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Tempistiche per l’accredito dello stipendio: cosa puoi fare se il pagamento è in ritardo

Cosa puoi fare nel caso in cui il tempo di accredito dello stipendio previsto dal tuo CCNL non fosse rispettato.

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  • Non è previsto un termine legale unico per tutti i lavoratori per l’accredito dello stipendio, perché il momento del versamento dipende dalla tipologia di lavoro e dal contratto.
  • Il mancato accredito dello stipendio può dipendere da un ritardo del datore di lavoro o da tempi (o problemi) tecnici della Banca.
  • In caso di ritardo protratto, il lavoratore, dopo aver chiesto chiarimenti dal datore di lavoro, può rivolgersi a un sindacato, a un consulente del lavoro, a un avvocato o all’Ispettorato territoriale.

Il giorno dell’accredito dello stipendio è il giorno del mese più atteso e per questo è solitamente il momento in cui la quasi totalità dei lavoratori effettua un check sul conto. Un accredito che tarda a comparire sul conto corrente può generare incertezza e rendere difficile stabilire se si tratti di un normale differimento tecnico o di una violazione degli obblighi retributivi.

Com’è noto, i tempi di accredito dello stipendio non sono uguali per tutte le categorie di lavoratori e non dipendono esclusivamente dalle procedure bancarie.

In ragione del fatto che le tempistiche possono variare in base al contratto applicato, prima di intraprendere iniziative formali o procedure legali è opportuno effettuare una serie di accertamenti preliminari, finalizzata a ricostruire con precisione l’origine del ritardo e la sussistenza di eventuali inadempimenti retributivi, e individuare la tutela più adeguata. Approfondiamo quali sono insieme.

Quali sono i tempi di accredito dello stipendio?

Il nostro ordinamento non contempla un termine legale uniforme entro il quale la retribuzione debba necessariamente risultare accreditata sul conto corrente del lavoratore. Non è previsto, infatti, uno specifico momento del mese valido indistintamente per l’accredito a favore di tutti i rapporti di lavoro, né tantomeno un termine generale riferito all’effettiva disponibilità della somma presso l’istituto di credito. 

Al riguardo, l’art. 2099 c.c. è chiaro nello stabilire espressamente che la retribuzione del prestatore di lavoro deve essere corrisposta con le modalità e nei termini in uso nel luogo in cui il lavoro viene eseguito.

Ciò significa che il termine di pagamento dello stipendio deve essere determinato con riferimento alla disciplina applicabile al singolo rapporto di lavoro, avuto riguardo alle disposizioni contenute nel contratto collettivo nazionale di categoria, nel contratto individuale, negli eventuali accordi aziendali e nella prassi adottata dal datore di lavoro.

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Quanto tempo ha il datore di lavoro per accreditare lo stipendio?

Generalmente, lo stipendio viene accreditato nei primi dieci o quindici giorni del mese successivo a quello di riferimento. Le ragioni che determinano un diverso momento di accredito variano prima di tutto (ma non solo) in funzione del settore di appartenenza e del contratto collettivo applicato. 

Nel pubblico impiego, per esempio, lo stipendio è generalmente corrisposto secondo un calendario prefissato dall’amministrazione, con date stabilite in relazione al comparto e alle procedure centralizzate di elaborazione e liquidazione delle competenze. Eventuali proventi accessori, arretrati o compensi variabili possono essere liquidati in momenti differenti rispetto alla componente fissa.

Per quanto riguarda, invece, il settore privato, la discrezionalità del datore di lavoro nel corrispondere la retribuzione è certamente più ampia, purché nei limiti stabiliti dalla contrattazione collettiva. Di conseguenza, le tempistiche di accredito possono ulteriormente differire per la tipologia di contratto applicato.

Nei rapporti di lavoro contraddistinti da una retribuzione prevalentemente fissa e da un’organizzazione dell’orario di lavoro predeterminati, come le attività impiegatizie e amministrative, la retribuzione è corrisposta mediante busta paga, generalmente secondo una scadenza mensile prestabilita, che può collocarsi all’inizio, a metà o alla fine del mese. 

Nei settori dell’edilizia, dell’industria, del commercio, del turismo e dei servizi, invece, la retribuzione può comprendere elementi ulteriori rispetto alla paga base, tra cui compensi per lavoro straordinario, maggiorazioni per turni o lavoro festivo, indennità, premi, provvigioni e altre voci variabili.

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Cosa succede se lo stipendio non arriva?

In caso di mancato accredito dello stipendio entro la data prevista, occorre innanzitutto verificare se si tratti di un ritardo effettivo o di un differimento dovuto ai tempi tecnici dell’operazione bancaria. I responsabili del ritardo possono, infatti, essere solo due: il datore di lavoro o la Banca.

