Decreto scuola: le novità per gli studenti “stranieri” e le nuove norme in vigore
In questa guida trovi una spiegazione critica sulle novità del nuovo decreto scuola che mette sul banco burqa, studenti stranieri e corsi di italiano.
È una settimana alquanto singolare quella che sta per concludersi, sancita da un’attenzione particolare verso l’abbigliamento. Tra consigli giudicanti rivolti a chi è solito indossare le gonne, confusione terminologica su parole usate per incutere timore e voli pindarici alla fashion week, sono state approvate alcune importanti novità che riguardano il settore scuola. Vediamo quali sono le nuove regole inserite nel decreto scuola, con qualche considerazione sul tema.
Cosa prevede il nuovo decreto scuola?
Il Consiglio dei Ministri introduce alcune nuove regole restrittive riguardanti gli studenti e le studentesse “non italiani” che popolano le aule scolastiche – gli stessi e le stesse che aiutano l’Italia a non vincere la gara a colpi di rughe contro il Giappone.
Il decreto scuola prevede principalmente tre novità:
- un tetto massimo di alunni e alunne stranieri nelle classi;
- il divieto di andare a scuola indossando il burqa o il niqab;
- l’obbligo per i genitori nati altrove di seguire corsi di italiano.
Analizziamole, punto per punto.
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1. Tetto massimo per chi non parla italiano
Il nuovo decreto scuola – firmato dallo stesso Valditara che ha vietato l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole elementari e medie – approva un limite pari al 30% di alunni e alunne stranieri per classe. Questo limite dovrebbe entrare in vigore a partire dall’anno scolastico 2027-2028 e dovrebbe essere applicato nelle classi prime di elementari, medie e superiori. Ma cosa si intende per studenti stranieri, in pratica?
Non si tratta di un dato che si evince dal colore della pelle, che sia chiaro – nonostante qualche strafalcione istituzionale abbia connesso questa nuova norma a una possibile “fuga dei bianchi” dalle scuole pubbliche – qualunque cosa voglia dire, considerato che chi arriva da zone di guerra come l’Ucraina bianco, di fatto, lo è.
Non dovrebbero finire in questa percentuale gli studenti e le studentesse nati in Italia, anche coloro i quali – per motivazioni legate alla mancanza di una legge – non hanno la cittadinanza italiana, e chi ha un background migratorio, ma ha comunque già fatto almeno due anni di scuola dell’infanzia, o tre anni consecutivi senza bocciature di medie o superiori (e sì, anche di elementari, dove la bocciatura comunque non avviene).
In pratica, il criterio alla base dello smistamento non è un cappello parlante, ma la conoscenza dell’italiano. Cosa che si potrebbe risolvere con dei corsi di potenziamento personalizzati – come ha suggerito qualche preside più accorto.
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2. Il divieto di burqa e niqab
Se il senso del primo punto esaminato è – a detta del Governo – quello di garantire un’equilibrata composizione delle classi e l’integrazione degli studenti stranieri – cosa possiamo dire sul secondo?
La norma sul divieto di andare a scuola con il volto coperto – perché sarebbe impossibile procedere con il riconoscimento della persona – è forse frutto di ignoranza terminologica? C’è, infatti, molta differenza tra indossare il velo per coprire i capelli e le orecchie – che si chiama hijab – e andare in giro con una copertura integrale.
Vietare il niqab – cioè il velo che cela anche il volto lasciando scoperti soltanto gli occhi – e il burqa – una copertura che copre anche gli occhi, nascosti da un pezzo di stoffa a griglia – è come mettere un cartello davanti alle scuole con su scritto “qui non può entrare chi ha messo piede sulla luna”.
Proprio ieri, stavo andando a comprare uno shampoo e ho beccato una mamma – con velo e abito lungo – e sua figlia preadolescente – con i capelli lunghi sciolti, senza velo, i jeans e le ciabattone classiche degli “alternativi di sinistra”. E sai perché? L’obbligo di indossare l’hijab scatta nel periodo della pubertà, nello specifico quando si ha il primo ciclo. Davvero temiamo che una “pericolosissima” studentessa si presenti a scuola con il velo integrale e che sia necessario far pagare ai suoi genitori una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra i 200 e i 1.000 euro?
A questo proposito leggi In Italia si può girare con il burqa? Cosa dice davvero la legge
3. Corsi di italiano per i genitori stranieri
La terza novità del decreto scuola riguarda l’obbligo di corsi di alfabetizzazione per i genitori che non conoscono ancora l’italiano – ritenuti la vera barriera linguistica all’integrazione reale della prole.
Alle scuole spetterà il compito di segnalare ai servizi sociali queste “situazioni”, in modo che si possa procedere con un percorso gratuito di apprendimento della lingua italiana, che permetta loro di arrivare almeno a un livello A2 (quello richiesto per ottenere il permesso di soggiorno).
Chi si rifiuta di frequentare questi corsi, dopo una prima diffida formale, può essere sanzionato e dover pagare tra i 200 e i 1.000 euro (soldi che molte famiglie non hanno da parte, tra l’altro, visto che parecchie vivono alla giornata).
Nella prima bozza del decreto, era stata inserita anche la possibilità di allontanare il/la minore dalla famiglia se i suoi genitori avessero detto no al corso (e la famiglia nel bosco buttata nel dimenticatoio). Per fortuna, è intervenuto Mattarella ed è rimasta “solo” la multa.
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Quali sono le altre novità del decreto scuola?
Tra le modifiche introdotte dal decreto scuola, si annoverano anche:
- il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali che, per non essere discriminati, si chiameranno licei, come lo scientifico o l’artistico;
- il latino facoltativo già dalla seconda media, che si potrebbe studiare un’ora a settimana, per un totale di 33 ore all’anno. Chi non lo usa per fare la spesa all’estero, del resto, no?
Tutto questo era necessario? Ci sono altri problemi non chimerici da risolvere in questo momento? Quanti istituti scolastici stanno letteralmente cadendo a pezzi? L’art. 34 della Costituzione se lo ricorda solo Mattarella?
Per anni ho frequentato un ristorante cinese a Torino (oggi chiuso). Ad allietarmi al tavolo c’erano sempre due bimbetti, la figlia e il figlio dei proprietari. Comunicavano lasciandomi pezzi di piante finte sul tavolo, perché conoscevano soltanto il cinese.
L’ultima volta che sono andata lì, la bimba più grande mi ha fatto vedere i suoi quaderni e mi ha raccontato quello che aveva imparato, in italiano. Aveva iniziato ad andare a scuola e no, non c’è stato bisogno di nessuna ridistribuzione tra le classi.
Fonti:
- Decreto scuola: vietati burqa e nijab
- Decreto scuola Valditara
- Decreto scuola studenti stranieri
- Differenza tra hijab, niqab e burqa
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