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Invalidità per depressione: quando spetta e quali sono le percentuali riconosciute

La depressione può dare diritto all'invalidità civile, ma la percentuale dipende dalla gravità della diagnosi. Esaminiamo le tabelle ministeriali, le soglie INPS e i benefici concreti.

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Redazione deQuo
10 Settembre 2026
invalidita per depressione
  • La depressione rientra tra le patologie psichiatriche valutabili ai fini dell’invalidità civile, con percentuali che vanno dal 10% al 100% a seconda della gravità del quadro clinico.
  • Le tabelle di riferimento sono quelle del Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992 e le linee guida più recenti per i disturbi dell’umore, che distinguono sindromi depressive endoreattive, endogene e depressione maggiore.
  • Superata la soglia del 74% si può accedere all’assegno mensile di assistenza, mentre al 100% spetta la pensione di inabilità, sempre nel rispetto dei limiti di reddito fissati ogni anno dall’INPS.

Chi convive con una diagnosi di depressione lo sa bene: non è “solo tristezza”, è una condizione che può compromettere il lavoro, le relazioni e la gestione della quotidianità. La legge italiana ne tiene conto e prevede un percorso di riconoscimento dell’invalidità civile anche per le patologie psichiatriche, depressione compresa. La percentuale non è mai automatica: dipende dal tipo di sindrome, dalla sua durata e dal grado di compromissione funzionale accertato dalla commissione medica. Vediamo come funziona, con quali percentuali e quali tutele economiche comporta.

Chi soffre di depressione ha diritto all’invalidità civile?

Sì, la depressione può dare diritto al riconoscimento dell’invalidità civile, alle stesse condizioni previste per qualsiasi altra patologia invalidante. Non basta però la sola diagnosi: la commissione medica dell’ASL, integrata da un medico INPS, deve accertare tipo, gravità e durata della sindrome depressiva, oltre alla sua incidenza sulla capacità lavorativa e sulle attività quotidiane.

La domanda si presenta online tramite il portale INPS (servizio “invalidità civile”), previo certificato medico introduttivo compilato dal medico curante. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato o a un’associazione di categoria che assista gratuitamente nella procedura.

Il punto centrale è che il diritto non discende dalla diagnosi in sé, ma dal grado di invalidità che ne consegue: una forma lieve e transitoria porta a percentuali basse, spesso senza benefici economici; una depressione maggiore ricorrente o un disturbo bipolare con compromissione grave possono arrivare fino al 100%.

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Qual è la tabella di invalidità per la depressione?

Il riferimento medico-legale storico resta il Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992, che classifica le sindromi depressive per tipologia e gravità. Le indicazioni più recenti, elaborate per i disturbi dell’umore secondo le classificazioni diagnostiche attuali, affiancano queste voci storiche con percentuali aggiornate per la depressione maggiore e il disturbo bipolare.

DiagnosiPercentuale di invalidità
sindrome depressiva endoreattiva lieve10%
sindrome depressiva endoreattiva media25%
sindrome depressiva endoreattiva gravedal 31% al 40%
sindrome depressiva endogena lieve30%
sindrome depressiva endogena mediadal 41% al 50%
sindrome depressiva endogena gravedal 71% all’80%
depressione maggiore, episodio ricorrente, deficit lievedal 51% al 60%
depressione maggiore, episodio ricorrente, deficit moderatodal 61% all’80%
depressione maggiore, episodio ricorrente, deficit grave100%

Le percentuali comprese in un intervallo (per esempio “dal 41% al 50%”) non sono fisse: la commissione le determina caso per caso, sulla base della documentazione clinica prodotta (referti specialistici, ricoveri, terapie in atto, eventuali certificazioni di invalidità lavorativa pregressa). Per questo la relazione dello psichiatra curante è decisiva: deve descrivere con precisione durata della malattia, resistenza alle terapie e limitazioni concrete nella vita quotidiana.

