Adozione coppie omosessuali in Italia: come funziona oggi e la possibile apertura della Corte Costituzionale per le adozioni internazionali
Come funziona in Italia l'adozione da parte delle coppie dello stesso sesso: cosa dice la legge, cosa è cambiato nel tempo e come viene applicata la stepchild adoption.
- Adottare un bambino in Italia non è semplicissimo.
- La legge ha stabilito dei requisiti specifici che devono essere rispettati, come la presenza di una coppia sposata da almeno 3 anni e in possesso di condizioni economiche adeguate per potersi occupare dell’educazione e del mantenimento di un bambino.
- In merito alle adozioni da parte di una coppia dello stesso sesso, oggi è possibile soltanto procedere con la stepchild adoption, ovvero con l’adozione del figlio del proprio partner.
La procedura che permette di adottare un figlio in Italia non è semplice e, soprattutto, non è ancora davvero inclusiva. Negli anni l’intervento della Cassazione sul tema ha ampliato i diritti di alcune persone, come quelli delle coppie gay. Tuttavia, il gap tra il numero di coppie che fa richiesta di adozione e quelle che raggiungono poi effettivamente l’obiettivo è ancora eccessivamente ampio.
Tante persone, poi, sono ancora escluse dalla legge sulle adozioni. Per esempio, cosa dice l’ordinamento italiano in merito alle adozioni da parte di coppie omosessuali? Cosa è possibile fare? Esaminiamo il quadro normativo e alcune sentenze della Cassazione che hanno aperto qualche spiraglio in più per portare aria di cambiamento in futuro.
La legge sulle unioni civili
In Italia non esiste una legge nella quale si vieti in modo esplicito alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, tuttavia non esiste neanche una vera norma in materia. La famosa legge Cirinnà, ovvero la n. 76 del 20 maggio 2016, ha introdotto la Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
Si è trattato di un passo importante, attraverso il quale le coppie omosessuali hanno avuto la possibilità di registrare la propria unione alla presenza di un ufficiale di stato civile, acquisendo in questo modo una serie di diritti e doveri, l’uno verso l’altro, sia di tipo morale sia di tipo patrimoniale.
La versione originale della legge aveva previsto l’applicazione delle condizioni giuridiche del matrimonio, in particolare quella relativa al dovere di fedeltà e quella di poter adottare il configlio, ovvero il figlio naturale del partner.
Un’altra novità importante sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso è stata rappresentata dalla sentenza n. 2487 della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto nell’ordinamento italiano un matrimonio tra persone dello stesso sesso che era stato celebrato all’estero: la condizione alla base di questa storica decisione è stata il fatto che almeno uno dei due coniugi doveva essere cittadino di uno degli stati dell’Unione europea.
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Le coppie omosessuali possono adottare?
Se è vero che la legge sulle unioni civili è stata una ventata di uguaglianza e modernità nel nostro Paese, ha comunque rappresentato solo un piccolo passo, in quanto non è stato inserito alcun riferimento alle adozioni gay. La normativa italiana non prevede la possibilità che le coppie dello stesso sesso possano adottare dei figli.
Il vuoto normativo non ha impedito alla giurisprudenza di esprimere il proprio parere favorevole in materia e nel corso del tempo ci sono state alcune sentenze con le quali sono stati riconosciuti alle coppie dello stesso sesso i diritti civili di poter diventare i genitori di un bambino.
Le sentenze a favore delle adozioni gay
Una prima sentenza a favore dell’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è stata quella del Tribunale per i minorenni di Firenze del 7 marzo del 2017. Due uomini italiani residenti nel Regno Unito avevano richiesto la trascrizione in Italia di un provvedimento, approvato dalla Corte britannica, per il quale i due avrebbero potuto adottare due fratelli.
Una seconda sentenza, emessa dal Tribunale di Roma, ha invece confermato per una coppia di donne romane il principio della stepchild adoption sopra riportato. Inoltre, è stata proprio la Suprema Corte di Cassazione che si è espressa diverse volte a favore della stepchild adoption, ovvero dell’adozione del figlio del partner.
La sentenza n. 12962 del 22 giugno 2016 della Cassazione ha decretato che il genitore omosessuale può adottare in modo legittimo il figlio biologico del proprio partner, nel caso in cui tra i due esista un legame familiare stabile e consolidato.
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La sentenza n. 14878 del 15 giugno 2017
Un altro passo avanti a favore delle adozioni da parte di coppie omosessuali è stato fatto grazie alla sentenza della Corte di Cassazione n. 14878 del 15 giugno 2017. Due donne italiane, che si erano sposate nel Regno Unito, avevano chiesto la rettifica dell’atto di nascita del figlio, nato tramite fecondazione assistita, il quale era stato registrato con il solo cognome della madre biologica.
Nel primo e nel secondo grado di giudizio, l’autorizzazione era stata negata in quanto la richiesta era stata considerata contraria ai principi fondamentali etico-sociali in vigore nello Stato italiano, che non riconoscono l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso.
La Cassazione ha ribaltato la decisione permettendo alle due mamme di trascrivere il certificato di nascita del bambino in Italia e di potergli dare non solo il cognome della madre biologica, ma anche quello della sua compagna.
