Pagamento dello stipendio in due rate: è legittimo?
Quando dividere la retribuzione in due tranche è lecito e quando invece nasconde un ritardo che il lavoratore può contestare.
- Il pagamento dello stipendio in due rate è legittimo se si tratta di un acconto richiesto dal lavoratore o di una prassi prevista dal contratto collettivo o dagli usi aziendali.
- Se la suddivisione è decisa unilateralmente dal datore di lavoro e il saldo arriva oltre il termine fissato dal CCNL, si configura un ritardo nel pagamento della retribuzione.
- Il ritardo grave e reiterato fa scattare interessi, rivalutazione monetaria e, in alcuni casi, il diritto del lavoratore a dimettersi per giusta causa.
Il pagamento dello stipendio in due rate può verificarsi in diverse eventualità, come quella in cui l’azienda attraversa un momento di tensione di liquidità e propone al personale di ricevere una parte della busta paga a metà mese e il resto a fine mese. Succede anche quando è il lavoratore a chiedere un anticipo per affrontare una spesa improvvisa, dalla riparazione dell’auto a una bolletta arretrata. Le due situazioni, però, hanno una natura giuridica molto diversa e vanno valutate separatamente, perché nel secondo caso la legittimità dipende dal rispetto dei termini contrattuali.
Quando è il lavoratore a chiedere un acconto dello stipendio
Quando è il dipendente a chiedere un anticipo sullo stipendio, si parla tecnicamente di acconto: una liquidazione anticipata di una parte della retribuzione netta di prossima erogazione. Non esiste una norma che obblighi il datore di lavoro a concederlo, né una norma che lo vieti: si tratta di una richiesta che l’azienda può accettare o rifiutare, di regola senza dover motivare la decisione.
Restano fermi alcuni punti:
- la richiesta del lavoratore deve avvenire per iscritto;
- l’acconto va erogato con le stesse modalità in uso nell’azienda, salvo diversa disciplina del contratto collettivo o della prassi aziendale;
- dal 1° luglio 2018 anche gli acconti rientrano nel divieto di pagamento in contanti previsto per gli stipendi.
L’articolo 1, comma 910, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 stabilisce infatti che i datori di lavoro devono corrispondere ai lavoratori la retribuzione, “nonché ogni anticipo di essa”, attraverso strumenti tracciabili come il bonifico bancario, gli strumenti di pagamento elettronico o l’emissione di assegno.
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Quando la suddivisione dello stipendio è un ritardo
Quando è l’azienda a spezzare in due la retribuzione ordinaria, magari per far fronte a difficoltà di cassa, senza che il lavoratore l’abbia richiesto, la situazione è diversa. Secondo l’articolo 2099 del Codice civile, la retribuzione va corrisposta con le modalità e nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene svolto: nella pratica, questi termini sono fissati quasi sempre dal contratto collettivo nazionale di lavoro.
Se il CCNL applicato indica una data precisa entro cui versare lo stipendio – per esempio il giorno 10 o il giorno 15 del mese successivo – e la seconda tranche arriva oltre quella scadenza, non si tratta più di una libera scelta organizzativa, ma di un vero e proprio ritardo nell’adempimento dell’obbligazione retributiva. Il principio vale anche alla luce dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata e corrisposta con regolarità.
Quali sono le conseguenze del ritardo nel pagamento
Un ritardo, anche parziale, produce effetti concreti sul piano economico e su quello contrattuale:
- il lavoratore matura il diritto agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme corrisposte in ritardo, ai sensi dell’articolo 429 del Codice di procedura civile;
- se il ritardo è grave, reiterato nel tempo e non giustificato da un evento eccezionale, il lavoratore può dimettersi per giusta causa, con diritto all’indennità di mancato preavviso e alla disoccupazione NASpI.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 6437/2020, ha chiarito che la clausola del contratto collettivo che prevede la giusta causa di dimissioni in caso di mancato pagamento va interpretata secondo buona fede: un’inadempienza breve, legata a una crisi aziendale contingente, non basta a giustificare il recesso immediato. Con l’ordinanza n. 29008/2020, la Suprema Corte ha inoltre escluso la giusta causa quando il ritardo rientrava in una prassi aziendale nota e tollerata dal lavoratore per anni senza contestazioni.
Diverso l’orientamento seguito dal Tribunale di Milano, che con la sentenza n. 1713/2017 ha affermato che, se è il contratto collettivo stesso a prevedere espressamente le dimissioni per giusta causa in caso di ritardo, anche un solo giorno oltre il termine pattuito può legittimare il recesso del lavoratore, perché quella data assume il valore di scadenza essenziale.
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Cosa puoi fare se ricevi lo stipendio diviso in due rate
Prima di contestare il pagamento in due rate, ti conviene sempre controllare il contratto collettivo applicato, per capire se prevede un termine specifico di pagamento e se disciplina espressamente le conseguenze del ritardo.
Verifica poi anche la regolarità nel tempo della prassi: un episodio isolato, legato a un imprevisto amministrativo, difficilmente integra un inadempimento grave, mentre la ripetizione sistematica per più mensilità cambia radicalmente la valutazione giuridica della situazione.
Se lo stipendio in due rate diventa un’abitudine che supera costantemente i termini contrattuali, il lavoratore può inviare una diffida formale al datore di lavoro e, in caso di mancata regolarizzazione, rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere gli interessi, la rivalutazione e, nei casi più gravi, riconoscere la giusta causa di dimissioni.
Se hai bisogno di supporto legale, ti consigliamo di rivolgerti a un avvocato giuslavorista, che può verificare i termini contrattuali applicabili e valutare la strategia più adatta al caso concreto.
Stipendio in due rate – Domande frequenti
Può farlo solo se resta nei termini fissati dal CCNL o dalla prassi aziendale; oltre quella scadenza si tratta di un ritardo retributivo.
Non esiste un numero fisso: la giurisprudenza valuta gravità, reiterazione e tempestività della reazione del lavoratore caso per caso.
Sì, hai diritto agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme pagate in ritardo.
Riferimenti normativi
- articolo 2099 del Codice civile;
- articolo 36 della Costituzione;
- articolo 429 del Codice di procedura civile;
- articolo 1, commi 910-914, Legge 27 dicembre 2017, n. 205;
- Cassazione, ordinanza n. 6437/2020;
- Cassazione, ordinanza n. 29008/2020;
- Tribunale di Milano, sentenza n. 1713/2017.
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