LEGGI ANCHE Sindrome da burnout: quando si ha diritto all’invalidità?

invalidita civile per depressione

Cosa spetta a chi soffre di depressione con invalidità riconosciuta?

I benefici variano in base alla fascia percentuale raggiunta. Le soglie principali previste dalla normativa sull’invalidità civile sono le seguenti.

  • fino al 33%: nessun riconoscimento, la persona non è considerata invalida civile;
  • dal 34% al 45%: diritto a protesi e ausili a carico del Servizio sanitario nazionale, se coerenti con la patologia certificata;
  • dal 46%: iscrizione alle liste del collocamento mirato ai sensi della Legge 68/1999, per l’inserimento lavorativo agevolato;
  • dal 51%: diritto al congedo per cure, fino a 30 giorni l’anno, per chi è lavoratore dipendente;
  • dal 67%: esenzione dal ticket sanitario per le prestazioni collegate alla patologia riconosciuta;
  • dal 74% al 99%: diritto, in presenza dei requisiti reddituali, all’assegno mensile di assistenza;
  • al 100%: diritto alla pensione di inabilità civile, sempre nel rispetto dei limiti di reddito.

Per il 2026, in base alla Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, l’importo mensile sia dell’assegno per invalidi parziali (74%-99%), sia della pensione di inabilità (100%) è pari a 340,71 euro, per tredici mensilità. Il limite di reddito personale annuo è di 5.852,21 euro per l’assegno agli invalidi parziali e di 20.029,55 euro per la pensione di inabilità. Se alla condizione depressiva si accompagna una totale non autosufficienza, riconosciuta dalla commissione, spetta anche l’indennità di accompagnamento, pari nel 2026 a 552,57 euro al mese per dodici mensilità, senza limiti di reddito.

Chi ha un’invalidità pari o superiore al 67%, connessa alla patologia depressiva, può inoltre chiedere l’esonero dalla visita fiscale in caso di assenza dal lavoro per malattia riconducibile alla stessa diagnosi.

Ti suggeriamo di leggere anche Quando si può andare in pensione anticipata per invalidità? Gli aumenti previsti nel 2026

Quando conviene fare ricorso?

Se la commissione riconosce una percentuale inferiore a quella attesa, o rigetta la domanda, è possibile presentare ricorso entro i termini previsti, attraverso un accertamento tecnico preventivo davanti al Tribunale competente in funzione di giudice del lavoro. La documentazione clinica aggiornata, comprensiva di eventuali nuovi accertamenti specialistici intervenuti dopo la visita, è determinante per l’esito.

Data la delicatezza della materia e le implicazioni economiche e lavorative del riconoscimento, è consigliabile farsi assistere da un avvocato esperto in diritto previdenziale o da un patronato già nella fase di presentazione della domanda, per impostare correttamente la documentazione e ridurre il rischio di un diniego.

Invalidità per depressione – Domande frequenti

Chi soffre di depressione ha sempre diritto all’invalidità?

No. Il diritto dipende dalla percentuale accertata dalla commissione medica, non dalla sola diagnosi. Sotto il 33% non spetta alcun beneficio.

La depressione dà diritto alla Legge 104?

Sì, se la commissione riconosce una condizione di handicap, anche in situazione di gravità, distinta dalla percentuale di invalidità civile.

Serve una relazione dello psichiatra per la domanda?

Sì, è un documento centrale: descrive diagnosi, durata, terapie e limitazioni funzionali concrete, elementi che orientano la percentuale attribuita.

Riferimenti normativi

  • Legge 30 marzo 1971, n. 118, in materia di invalidità civile;
  • Decreto Ministeriale 5 febbraio 1992, tabella indicativa delle percentuali di invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti;
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104, sull’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap;
  • Legge 12 marzo 1999, n. 68, norme per il diritto al lavoro dei disabili;
  • Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, aggiornamento importi e limiti di reddito delle prestazioni di invalidità civile per il 2026.
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