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Cosa succede se mio figlio maggiorenne scappa di casa?

Cosa succede se un figlio scappa di casa? Ecco cosa cambia a seconda che abbia raggiunto la maggiore età, oppure no.

figlio scappa di casa
  • L’allontanamento volontario da casa di un soggetto che ha compiuto 18 anni non costituisce reato né illecito civile.
  • Con la maggiore età, infatti, si acquista la piena capacità di agire e la libertà di fissare la propria residenza altrove.
  • L’obbligo di mantenimento da parte dei genitori non cessa automaticamente con la fuga o il compimento dei 18 anni, ma persiste finché il figlio non raggiunge l’indipendenza economica o dimostra un comportamento colpevole nel non cercarla.

Raggiungere la soglia dei 18 anni rappresenta, per l’ordinamento giuridico italiano, il passaggio fondamentale all’acquisto della capacità di agire (art. 2 cc). Questo significa che il soggetto può compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa e, sul piano delle libertà personali, non è più sottoposto alla responsabilità genitoriale. Se un ragazzo o una ragazza di 18 anni decide di allontanarsi dalla dimora abituale dei genitori, esercita un diritto costituzionalmente garantito dall’articolo 16 della Costituzione, che tutela la libertà di circolazione e di soggiorno.

Dal punto di vista legale, i genitori non possono impedire fisicamente l’allontanamento né possono richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine per riportare il figlio a casa con la forza. In questo contesto, non si configura nessuna ipotesi di reato. Bisogna comunque distinguere tra l’allontanamento per motivi di indipendenza e quello che potrebbe nascondere situazioni di fragilità.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno relativi alle persone scomparse, una percentuale significativa di denunce riguarda giovani adulti che si allontanano volontariamente per conflitti familiari. In questi casi, pur essendo un atto lecito, le autorità possono effettuare controlli per verificare che la volontà del giovane sia libera e non indotta da terzi o da situazioni di pericolo.

Quali sono le conseguenze legali per chi aiuta un maggiorenne scappato da casa

A differenza di quanto accade con i minori, ospitare un maggiorenne che è “scappato” di casa non comporta rischi penali di sottrazione o sequestro, a meno che non vi siano condotte violente o di coercizione. Se un amico o un parente offre ospitalità a un 18enne, sta compiendo un atto di cortesia o assistenza che rientra nella sfera privata.

Esistono però dei doveri amministrativi. Se l’ospitalità si protrae per oltre 48 ore, e il soggetto ospitato è un cittadino straniero o apolide, vige l’obbligo di comunicazione all’autorità locale di pubblica sicurezza. Per i cittadini italiani, non esiste un obbligo immediato di denuncia, ma è opportuno che il giovane regolarizzi la propria posizione anagrafica.

Sotto il profilo fiscale e anagrafico, il trasferimento della residenza come ospite comporta variazioni significative. Se il giovane trasferisce la residenza a casa di terzi, questo influirà sul calcolo dell’Indicatore dell’ISEE del nuovo nucleo familiare, qualora vi siano vincoli di parentela o affettivi. Se invece non vi sono vincoli, il giovane può costituire un nucleo familiare a sé stante, pur abitando nello stesso immobile, previa dichiarazione all’ufficio anagrafe.

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fuga figlio di 16 anni
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Scappare di casa a 16 anni: cosa rischia il minore e chi lo aiuta

Il panorama giuridico cambia drasticamente se il protagonista dell’allontanamento ha meno di 18 anni. Un sedicenne è ancora soggetto alla responsabilità genitoriale ai sensi dell’art. 316 cc. I genitori hanno il diritto e il dovere di istruire, educare e mantenere i figli, ma anche di stabilire il luogo della loro dimora. La “fuga” di un minore attiva immediatamente procedure di rintraccio. Se il minore si allontana, i genitori devono sporgere denuncia di scomparsa.

Le conseguenze penali per chi assiste il minore che è scappato da casa sono severe. In particolare:

  • l’articolo 573 del Codice penale punisce con la reclusione fino a 2 anni chiunque sottragga un minore che ha compiuto gli anni 14, con il suo consenso, al genitore esercente la responsabilità genitoriale;
  • il reato è punibile a querela della persona offesa, ovvero i genitori;
  • se la sottrazione avviene senza il consenso del minore, si configura il reato di sottrazione di persone incapaci (art. 574 cp), punito con la reclusione da 1 a 3 anni;
  • l’allontanamento può portare all’intervento del Tribunale per i minorenni, che valuterà se la fuga è sintomo di un pregiudizio subito dal minore all’interno del nucleo familiare.

In Italia, secondo le statistiche del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, nel 2023 le denunce di scomparsa di minori sono state oltre 17.000, di cui una larga parte riconducibile ad allontanamenti volontari. La legge tutela il preminente interesse del minore, dunque se la fuga è motivata da abusi o maltrattamenti, il minore non verrà riportato a casa ma affidato a strutture protette o a parenti idonei.

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Il dovere di mantenimento dopo i 18 anni: cifre e sentenze

Molti genitori si chiedono se, a fronte di un figlio che scappa di casa a 18 anni interrompendo i rapporti, persista l’obbligo di versare somme di denaro per il suo sostentamento. La risposta della giurisprudenza è orientata alla tutela del figlio, ma con limiti sempre più stringenti. L’art. 337-septies cc stabilisce che il giudice, valutate le circostanze, può disporre il pagamento di un assegno periodico a favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente.

