27 giu 2020
Diritto di Famiglia

Le coppie gay possono adottare un figlio in Italia?

Come funziona in Italia l'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso.

Le
adozioni in Italia





Adottare un bambino in Italia non è semplicissimo: le legge ha stabilito dei requisiti specifici che devono essere rispettati, che prevedono la presenza di una coppia sposata da almeno 3 anni e in possesso di condizioni economiche adeguate per potersi occupare dell’educazione e del mantenimento di un bambino.





Negli anni l’intervento della Cassazione sul tema ha ampliato i diritti di alcune persone, per esempio quelli dei single che sono intenzionati ad adottare un figlio e a crescerlo da soli. Ad ogni modo, il gap tra il numero di coppie che fa richiesta di adozione e quelle che raggiungono poi effettivamente l’obiettivo è ancora eccessivamente ampio.





Cosa dice la legge italiana in merito alle adozioni da parte di coppie omosessuali? Cosa è possibile fare? Esaminiamo il quadro normativo e alcune sentenze della Cassazione che hanno aperto qualche spiraglio in più per portare aria di cambiamento in futuro.







La
legge sulle unioni civili





In Italia non esiste una legge nella quale si vieti in modo esplicito alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, tuttavia non esiste neanche una vera norma in materia. La famosa legge Cirinnà, ovvero la n. 76 del 20 maggio 2016, ha introdotto la Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.





Si è trattato di un passo importante, attraverso il quale le coppie omosessuali hanno avuto la possibilità di registrare la propria unione alla presenza di un ufficiale di stato civile, acquisendo in questo modo una serie di diritti e doveri, l’uno verso l’altro, sia di tipo morale sia di tipo patrimoniale.





adozioni gay italia




La versione originale della legge aveva previsto l’applicazione delle condizioni giuridiche del matrimonio, in particolare quella relativa al dovere di fedeltà e quella di poter adottare il configlio, ovvero il figlio naturale del partner.





Un’altra novità importante sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso è stata rappresentata dalla sentenza n. 2487 della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto nell’ordinamento italiano un matrimonio tra persone dello stesso sesso che era stato celebrato all’estero: la condizione alla base di questa storica decisione è stata il fatto che almeno uno dei due coniugi doveva essere cittadino di uno degli stati dell’Unione europea.





Le
coppie omosessuali possono adottare?





Se è vero che la legge sulle unioni civili è stata una ventata di uguaglianza e modernità nel nostro Paese, ha comunque rappresentato solo un piccolo passo, in quanto non è stato inserito alcun riferimento alle adozioni gay.





La normativa italiana non prevede la possibilità che le coppie dello stesso sesso possano adottare dei figli: non è presente neanche la cosiddetta stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del proprio partner.





Il vuoto normativo non ha impedito alla giurisprudenza di esprimere il proprio parere favorevole in materia e nel corso del tempo ci sono state alcune sentenze con le quali sono stati riconosciuti alle coppie dello stesso sesso i diritti civili di poter diventare i genitori di un bambino.





Le
sentenze a favore delle adozioni gay





Una prima sentenza a favore dell’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è stata quella del Tribunale per i minorenni di Firenze del 7 marzo del 2017. Due uomini italiani residenti nel Regno Unito avevano richiesto la trascrizione in Italia di un provvedimento, approvato dalla Corte britannica, per il quale i due avrebbero potuto adottare due fratelli.





Una seconda sentenza, emessa dal Tribunale di Roma, ha invece confermato per una coppia di donne romane il principio della stepchild adoption sopra riportato. Inoltre, è stata proprio la Suprema Corte di Cassazione che si è espressa diverse volte a favore della stepchild adoption, ovvero dell’adozione del figlio del partner.





La sentenza n. 12962 del 22 giugno 2016 della Cassazione ha decretato che il genitore omosessuale può adottare in modo legittimo il figlio biologico del proprio partner, nel caso in cui tra i due esista un legame familiare stabile e consolidato.





La
sentenza n. 14878 del 15 giugno 2017





Un altro passo avanti a favore delle adozioni da parte di coppie omosessuali è stato fatto grazie alla sentenza della Corte di Cassazione n. 14878 del 15 giugno 2017. Due donne italiane, che si erano sposate nel Regno Unito, avevano chiesto la rettifica dell’atto di nascita del figlio, nato tramite fecondazione assistita, il quale era stato registrato con il solo cognome della madre biologica.





Nel primo e nel secondo grado di giudizio, l’autorizzazione era stata negata in quanto la richiesta era stata considerata contraria ai principi fondamentali etico-sociali in vigore nello Stato italiano, che non riconoscono l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.





La Cassazione ha ribaltato la decisione permettendo alle due mamme di trascrivere il certificato di nascita del bambino in Italia e di potergli dare non solo il cognome della madre biologica, ma anche quello della sua compagna.





Nella fattispecie, è stato considerato prima di tutto l’interesse del minore: la decisione della Corte di Cassazione ha riconosciuto al bambino il diritto di avere e poter godere delle relazioni affettive con tutti membri del suo nucleo familiare e di crescere con lo stesso legame con entrambi i genitori.





adozioni gay nel mondo




Il concetto di ordine pubblico internazionale





Nella pratica, la Cassazione ha applicato il principio di ordine pubblico internazionale, che travalica quello in vigore nei confini nazionali: se la richiesta da parte di una coppia omosessuale è conforme all’ordine pubblico internazionale, allora è possibile accoglierla.





Nello specifico, con questo concetto si fa riferimento ai principi fondamentali e ai diritti dell’uomo garantiti:









Tali fonti, che sono sia di tipo normativo sia di tipo giurisprudenziale, sono favorevoli all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Non è un caso che la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia più volte sanzionato l’Italia per l’assenza nel suo ordinamento di una norma a favore delle adozioni da parte delle coppie gay.





L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso nel mondo





Sono 27 i Paesi nei quali esistono delle norme che danno alle coppie omosessuali il diritto di poter adottare un bambino, ovvero:






  1. Spagna;

  2. Francia;

  3. Germania;

  4. Regno
    Unito;

  5. Belgio;

  6. Paesi
    Bassi;

  7. Croazia;

  8. Lussemburgo;

  9. Svezia;

  10. Norvegia;

  11. Danimarca;

  12. Austria;

  13. Islanda;

  14. Israele;

  15. Stati
    Uniti;

  16. Canada;

  17. Argentina;

  18. Brasile;

  19. Uruguay;

  20. Sudafrica;

  21. Finlandia;

  22. Andorra;

  23. Colombia;

  24. Irlanda;

  25. Malta;

  26. Portogallo;

  27. Nuova
    Zelanda.






Inoltre:









L’adozione
del configlio in Italia





Nel nostro Paese l’adozione del configlio, nota come stepchild adoption, è disciplinata dalla legge n. 184 del 4 maggio 1983 sul Diritto del minore a una famiglia ed è sempre valida nel caso di coppie eterosessuali.





Nell’articolo
44 sono elencate alcune deroghe nelle quali è possibile in casi
eccezionali, ovvero:









La stepchild adoption è stata riconosciuta alle coppie omosessuali per via giurisprudenziale nel 2014, quando il Tribunale di Roma ha sottolineato come non esista alcuna legge che vieti a un genitore omosessuale di richiedere l’adozione del figlio del partner. “Considerando che l’obiettivo primario è il bene superiore del minore, è stato permesso ad una donna di adottare la figlia naturale della compagna“.