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Redditometro: cos’è e quali sono le novità ipotizzate dal Governo

Sono diverse le spese che saranno analizzate dal nuovo redditometro 2024, introdotto con il DM del 7 maggio scorso: da quelle quotidiane alle spese dedicate al tempo libero, fino agli investimenti.

nuovo redditometro cos'è e come funziona

Il redditometro è uno strumento attraverso il quale l’amministrazione finanziaria può occuparsi di verificare quale sia il reddito complessivo effettivo di un contribuente, prestando particolare attenzione ai redditi che non sono stati dichiarati

Il meccanismo alla base è davvero molto semplice: si prende in esame la capacità di spesa del contribuente oggetto della verifica e la si mette a confronto con i redditi dichiarati. A ogni uscita dovrebbe corrispondere una data entrata.

Se una persona guadagna 1.200 euro al mese, ma poi ha lo stile di vita di un miliardario, c’è molto probabilmente qualcosa di sospetto alla base. Da dove provengono i soldi utilizzati per condurre una vita da pascià? 

Il contribuente avrà, in questo caso, l’onere di dimostrare che le sue uscite siano compatibili con le risorse finanziarie a sua disposizione, che possono derivare dai redditi prodotti, ma anche da un eventuale prestito personale. 

Questo strumento è tornato al centro del dibattito politico con il DM del 7 maggio 2024, il quale ha portato all’introduzione di un nuovo redditometro, dopo che lo strumento accertativo era stato sospeso con l’art. 10 del Dl 87/2018. Ventiquattro ore dopo, la Premier Meloni ha deciso di dire no al “grande fratello fiscale”, sospendendo il decreto.

redditometro 2024 come funziona chi è a rischio

Nuovo redditometro: cosa avrebbe previsto

Il nuovo redditometro avrebbe avuto la funzione di verificare il reddito presunto dei contribuenti, a partire dal 2016. In particolare, il nuovo decreto ha individuato quelli che sono gli elementi indicativi di capacità contributiva

Con questo termine si fa riferimento:

  1. alla spesa sostenute dal singolo contribuente;
  2. alla propensione al risparmio di quest’ultimo, che potrebbe aver messo da parte un certo reddito non utilizzandolo per consumo, investimenti e altre spese. 

Nella tabella A, che puoi scaricare gratuitamente qui sotto, è stato indicato nel dettaglio il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva, in particolare in relazione a:

  1. Consumi generici alimentari, bevande, abbigliamento e calzature;
  2. Abitazione;
  3. Combustibili ed energia;
  4. Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa;
  5. Sanità;
  6. Trasporti;
  7. Comunicazioni;
  8. Istruzione;
  9. Tempo libero, cultura e giochi;
  10. Altri beni e servizi;
  11. Investimenti;
  12. Risparmio;
  13. Spese per trasferimenti.

Al fine di determinare il reddito complessivo delle persone fisiche, qualora non fossero presenti dati nell’anagrafe tributaria relativi alle spese delle tabella A o non fossero stati acquisiti in sede di contraddittorio, per i beni e i servizi considerati essenziali per svolgere uno standard di vita minimamente accettabile, si sarebbe preso in considerazione l’importo individuato dall’ISTAT quale spesa minima per collocarsi al limite della soglia di povertà assoluta.

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Nuovo redditometro e controlli sui contribuenti

Le spese del contribuente si considerano sostenute dalla persona fisica in relazione ai dati disponibili o alle informazioni contenute nell’Anagrafe tributaria – si sommano anche quelle effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico

Non vengono prese in considerazione, invece, le spese sostenute per quei beni e servizi relativi in modo esclusivo all’attività di impresa e all’esercizio di arti e professioni – che dovranno però essere documentate. 

Le posizioni fiscali più a rischio evasione, quindi quelle che subiranno i maggiori controlli da parte dell’Agenzia delle entrate, sarebbero state quelle per le quali risultano scostamenti fiscali rilevanti, quindi una differenza importante tra le entrate e le uscite. 

L’accertamento sintetico, contro il quale il contribuente avrebbe comunque avuto il diritto di difendersi, sarebbe quindi stato utilizzato per ricostruire la capacità di spesa effettiva di un dato soggetto, attraverso la comparazione tra le spese sostenute disponibili nelle banche dati del Fisco e la presunzione che esistano redditi non dichiarati

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redditometro controlli fisco dal 2016

Come avrebbe funzionato il nuovo redditometro

Nella pratica, quindi, il Fisco avrebbe analizzato i dati in suo possesso e chiesto al contribuente delle spiegazioni. Quest’ultimo avrebbe dovuto dimostrare quale fosse l’origine dei redditi che gli hanno permesso di sostenere determinate spese – che non coincidono con i redditi dichiarati nello stesso periodo di imposta. 

I controlli sarebbero stati effettuati sulle spese contenute nell’Allegato A, che abbiamo analizzato nelle righe precedenti. In base a quanto previsto dall’art. 38 del TUIR, la determinazione sintetica del reddito complessivo è ammessa a condizione che tale reddito accertabile sia superiore di almeno 1/5 rispetto a quello dichiarato, quindi almeno al 20% di quanto dichiarato. Gli scostamenti poco significativi non sarebbero, invece, presi in considerazione.  

Per conoscere nel dettaglio chi sono le persone fisiche IRPEF ipoteticamente soggette al controllo dall’Agenzia delle Entrate, ti invitiamo a visionare la circolare n. 24/E/2013 avente come oggetto l’Accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche ai sensi dell’articolo 38, commi dal quarto al settimo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 24 dicembre 2012. Indicazioni operative.

L’amministrazione finanziaria si sarebbe, dunque, concentrata su chi presenta uno scostamento importante tra il tenore di vita e i redditi dichiarati, ma le richieste avanzate dal Fisco sarebbero prima passate per la fase del contraddittorio preventivo

Durante questa fase, il contribuente avrebbe potuto difendersi, presentando le fonti reddituali che gli hanno permesso di mantenere un certo stile di vita, oppure scegliere di non partecipare al contraddittorio. Il giudice avrebbe quindi avuto il compito di verificare il nesso eziologico, ovvero l’esistenza di un collegamento effettivo tra le spese del contribuente e il suo patrimonio. 

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Gregorio Gentile
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