20 lug 2020
Diritto Penale

Disegno di legge Zan-Scalfarotto: il testo della proposta

Quali sono le modifiche proposte dal disegno di legge contro l'omofobia e la transfobia agli articoli 604-bis e 604-ter c.p.

Il
ddl Zan





Il disegno di legge Zan-Scalfarotto è stato presentato per la prima volta alla camera nel 2018 da parte del deputato del PD Aleesandro Zan: è approdato in commissione Giustizia soltanto il 4 giugno del 2020.





La nuova legge mira a estendere ai reati contenuti nel Codice Penale riguardanti le manifestazioni d’odio quelli generate dall’omofobia e dalla transfobia, con una modifica degli articoli 604-bis e 604-ter.





Vediamo di seguito quali sono le novità contenute dal ddl Zan e quali saranno le pene previste nel caso in cui il testo della proposta dovesse essere approvato diventando così legge.







L’obiettivo
della proposta





Il ddl Zan ha origine dall’aumento registrato nel corso degli anni degli episodi di violenza nei confronti delle persone omosessuali e transessuali e mira all’introduzione di alcune modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice Penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.





Come dichiarato nel testo della proposta, “la legge n. 76 del 2016 su unioni civili e convivenze ha segnato un traguardo fondamentale per il nostro Paese, una pietra miliare per il legislatore italiano in tema di diritti civili, che ha finalmente dato un riconoscimento davanti alla legge alle coppie omosessuali”.





L’idea è quella di combattere il vuoto normativo lasciato dalla legislatura precedente, la quale non è stata in grado di introdurre una legge per combattere l’omotransfobia, nonostante l’approvazione da parte della Camera dei deputati, che avrebbe portato all’estensione delle sanzioni previste nel caso di reati commessi per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche a quelli commessi a causa dell’omofobia e della transfobia.





ddl zan




L’articolo
604-bis





Nell’articolo 604-bis del Codice Penale viene disciplinata la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Nello specifico, si legge che:





Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:





  1. a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
  2. b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.




È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.





Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale”.





L’articolo
604-ter





Nell’articolo 604-ter viene definita la circostanza aggravante che si può manifestare rispetto alla pena prevista nell’articolo 604-bis. In particolare, viene stabilito che:





Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà.





Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98, concorrenti con l’aggravante di cui al primo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante”.





Le modifiche all’articolo 604-bis





Le modifiche contenute nel testo del ddl Zan in riferimento all’articolo 604-bis prevedono:









testo ddl zan




Il testo dell’articolo 604-bis diventerebbe dunque il seguente:





“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:





1a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”;
2b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.





È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, o fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.





Le modifiche all’articolo 604-ter





Le modifiche proposte all’articolo 604-ter consisteranno nell’aggiunta al primo comma dell’articolo 604-ter del codice penale, dopo le parole: “o religioso,” delle seguenti parole: “oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.





Il testo dell’articolo 604-ter diventerebbe dunque il seguente: “Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità la pena è aumentata fino alla metà”.





L’opposizione
della Cei





Attualmente, dunque, la legge penale non considera l’omofobia come una forma d’odio perseguita dalla legge e, in uno Stato di diritto, tutto quello che non è espressamente vietato e punito per legge è praticamente concesso.





Tra i primi a opporsi al ddl Zan ci sono stati i vescovi della Conferenza episcopale italiana che hanno accusato la proposta di legge contro l’omotransfobia come preoccupante in quanto potrebbe provocare il rischio di introdurre un reato di opinione.





In una nota pubblicata dalla Cei i primi di giugno è stato riportato che “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.





Come sottolineato più volte dallo stesso Zan “Non verrà esteso all’orientamento sessuale e all’identità di genere il reato di propaganda di idee come oggi è previsto dall’articolo 604 bis del codice penale per l’odio etnico e razziale. Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio. Si tratta solo di una legge che protegge la dignità delle persone”.





Il ddl Zan non tocca in alcun modo la libertà di espressione e di pensiero, ma mira a punire in modo diretto chiunque istighi o commetta reati d’odio basati sulla discriminazione fondata sul genere e sull’orientamento sessuale, o sull’identità di genere: si tratta, nella pratica, di una semplice estensione della legge Mancino, che il 25 giugno del 1993 aveva introdotto il divieto di discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi.





Il
Parlamento europeo e le norme antidiscriminatorie





Il Parlamento europeo si è espresso più volte affinché i singoli Stati membri legiferassero con l’introduzione di leggi antidiscriminatorie, che tenessero fortemente conto delle discriminazioni subite dalla comunità LGBTQ+.





In particolare si segnala l’articolo 8 della Risoluzione del 26 aprile 2007, nella quale si legge che:





“Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni”.





Nell’articolo 10 della stessa risoluzione, si legge invece che: “Il Parlamento europeo […] condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli”.