Tuttavia, la Corte di Cassazione, con la fondamentale ordinanza n. 17183 del 2020, ha posto dei paletti chiari:

  • il mantenimento non è un diritto all’assistenza a tempo indeterminato;
  • l’obbligo cessa quando il figlio ha raggiunto un’età tale da far presumere l’autosufficienza (generalmente individuata tra i 30 e i 35 anni dalla prassi dei tribunali);
  • il diritto decade se il figlio non si impegna attivamente nel trovare un’occupazione o nel completare il percorso di studi con profitto;
  • l’allontanamento volontario e ingiustificato, unito al rifiuto di ogni proposta lavorativa, può portare alla revoca del mantenimento.
ValutazionePrassi messa in atto dai Tribunali
Età del figlioObbligo forte fino a 25 anni, decrescente fino a 30 anni, eccezionale oltre
Percorso di studiDeve essere regolare e coerente con le attitudini del giovane
Ricerca di lavoroNecessaria prova documentale di invio CV e partecipazione a concorsi
ComportamentoL’ostilità immotivata verso i genitori può influire sulla determinazione dell’importo

Se il figlio di 18 anni scappa ma continua gli studi universitari con buoni voti, il genitore è obbligato a mantenerlo, pagando vitto, alloggio e tasse, anche se il giovane risiede altrove. L’importo viene calcolato in base al tenore di vita della famiglia e alle esigenze del ragazzo. In media, per un figlio fuori sede, i tribunali italiani riconoscono assegni che variano dai 400 euro ai 800 euro mensili, oltre al 50% o al 100% delle spese straordinarie.

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figlio maggiorenne scappa

Quando l’allontanamento diventa reato di sottrazione di minore

Bisogna fare molta attenzione alle dinamiche che coinvolgono terzi. Se un maggiorenne scappa di casa per andare a vivere con un partner o un amico, non c’è reato. Se però il soggetto che si allontana è un minore di 14 anni, o un soggetto incapace di intendere e di volere, si applica l’articolo 574 del Codice penale. In questo caso, il consenso del minore è irrilevante.

Un caso frequente riguarda i sedicenni che scappano con partner maggiorenni. Se il genitore sporge querela entro 3 mesi dal momento in cui ha notizia del fatto, il partner maggiorenne rischia un processo penale per sottrazione consensuale (art. 573 cp).

La Cassazione ha chiarito che il reato sussiste anche se l’allontanamento è di breve durata, purché idoneo a impedire l’esercizio delle funzioni educative dei genitori. Se invece il minore scappa perché vittima di violenza assistita o diretta, il terzo che lo aiuta invocando lo “stato di necessità” (art. 54 cp) potrebbe non essere punibile, ma deve immediatamente avvisare i servizi sociali o le Forze dell’Ordine.

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Come gestire l’allontanamento volontario del figlio

Quando un figlio maggiorenne lascia la casa familiare in modo conflittuale, si aprono diverse questioni pratiche che possono avere ripercussioni legali.

Per esempio:

  • i genitori non sono più responsabili per i danni causati dal figlio maggiorenne a terzi (art. 2048 cc), poiché tale responsabilità cessa con la maggiore età o con la fine della convivenza se il figlio è già capace di intendere e volere;
  • il 18enne che scappa può scegliere un nuovo medico di base nella città dove si è trasferito, richiedendo il domicilio sanitario anche senza cambiare residenza anagrafica.

Un aspetto critico è quello dei debiti. Se il figlio maggiorenne contrae debiti e mantiene la residenza presso i genitori, in caso di pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario presumerà che i beni presenti in casa siano del debitore. I genitori dovranno poi dimostrare la proprietà dei beni con fatture o atti certi per evitare il pignoramento (art. 621 cpc).

fuga figlio maggiorenne da casa

Situazioni reali e orientamenti della giurisprudenza

La casistica dei tribunali italiani mostra come il diritto cerchi di bilanciare l’autoresponsabilità dei giovani e il dovere di solidarietà familiare. In una recente sentenza del Tribunale di Milano, è stato negato il mantenimento a un 19enne che, dopo essere scappato di casa, aveva rifiutato due contratti di apprendistato ritenendoli “non all’altezza delle sue aspettative”. Il giudice ha stabilito che la libertà di andarsene comporta anche l’onere di attivarsi per il proprio sostentamento.

Al contrario, il Tribunale di Roma ha condannato un padre a versare 500 euro al mese a una figlia 18enne scappata di casa a causa di un clima di costante umiliazione verbale. In questo caso, l’allontanamento è stato considerato “giustificato” e il padre è stato ritenuto responsabile di non aver garantito un ambiente idoneo alla crescita, dovendo quindi provvedere ai costi dell’affitto di una stanza per la figlia ancora studentessa.

Scappare di casa a 18 anni è un esercizio di libertà personale che non comporta sanzioni, dunque, ma che richiede una gestione consapevole dei doveri residui e della propria indipendenza. Per i minori, invece, ogni allontanamento resta una fattispecie di estrema gravità che mette in moto la macchina della giustizia penale e minorile per garantire la sicurezza del giovane.

Se ti trovi in una situazione simile, il consiglio è quello di consultare un legale esperto in diritto di famiglia per tutelare i tuoi interessi, sia che tu sia il giovane in cerca di autonomia, sia che tu sia il genitore preoccupato per le conseguenze economiche e legali.

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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