasferiscono (Cass. 12 marzo 2013, nn. 6070, 6071 e 6072).
È dunque errato pensare che con la cancellazione della società dal Registro delle Imprese si cancelli anche il debito, poiché ci sono diversi soggetti (soci e in alcuni casi anche liquidatore), a cui rivolgersi per far valere i propri diritti. La fine dei debiti di una società estinta dipende strettamente dalla natura e tipologia della società estinta, parte debitrice di un rapporto. Entriamo più nel dettaglio.
Trasferimento ai soci dei debiti societari
La cancellazione della società comporta la cessazione dell’esistenza della persona giuridica, il che significa che non può essere più considerato centro di imputazioni di diritti e obblighi. Ciò nonostante, l’estinzione non decreta l’annullamento dei rapporti pendenti.
L’ordinamento, infatti, non consente che un debito venga cancellato per il solo fatto che il debitore-persona giuridica abbia cessato di esistere. I rapporti obbligatori ancora pendenti subiscono piuttosto una sorta di trasformazione soggettiva.
I beni e le risorse non confluiti nel bilancio di liquidazione sono ripartiti fra i soci, con la conseguenza che i creditori della società possono aggredire direttamente tali beni senza dover “riaprire” la società, ma possono agire direttamente nei confronti dei soci titolari.
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Cosa succede ai debiti non pagati nelle società di capitali?
La gestione dei debiti di società di capitali si fonda sul principio generale della responsabilità limitata dei soci. Il creditore sociale, ai sensi dell’art. 2495 c.c., rimasto insoddisfatto, può agire nei confronti dei soci per ottenere il soddisfacimento del proprio diritto alla restituzione, nei limiti di quanto da questi ricevuto in sede di riparto finale.
In altri termini, ciò che è uscito dal patrimonio sociale in sede di liquidazione, che nuoce in qualche modo l’interesse del creditore, può essere richiesto indietro.
Se, al contrario, è accertato che dal piano di riparto il socio non abbia ricevuto alcunché, salvo dimostrazione di condotte fraudolente, l’azione restitutoria del creditore è destinata a fallire.
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Qual è la responsabilità del liquidatore?
Unitamente ai soci, anche i liquidatori possono essere ritenuti in qualche modo responsabili. L’attribuzione di profili di responsabilità non è automatica, ma è subordinata alla dimostrazione della causazione di un danno, dovuto dalla condotta negligente o incurante.
Nel caso in cui, infatti, sia provato che la mancata soddisfazione dei creditori sia dovuta a mala gestio, il liquidatore risponde a titolo di risarcimento per il danno cagionato.
Il liquidatore può essere considerato responsabile se:
- distribuisce somme ai soci prima di aver verificato tutte le passività;
- ignora contenziosi ancora pendenti;
- non accantona fondi per cause in corso;
- procede alla cancellazione, pur in presenza di accertamenti fiscali non definitivi;
- omette adeguate verifiche sulla situazione debitoria.
La sua responsabilità non è autonoma rispetto alla posizione del socio ed è limitata alla ipotesi di danno cagionato per violazione di obblighi di legge. In tali casi, il liquidatore può essere chiamato a rispondere personalmente del pregiudizio arrecato ai creditori.
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Debiti non pagati di società di persone
Diversa è la sorte dei debiti non versati in caso di società di persone. In linea generale, per tali enti vige l’opposto principio, previsto per le società di capitali: i soci sono responsabile di debiti societari illimitatamente e solidalmente. Ciò significa che ciascun creditore può agire nei confronti di qualsiasi socio per ottenere il soddisfacimento del proprio diritto.
L’eccezione a tale regola generale è rappresentata dalla Sas e dalla Snc: con riferimento a tali società rispondono in via personale e solidale dei debiti societari esclusivamente gli accomandatari, mentre gli accomandanti sono tenuti al versamento limitatamente a quanto ottenuto in sede di riparto finale. In tali realtà societarie, infatti, la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali rappresenta una caratteristica strutturale del modello organizzativo.
Debiti fiscali non pagati
Disciplina specifica seguono i debiti tributari non onorati. Ai sensi dell’art. 36, c. 3, D.P.R. n. 602/1973, per i debiti tributari della società, i soci sono responsabili nei limiti di quanto essi hanno ricevuto in denaro o in natura negli ultimi due periodi d’imposta precedenti alla messa in liquidazione dagli amministratori o dai liquidatori durante il tempo della liquidazione.
L’Amministrazione finanziaria può rivolgersi ai soci nei limiti stabiliti dalla legge e, ove ne ricorrano i presupposti, ai liquidatori responsabili. Eventuali debiti fiscali possono emergere anche a distanza di anni, a seguiti di controlli e verifiche. Ciò in quanto, l’Agenzia fruisce di un arco temporale anche molto ampio per controllare, da un punto di vista fiscale, un ente.
Per tale motivo, nella prassi professionale, viene spesso consigliato di valutare con attenzione la presenza di rischi fiscali latenti prima di procedere alla distribuzione dell’attivo.
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Quali sono le tutele previste dai creditori
Dal punto di vista dei creditori, il primo passo consiste nell’accertare se vi siano state distribuzioni di attivo ai soci. In presenza di riparti finali, il creditore può agire direttamente nei confronti dei beneficiari entro i limiti delle somme percepite.
Parallelamente, è opportuno verificare il comportamento dei liquidatori durante la fase di scioglimento. Una gestione negligente o contraria alle regole della liquidazione può infatti costituire il presupposto per una responsabilità personale.
L’analisi della documentazione societaria, del bilancio finale di liquidazione e delle risultanze del Registro delle Imprese assume pertanto un’importanza decisiva per valutare la concreta ricuperabilità del credito.
Come funziona la liquidazione giudiziale?
La disciplina della crisi d’impresa consente al giudice competente di aprire la liquidazione giudiziale entro un anno dalla cancellazione, ove si accerti che, al momento dell’estinzione, sussistevano i presupposti di insolvenza. Questo meccanismo, erede della previgente disciplina normativa, ha una funzione ordinatrice e tutelante.
L’apertura della procedura permette di concentrare le azioni, evitare corse preferenziali, recuperare attivi sopravvenuti e verificare eventuali responsabilità di amministratori e liquidatori.
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