Come dipendente, quindi, dovresti controllare il contratto individuale, il CCNL applicato e le precedenti buste paga, così da individuare la scadenza normalmente prevista per il pagamento. Al contempo, è opportuno verificare, presso la banca, se il bonifico sia stato disposto e se l’operazione sia ancora in fase di elaborazione.

Scopri di più su Ritardo stipendio: cosa fare? I diritti del lavoratore

Cosa fare se il ritardo è dovuto al datore di lavoro

Qualora il mancato accredito non dipenda da un ritardo bancario, ma dal datore di lavoro, potrebbe configurarsi inadempimento dell’obbligazione retributiva a suo carico. In tal caso, puoi richiedere formalmente chiarimenti e sollecitare il pagamento, preferibilmente mediante una comunicazione scritta, ovvero una richiesta bonaria a mezzo PEC o raccomandata con avviso di ricevimento.

Si tratta di una richiesta al datore di lavoro, con la quale, in pratica, segnali il mancato accredito della retribuzione e inviti il tuo datore di lavoro a procedere alle opportune verifiche.

Nella comunicazione devi indicare:

  • il periodo retributivo interessato;
  • la data ordinariamente prevista per il pagamento; 
  • l’eventuale importo non accreditato.

Tale comunicazione ha natura stragiudiziale e mira a favorire una definizione della questione senza l’immediato ricorso all’autorità giudiziaria, ferma restando la possibilità da parte tua di adottare ulteriori iniziative a tutela del tuo credito in caso di mancato riscontro o di persistente inadempimento.

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Quando rivolgersi a un avvocato per il ritardo

Solo dopo aver tentato tutti gli strumenti, previsti dall’ordinamento, se la risoluzione bonaria della situazione non dovesse avere successo, oppure se il ritardo persiste, per valutare le iniziative più appropriate allora puoi rivolgerti a:

  • un sindacato;
  • un consulente del lavoro;
  • un avvocato;
  • l’Ispettorato territoriale del lavoro.

Ciò in quanto, il mancato pagamento può comportare, a seconda della durata e della gravità del ritardo, il diritto del lavoratore a richiedere non solo la corresponsione della retribuzione, ma anche gli interessi e la rivalutazione monetaria sulle somme dovute. 

Nei casi di reiterata o grave morosità, la condotta del datore di lavoro può assumere particolare rilevanza e consentire al dipendente di valutare ulteriori tutele, compresa, ricorrendone i presupposti, la risoluzione del rapporto per giusta causa. La valutazione deve essere effettuata caso per caso, considerando l’entità del credito, la durata dell’inadempimento e le circostanze concrete.

Approfondisci con Dimissioni per giusta causa: quali sono, quando si possono dare e in che modo

Cosa fare se il ritardo è della Banca

Se il ritardo è imputabile alla banca e non al datore di lavoro, la situazione cambia radicalmente, perché, in linea generale, nessun addebito può essere mosso nei confronti del datore di lavoro. 

Per accertarsi che il proprio datore sia esente da responsabilità, devi innanzitutto verificare lo stato dell’operazione e richiedere la contabile del bonifico contenente almeno la data e l’orario di disposizione, l’importo, l’IBAN di destinazione e il codice identificativo dell’operazione.

Tale documento consente di accertare e dimostrare che il pagamento è stato effettivamente eseguito e anche individuare il soggetto responsabile del ritardo. Se il bonifico risulta correttamente disposto, ma l’importo non viene accreditato entro i tempi ordinari, devi presentare un reclamo scritto alla tua banca, allegando la contabile e indicando con precisione la data di disposizione e quella prevista per l’accredito. La banca è tenuta a fornire chiarimenti e a gestire il reclamo secondo le procedure previste per i servizi di pagamento.

In ultima istanza e in caso di mancata risoluzione, puoi valutare il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o presentare un esposto alla Banca d’Italia, secondo le rispettive competenze. L’eventuale richiesta di risarcimento dovrà essere indirizzata alla banca soltanto se viene dimostrato che il ritardo dipende da un suo comportamento negligente e che ha provocato un danno concreto e documentabile.

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Avv. Debora Mirarchi
Esperta in diritto tributario
Laureata all’Università di Bologna, sono iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano dal 2012. Negli anni, ho collaborato con studi operanti nel settore tributario, acquisendo una significativa esperienza nella consulenza nazionale e internazionale, con focus in materia di fiscalità. Unitamente all’esercizio della professione, ho coltivato la passione per la scrittura, collaborando, in qualità di autrice, con le principali riviste specialistiche di settore.
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