Redditometro: ecco come cambiano davvero i controlli del Fisco
Sono diverse le spese che saranno analizzate dal nuovo redditometro 2024, introdotto con il DM del 7 maggio scorso: da quelle quotidiane alle spese dedicate al tempo libero, fino agli investimenti.
- Il redditometro, tecnicamente accertamento sintetico del reddito, scatta oggi solo con un doppio requisito.
- Uno scostamento del 20% e una differenza di almeno dieci volte l’assegno sociale annuo.
- Il Fisco sposta il baricentro dei controlli sulle indagini bancarie e sui conti correnti, ritenuti strumenti più efficaci per individuare l’evasione.
Il redditometro è uno strumento attraverso il quale l’amministrazione finanziaria può occuparsi di verificare quale sia il reddito complessivo effettivo di un contribuente, prestando particolare attenzione ai redditi che non sono stati dichiarati.
Il meccanismo alla base è davvero molto semplice: si prende in esame la capacità di spesa del contribuente oggetto della verifica e la si mette a confronto con i redditi dichiarati. A ogni uscita dovrebbe corrispondere una data entrata. Se una persona guadagna 1.200 euro al mese, ma poi ha lo stile di vita di un miliardario, c’è molto probabilmente qualcosa di sospetto alla base. Da dove provengono i soldi utilizzati per condurre una vita da pascià?
Il contribuente avrà, in questo caso, l’onere di dimostrare che le sue uscite siano compatibili con le risorse finanziarie a sua disposizione, che possono derivare dai redditi prodotti, ma anche da un eventuale prestito personale.
Oggi le regole sono cambiate e lo strumento pesa sempre meno nelle strategie dell’Agenzia delle Entrate. Il fisco guarda altrove, in particolare al tuo conto corrente. Ecco cosa devi assolutamente sapere se temi un accertamento fiscale e quali sono le principali novità sul redditometro.

Cos’è il redditometro e come funziona oggi
Il redditometro è il nome comune con cui si indica l’accertamento sintetico del reddito, disciplinato dall’articolo 38 del D.P.R. n. 600/1973. Lo strumento consente all’Agenzia delle Entrate di ricostruire il reddito reale di una persona fisica partendo dalle spese sostenute e dal tenore di vita, senza dover fornire prove dirette dell’evasione.
Per anni beni come imbarcazioni, automobili di lusso e immobili di pregio sono stati considerati indici di capacità contributiva. Una discrepanza tra il reddito dichiarato e queste spese poteva far scattare l’accertamento anche per scostamenti contenuti.
Con il D.Lgs. n. 108/2024, il decreto correttivo della riforma fiscale, l’articolo 38 del D.P.R. n. 600/1973 cambia in modo sostanziale. L’obiettivo del legislatore è limitare l’accertamento sintetico ai casi di evasione più rilevante, evitando controlli generalizzati sui contribuenti.
Al fine di determinare il reddito complessivo delle persone fisiche, qualora non fossero presenti dati nell’anagrafe tributaria relativi alle spese delle tabella A o non fossero stati acquisiti in sede di contraddittorio, per i beni e i servizi considerati essenziali per svolgere uno standard di vita minimamente accettabile, si sarebbe preso in considerazione l’importo individuato dall’ISTAT quale spesa minima per collocarsi al limite della soglia di povertà assoluta.
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Il doppio requisito introdotto dal D.Lgs. 108/2024
Da agosto 2024 l’accertamento sintetico scatta solo se ricorrono, insieme, due condizioni:
- il reddito ricostruito dall’amministrazione finanziaria deve risultare superiore di almeno il 20% rispetto a quello dichiarato dal contribuente;
- la differenza tra reddito ricostruito e reddito dichiarato deve superare almeno dieci volte l’importo annuo dell’assegno sociale, pari attualmente a circa 69.473 euro.
Solo con entrambe le condizioni verificate l’Agenzia delle Entrate può procedere. Il cambiamento pratico è significativo. Prima della riforma, un contribuente che dichiarava 10.000 euro poteva essere controllato con un reddito ricostruito di circa 12.500 euro. Con le nuove regole, lo stesso contribuente rischia l’accertamento solo se il reddito ricostruito si avvicina agli 80.000 euro.
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I dati della Corte dei Conti
I dati del Rendiconto generale dello Stato 2025, pubblicati dalla Corte dei Conti, fotografano con precisione il ridimensionamento dello strumento. Nel 2025 il redditometro ha permesso di accertare circa 35,2 milioni di euro, ma le somme effettivamente riscosse si sono fermate a circa 398.457 euro, pari appena all’1,13% dell’importo contestato.
Il confronto storico è netto:
- nel 2023 l’Agenzia delle Entrate riscuoteva circa il 13,4% delle somme accertate, per un valore di circa 3,7 milioni di euro;
- nel 2024 gli incassi scendono a circa 580 mila euro;
- nel 2025 la riscossione si riduce a meno di 400 mila euro, appena l’1,13% del contestato.
Il numero degli accertamenti, paradossalmente, aumenta: da 799 nel 2024 a 923 nel 2025, con un incremento del 15,5%. Il dato non riflette un maggiore utilizzo dello strumento secondo la nuova disciplina. Riguarda controlli relativi ad annualità precedenti alla riforma, comprese tra il 2016 e il 2020, che coinvolgono evasori totali o paratotali, professionisti e imprenditori.
La Corte dei Conti definisce ormai marginale il ruolo dell’accertamento sintetico nella strategia di contrasto all’evasione fiscale. Segnala però la necessità di mantenere strumenti efficaci per individuare incrementi patrimoniali sospetti e manifestazioni di agiatezza incompatibili con i redditi dichiarati.
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Cosa cambia per i contribuenti
Il ridimensionamento del redditometro non significa un fisco meno attento, ma uno spostamento del baricentro dei controlli. Le indagini finanziarie sui conti correnti, i controlli automatizzati e l’incrocio delle banche dati diventano gli strumenti principali di verifica sui contribuenti.
Se ricevi un invito a fornire chiarimenti sulle tue spese o sui movimenti bancari, hai diritto a un contraddittorio preventivo con l’Agenzia delle Entrate, prima che venga emesso l’avviso di accertamento. Puoi dimostrare che le spese sostenute derivano da redditi già tassati, da patrimonio accumulato in anni precedenti o da liberalità ricevute da familiari.
Un accertamento sintetico, anche con le nuove soglie, comporta il recupero di imposte, sanzioni e interessi. Se hai ricevuto una richiesta di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate o temi un controllo sul tuo tenore di vita, rivolgiti a un avvocato tributarista. Un professionista può verificare la correttezza del calcolo, ricostruire la prova contraria e assisterti nel contraddittorio con il fisco.
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