19 ott 2020
Consulenza

Transessualismo in Italia: com’è cambiata la legge 164

L'evoluzione giuridica della legge sul cambio di genere in Italia: come funziona oggi.

Cosa si intende per transizione





Transizione è il termine utilizzato per indicare il percorso di un individuo che si sente di non appartenere al genere biologico di appartenenza e inizia a vivere quella che percepisce essere la sua vera identità di genere





Il processo di transizione può fare riferimento agli interventi ormonali o chirurgici che vengono effettuati per adeguare il proprio corpo alla percezione che si ha di sé, ma anche al percorso burocratico e legale che porta al riconoscimento della nuova identità, con il cambio di nome e il rilascio di nuovi documenti.





Ripercorriamo l’iter normativo che ha portato in Italia a riconoscere la condizione delle persona transessuali, con l’introduzione della legge 164 del 1982







Cos’è la legge 164 del 14 aprile 1982





La legge 164 del 1982 nasce dopo un’accesa mobilitazione da parte del Movimento Italiano Transessuali e dei Radicali: la legge ha riconosciuto la possibilità alle persone transessuali di ottenere la modifica del sesso ricevuto alla nascita e registrato all’anagrafe





Inizialmente la legge prevedeva che la modifica dell’attribuzione sessuale richiedesse:









Era dunque necessario fare ricorso in Tribunale e attendere l’emanazione di una sentenza per poter effettuare la transizione vera e propria e di una seconda sentenza per poter rettificare il sesso anagrafico.





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Le modifiche del D. Lgs 150/2011





La legge 164/1982 è stata modificata dall’introduzione del decreto n. 150 del 1° settembre 2011 sulla riduzione e semplificazione dei riti civili.





Il cittadino che voglia sottoporsi a un intervento chirurgico per il cambio di sesso, dovrà presentare un’istanza al Tribunale per ottenere la relativa autorizzazione. 





L’atto di citazione sarà notificato:









Il Tribunale potrà richiedere l’intervento di un consulente tecnico-d’ufficio per esaminare nel dettaglio la richiesta ricevuta. Il cambiamento anagrafico avverrà solo in seguito all’avvenuto trattamento medico-chirurgico, che potrà consistere in uno dei seguenti interventi: penectomia, orchiectomia e vaginoplastica, mastectomia, isterectomia, falloplastica o clitoridoplastica.





Potranno essere rettificati documenti quali la patente, i titoli di studio, le licenze possedute, che saranno dunque modificati nel nome e nel sesso
Tuttavia, non è possibile modificare tutti i documenti: per esempio l’estratto integrale del certificato di nascita o il casellario giudiziale, così come i curricula scolastici non sono ascrivibili





La sentenza n. 15138/2015 della Corte di Cassazione





Una storica sentenza della Corte di Cassazione ha introdotto il diritto all’integrità psicofisica della persona transessuale. In altre parole, è stato affermato che il trattamento chirurgico di demolizione degli organi sessuali non è indispensabile per rettificare l’attribuzione di sesso





Se l’interessato ha già assunto l’identità di genere nella quale si riconosce allora potrà fare richiesta di modifica dei propri dati anagrafici anche senza aver effettuato l’intervento chirurgico





La Corte Costituzionale ha successivamente ribadito questo concetto con la sentenza n. 221 del 2015: il giudice ha un ruolo centrale nel valutare l’opportunità di un intervento chirurgico, ma l’assenza di tale condizione non preclude la rettifica dei documenti di identità





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Può essere soltanto un mezzo per tutelare il diritto alla salute della persona transessuale che il giudice dovrà autorizzare se si rende conto che la discrepanza tra sesso anatomico e attitudine psicosessuale possa essere un problema per il benessere psicofisico della persona. 





Una sentenza della Corte di Cassazione del 2020 ha infine stabilito che le persone che si sottopongono a un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso hanno il diritto di scegliere all’anagrafe il nome che preferiscono e non sono obbligati a modificare al maschile o al femminile il loro nome originario. 





I farmaci ormonali gratuiti in Italia





Nel corso degli anni molto è stato fatto per i diritti delle persone transessuali in Italia: l’ultimo traguardo raggiunto riguarda la gratuità a livello nazionale per i farmaci che permettono alle persone con una disforia di genere – ovvero quelle che non si riconoscono nel sesso biologico attribuito loro alla nascita – di cambiare sesso





La terapia ormonale gratuita in tutta Italia è stata approvata con una Determina della Gazzetta Ufficiale del 23 Settembre 2020. I farmaci saranno erogati dalle farmacie ospedaliere e saranno a carico del sistema sanitario nazionale. 





Si tratta per esempio di testosterone, triptorelina, spironolattone, leuprolide, estradiolo, estradiolo emiidrato, estradiolo valerato, ciproterone.