10 ago 2020
Consulenza

Aborto farmacologico in Italia: cosa sapere sull’interruzione volontaria di gravidanza

Cos’è e come funziona l’aborto farmacologico ai sensi della legge 194 del 1978.

L’interruzione volontaria di gravidanza





La legge 194 del 1978 permette alle donne di poter richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro 90 giorni dalla gestazione, per motivazioni legate al fattore salute, a quello economico, oppure per ragioni sociali e familiari.





La legge si pone come obiettivo quello di garantire la tutela sociale della maternità e di disciplinare le metodologie attraverso le quali viene eseguito l’aborto. Nello specifico, l’IVG può essere eseguita attraverso due tecniche differenti: l’aborto farmacologico e quello chirurgico.





Cos’è l’aborto farmacologico e quali sono le tempistiche che devono essere rispettate per legge nel caso in cui si volesse ricorrere a questa metodologia? Analizziamo di seguito la questione per la quale è previsto un certo margine di autonomia per le singole Regioni. 







Come funziona l’aborto farmacologico





L’aborto farmacologico consiste nell’assunzione di una pillola chiamata RU486: si tratta di un farmaco che può essere assunto per via orale entro i primi 49 giorni di amenorrea. In Italia è stato approvato per la prima volta come metodo alternativo all’aborto chirurgico nel 2009





La pillola non comporta la necessità di ricorrere all’anestesia, ma rende necessaria l’ospedalizzazione della paziente che sceglie di utilizzarla, sebbene esista una procedura per assumerla anche in ambulatorio. Non comporta rischi quali la possibilità che ci siano emorragie o problemi all’utero, ma la si può utilizzare soltanto nelle prime settimane di gravidanza.





La pillola abortiva si basa su due principi attivi, che devono essere somministrati a 48 ore di distanza l’uno dall’altro:









La pillola abortiva nel mondo





Il metodo farmacologico utilizzato per abortire è disponibile:









Sono decine di milioni le donne che hanno abortito in tutto il mondo con l’utilizzo del farmaco citato, che è considerato sicuro ed efficace dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità





Qual è la differenza fra l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione europea? Nella pratica mentre negli altri Stati l’interruzione volontaria di gravidanza tramite aborto farmacologico è possibile fino al 63° giorno di assenza del ciclo mestruale, in Italia il limite è fissato a 49 giorni, ovvero a 7 settimane calcolate dal primo giorno dell’ultima mestruazione. 





Inoltre, in Italia, nonostante ci sia la possibilità di effettuare la procedura sia in day hospital, firmando una liberatoria, sia tramite ricovero ordinario, la seconda opzione è quella praticata nella maggior parte delle Regioni italiane. 





Le novità del ministro Speranza





Una delle principali novità in merito all’aborto farmacologico in Italia è stata introdotta dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha annunciato la futura emanazione di nuove linee guida, le quali andranno in sostituzione alle attuali, in vigore da 10 anni.





Un cambiamento che si scontra con quanto successo di recente nella Regione Umbria nella quale la possibilità di poter effettuare l’aborto in day hospital, presente dal 2018, è stata negata con l’introduzione dell’obbligo di ricovero ospedaliero di 3 giorni





Le nuove linee guida prevedono l’IVG con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana, ovvero due settimane in più rispetto alle 7 attualmente consentite. In questo modo l’Italia avrà la possibilità di adeguarsi agli standard europei, portando così i 49 giorni stabiliti dalla normativa attuale a 63 giorni totali. 





In generale, in Italia le difficoltà delle donne di abortire sono legate alla presenza di un gran numero di medici obiettori di coscienza che si rifiutano di praticare l’aborto: si parla del 70% dei ginecologi





aborto farmacologico




L’aborto chirurgico





Per quanto riguarda l’aborto chirurgico, si tratta di un intervento che viene effettuato in day hospital e che comporta:









A differenza dell’aborto farmacologico, questo intervento può essere eseguito entro 90 giorni dall’ultima mestruazione, quindi il termine massimo per poter abortire legalmente è pari a 3 mesi





L’interruzione terapeutica di gravidanza





La legge 194 sull’aborto prevede, accanto all’IVG, anche la cosiddetta ITG, ovvero l’interruzione terapeutica di gravidanza. In questa ipotesi si ha la possibilità di intervenire con un aborto terapeutico che può essere effettuato fino al 180° giorno di gravidanza





L’ITG viene eseguita nei casi in cui il proseguimento della gravidanza potrebbe provocare danni fisici e psicologici alla madre, tra i quali rientra anche il possibile pericolo di morte





L’aborto terapeutico prevede il ricovero ospedaliero e l’utilizzo dell’anestesia: consiste nell’indurre il parto vaginale attraverso l’utilizzo di candelette di prostaglandine che favoriscono l’espulsione del feto. 





Nell’ipotesi in cui la placenta non sia stata del tutto espulsa, al parto segue in genere un raschiamento: la donna viene dimessa dall’ospedale il giorno successivo all’intervento