Nella fattispecie, è stato considerato prima di tutto l’interesse del minore: la decisione della Corte di Cassazione ha riconosciuto al bambino il diritto di avere e poter godere delle relazioni affettive con tutti membri del suo nucleo familiare e di crescere con lo stesso legame con entrambi i genitori.
Il concetto di ordine pubblico internazionale
Nella pratica, la Cassazione ha applicato il principio di ordine pubblico internazionale, che travalica quello in vigore nei confini nazionali: se la richiesta da parte di una coppia omosessuale è conforme all’ordine pubblico internazionale, allora è possibile accoglierla.
Nello specifico, con questo concetto si fa riferimento ai principi fondamentali e ai diritti dell’uomo garantiti:
- dalla Costituzione;
- dai Trattati internazionali ed europei;
- dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
- dalla Corte europea dei diritti dell’uomo;
- dalla Carta dei diritti dell’Unione europea.
Tali fonti, che sono sia di tipo normativo sia di tipo giurisprudenziale, sono favorevoli all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Non è un caso che la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia più volte sanzionato l’Italia per l’assenza nel suo ordinamento di una norma a favore delle adozioni da parte delle coppie gay.
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L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso nel mondo
Sono oltre 30 i Paesi nei quali esistono norme che riconoscono alle coppie omosessuali il diritto di adottare un bambino. In Europa sono:
- Spagna;
- Francia;
- Germania;
- Regno Unito;
- Belgio;
- Paesi Bassi;
- Croazia;
- Lussemburgo;
- Svezia;
- Norvegia;
- Danimarca;
- Austria;
- Islanda;
- Finlandia;
- Irlanda;
- Malta;
- Portogallo;
- Andorra;
- Svizzera (adozione piena dal 2022);
- Slovenia (dal 2022);
- Estonia (dal 2023);
- Grecia (dal 2024).
Al di fuori dell’Europa ci sono Israele, Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica, Colombia, Nuova Zelanda, Cuba (dal 2022). L’adozione da parte di coppie dello stesso sesso è inoltre riconosciuta in alcune giurisdizioni di Messico e Australia.

L’adozione del configlio in Italia
Nel nostro Paese l’adozione del configlio, nota come stepchild adoption, è disciplinata dalla legge n. 184 del 4 maggio 1983 sul Diritto del minore a una famiglia ed è sempre valida nel caso di coppie eterosessuali.
Nell’articolo 44 sono elencate alcune deroghe nelle quali è possibile in casi eccezionali, ovvero quando:
- gli adottanti sono uniti al minore – orfano di padre e di madre – da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori;
- un coniuge adotta il figlio, anche adottivo, dell’altro coniuge;
- il minore è portatore di handicap e orfano di entrambi i genitori;
- non è possibile l’affidamento preadottivo.
La stepchild adoption è stata riconosciuta alle coppie omosessuali per via giurisprudenziale nel 2014, quando il Tribunale di Roma ha sottolineato come non esista alcuna legge che vieti a un genitore omosessuale di richiedere l’adozione del figlio del partner. “Considerando che l’obiettivo primario è il bene superiore del minore, è stato permesso ad una donna di adottare la figlia naturale della compagna“.
Tra il 2023 e il 2024 il quadro applicativo si è fatto più incerto. Alcune circolari ministeriali hanno limitato o scoraggiato la trascrizione nei registri anagrafici italiani degli atti di nascita stranieri che indicano due genitori dello stesso sesso, creando difformità di trattamento tra Comune e Comune. Questo ha reso la tutela dei figli di coppie omosessuali meno uniforme rispetto a quanto la giurisprudenza della Cassazione aveva progressivamente costruito negli anni precedenti. La questione rimane aperta e oggetto di contenzioso sia in sede nazionale, sia europeo.
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Novità Corte Costituzionale: adozioni internazionali e unioni civili
Un ulteriore e significativo sviluppo sul tema riguarda le adozioni internazionali. Sarà la Corte Costituzionale a stabilire se il divieto per le coppie unite civilmente di accedere all’adozione internazionale contrasti con la Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A sollevare la questione è il Tribunale di Venezia, chiamato a decidere sulla domanda presentata da una coppia di due uomini quarantenni, uniti civilmente dal 2019, che chiedevano di adottare un bambino ospite di un orfanotrofio estero.
L’ordinanza di rinvio si fonda sugli argomenti elaborati dalla stessa Consulta nella sentenza n. 33 del 2025, con cui la Corte aveva già dichiarato incostituzionale la norma che impediva alle persone non coniugate residenti in Italia di adottare minori stranieri abbandonati. In quell’occasione, la Corte aveva chiarito che restringere eccessivamente la platea dei potenziali adottanti rischia di tradursi in un ostacolo concreto alla tutela dei minori abbandonati, che hanno diritto a essere accolti in un ambiente stabile e armonioso.
Il Tribunale veneziano ha rilevato una contraddizione evidente nell’attuale assetto normativo: due conviventi di fatto – omosessuali o eterosessuali che siano, in stato civile libero – possono ciascuno presentare domanda di adozione come singoli, senza rinunciare alla propria vita di coppia; le coppie unite civilmente, invece, non possono fare altrettanto proprio in ragione della loro unione, a meno di scioglierla per procedere separatamente. Questo meccanismo configurerebbe una discriminazione basata sullo stato civile, in violazione del principio di uguaglianza.
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