redazione dequo
03 mar 2020
Diritto del Lavoro

Licenziamento NASPI: quando spetta l’indennità al lavoratore disoccupato

Cos’è la NASPI, quali sono i requisiti per poterla ottenere oltre al licenziamento e come presentare la relativa domanda per riceverla.

Perdere il lavoro è un evento poco piacevole, soprattutto per chi ha sulle spalle una famiglia da mantenere: fortunatamente, lo stato italiano prevede una forma di tutela per il lavoratori che sono stati licenziati, la cosiddetta NASPI.





Un tempo si chiamava indennità di disoccupazione e serviva ad assicurare il giusto sostegno economico al lavoratore che aveva perso il suo posto di lavoro. La NASPI ha esattamente la stessa identica funzione: di seguito esamineremo, a proposito di licenziamento NASPI, quali sono i requisiti di accesso all’indennità, quali i relativi importi e come si presenta la domanda di disoccupazione.







NASPI: cos’è





La NASPI, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’impiego, è un’indennità economica mensile, erogata dall’INPS, per sostenere i lavoratori disoccupati in possesso dei requisiti per potervi accedere. È stata introdotta il 1° maggio del 2015 dal Jobs Act, sostituendo del tutto l’ASPI e la mini ASPI.





Il sostegno ai lavoratori in difficoltà da parte dello Stato è sancito dalla stessa Costituzione italiana nella quale viene ribadito il dovere di tutelare la sicurezza sociale dei lavoratori, soprattutto nelle condizioni di maggiore difficoltà, come per esempio una disoccupazione involontaria.





Ci sono, ovviamente delle condizioni che devono essere rispettate per poter avere accesso alla NASPI: ecco quali sono quelle previste dalle Legge.





I requisiti per avere
accesso alla NASPI: non solo il licenziamento





Per poter avere accesso alla NASPI, si deve essere in uno stato di perdita involontaria del lavoro, quindi nel caso in cui si è stati licenziati. È comunque possibile ricevere la NASPI anche in seguito a dimissioni per giusta causa, ovvero quelle nelle quali si verificano situazioni simili:









La legge pretende che lo stato di disoccupazione sia involontario, quindi non determinato dalla volontà del dipendente: anche la cessazione del rapporto di lavoro relativa a dimissioni per giusta causa rientra perfettamente in questa categoria.





In base a quanto appena detto la NASPI spetta anche:









Naspi e stato di disoccupazione volontaria




Licenziamento NASPI: requisiti
contributivo e lavorativo





Oltre a quanto detto finora, per avere accesso alla NASPI è
necessario essere in possesso anche:





  1. di un requisito contributivo, in base al quale il lavoratore deve avere almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni che precedono l’inizio della disoccupazione;
  2. di un requisito lavorativo, per il quale deve avere lavorato almeno 30 giorni effettivi, a prescindere dalla loro durata, nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione.




Per quanto riguarda il requisito contributivo, possono essere considerate tutte le settimane retributive nella quali sia stata corrisposta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. I periodi di lavoro nei quali non è prevista la retribuzione, invece, come per esempio la cassa integrazione ordinaria o straordinaria a zero ore, vengono considerati nulli.





Hanno diritto alla NAPSI anche:





  1. gli apprendisti;
  2. i soci lavoratori di cooperativa con un rapporto di lavoro di tipo subordinato;
  3. i lavoratori a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni.




Sono, al contrario, esclusi dalla NASPI:









A quanto ammonta la
NASPI





L’ammortizzatore sociale rappresentato dalla NASPI è pari al 75% della retribuzione mensile: l’importo della NASPI 2020 è di 1226,32 euro, mentre l’importo massimo corrisponde a 1.334 euro.





Nella pratica il calcolo della NASPI funziona nel modo seguente:





  1. quando l’importo della propria retribuzione è inferiore o pari a 1226,32 euro, allora viene applicato il 75% per ricavare l’importo dell’indennità;
  2. se, invece, la retribuzione mensile di riferimento è superiore a 1.226,32 euro, allora l’indennità dovrà essere calcolata incrementando il 75% di una somma che è uguale al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.




La base del calcolo corrisponde alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, che viene divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente 4,33.





La NASPI:









Dal 91° giorno di fruizione, l’importo della NASPI subisce una riduzione pari al 3% ogni mese e può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui:





  1. si trovi nel frattempo un’occupazione con contratto di lavoro subordinato, con un reddito annuo pari a 8.000 euro;
  2. oppure si intraprenda un’attività autonoma che generi un reddito fino a 4.800 euro.




requisiti naspi




Come presentare la
domanda per la NASPI





Considerato che è proprio l’INPS che si occupa di erogare il contributo previsti dalla NASPI ai beneficiari in possesso dei requisiti, la domanda per ottenere il sussidio deve essere inviata direttamente all’INPS, per via telematica.





Può essere fatto:





  1. in autonomia, dal sito dell’INPS, tramite l’utilizzo del PIN dispositivo;
  2. presso un ente di patronato;
  3. presso il Contact center integrato INPS- INAIL, rivolgendosi al numero 803164 da rete fissa e al numero 06 164 164 da rete mobile.




Si hanno a propria disposizione 68 giorni di tempo dal giorno di cessazione del rapporto di lavoro, nei quali si dovrà inviare al contempo all’INPS la DID, ovvero la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al Lavoro. Attraverso tale procedura verrà anche sottoscritto un CPI per il reinserimento al lavoro.





Naspi: la
Giurisprudenza in merito





Nel corso degli anni, anche la Giurisprudenza ha contribuito
a dare dignità a sussidi di tipo economico a sostegno dei lavoratori in
difficoltà. In particolare:









NASPI over 50: cos’è
e quali sono i requisiti di accesso





Un caso ancora diverso rispetto a quanto analizzato finora è la cosiddetta NASPI per gli over 50, ovvero la disoccupazione ordinaria per chi ha più di 50 anni.





Per poterla ottenere bisogna possedere gli stessi requisiti previsti per la normale NASPI, ovvero:









Anche in questo caso l’indennità sarà erogata per un periodo massimo di 24 mesi, che sono 6 mesi nel caso di lavoratori precari. Per presentare la domanda NASPI, bisogna rivolgersi telematicamente all’INPS entro il termine massimo di 68 giorni dal momento in cui è terminato il rapporto di lavoro.





Licenziamento NASPI – Domande frequenti





La NASPI si può ricevere solo in caso di licenziamento?

La NASPI non è prevista soltanto in caso di licenziamento, ma in tutte quelle casistiche nelle quali il lavoratore si ritrova nella condizione di essere disoccupato, ma in modo involontario.

Quando è prevista la NASPI?

La NASPI è prevista in tutti i casi nei quali lo stato di disoccupazione sia involontario, quindi nei casi di licenziamento, ma anche nel caso di dimissioni per giusta causa, dimissioni avvenute durante il periodo tutelato di maternità, licenziamento per giustificato motivo oggettivo o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Chi è escluso dalla NASPI

Gli operai agricoli, i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale, chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia e i titolari di assegno ordinario di invalidità non hanno diritto a ricevere la NASPI.

Quanti soldi si ricevono ogni mese con la NASPI?

L’importo che è possibile ricevere con l’indennità NASPI è pari al 75% della propria retribuzione: la NASPI 2020 corrisponde a 1226,32 euro e non può superare i 1.334 euro di sostegno economico mensile. Ha una durata di massimo 24 mesi.