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Doppio pignoramento dello stipendio: è possibile?

Il doppio pignoramento dello stipendio è ammesso dalla legge italiana, ma solo entro percentuali precise. Scopri quando due creditori possono agire insieme sulla tua busta paga e quanto puoi trattenere ogni mese.

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Redazione deQuo
02 Settembre 2026
doppio pignoramento dello stipendio
  • Il doppio pignoramento dello stipendio è legittimo se rispetta i limiti fissati dall’articolo 545 del Codice di procedura civile.
  • La somma trattenuta da più creditori non può mai superare la metà dello stipendio netto, salvo eccezioni per i crediti alimentari.
  • Per i debiti fiscali affidati all’agente della riscossione si applicano percentuali diverse, comprese tra un decimo e un quinto dello stipendio.

Il doppio pignoramento dello stipendio è una possibilità reale: succede quando un lavoratore ha già una trattenuta in busta paga per un vecchio debito e riceve, magari a distanza di mesi, un secondo atto notificato al datore di lavoro da un altro creditore. È il caso, per esempio, di chi sta già pagando una rata a una finanziaria e si vede recapitare una cartella esattoriale, oppure di chi affronta contemporaneamente un mantenimento e un debito verso una banca. La domanda che si pone in questi momenti è sempre la stessa: quanto possono togliermi in totale? Vediamo quali sono i limiti del doppio pignoramento e cosa puoi fare quando è illegittimo.

Cos’è il doppio pignoramento dello stipendio?

Si parla di doppio pignoramento quando due o più creditori agiscono contemporaneamente sulla stessa retribuzione, notificando al datore di lavoro (in qualità di terzo pignorato) più atti di pignoramento presso terzi ai sensi dell’articolo 543 del Codice di procedura civile.

Il datore di lavoro, ricevuto il secondo atto, non può ignorarlo: deve dichiarare al giudice dell’esecuzione quanto sta già trattenendo per il primo creditore, in modo che sia il tribunale a stabilire come ripartire le somme tra tutti i creditori coinvolti.

La norma di riferimento resta l’articolo 545 c.p.c., più volte modificato negli ultimi anni, e distingue tre categorie di crediti, ciascuna con un proprio limite:

  1. crediti alimentari (mantenimento del coniuge o dei figli): la quota pignorabile è stabilita dal giudice caso per caso, e può superare il quinto;
  2. tributi dovuti allo Stato, alle Regioni e ai Comuni: pignorabili nella misura di un quinto, salvo le regole speciali per l’agente della riscossione che vedremo più avanti;
  3. ogni altro credito (banche, finanziarie, fornitori, privati): pignorabile anch’esso nella misura massima di un quinto dello stipendio netto.

Il quarto comma della norma è chiaro su questo punto: le somme dovute a titolo di stipendio sono pignorabili in misura di un quinto per i tributi e in eguale misura per ogni altro credito.

Approfondisci con Pignoramento stipendio: quali sono i limiti?

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Come funziona il cumulo tra più pignoramenti?

Il quinto comma dell’articolo 545 c.p.c. stabilisce che, in caso di concorso simultaneo di cause diverse (per esempio un pignoramento alimentare insieme a uno ordinario, oppure uno tributario insieme a uno bancario), la somma delle trattenute non può mai superare la metà dello stipendio netto.

Questo significa in pratica che:

  • se hai già un quinto trattenuto per un debito ordinario e arriva un secondo pignoramento di natura diversa (es. alimentare), il giudice può autorizzare una trattenuta aggiuntiva, ma il totale non potrà superare il 50% dello stipendio;
  • se invece i due pignoramenti riguardano crediti della stessa natura (due creditori “ordinari”, come due banche), la ripartizione tra loro avviene in modo proporzionale sull’unica quota pignorabile del quinto, secondo le regole generali sul concorso dei creditori previste dal Codice di procedura civile;
  • la giurisprudenza di merito ha più volte ribadito che il “simultaneo concorso” non richiede che i pignoramenti siano notificati nello stesso momento: basta che esistano più procedure esecutive in corso contemporaneamente sullo stesso stipendio.

Il datore di lavoro e il giudice dell’esecuzione sono comunque tenuti a verificare, ad ogni nuovo pignoramento, che la trattenuta complessiva non superi mai questi limiti: un pignoramento eseguito oltre la soglia consentita è parzialmente inefficace, come precisa lo stesso articolo 545 c.p.c. all’ultimo comma.

Ti suggeriamo di leggere anche Cosa puoi fare se ricevi un avviso di liquidazione dall’Agenzia delle entrate

Come funziona il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione?

Quando uno dei due pignoramenti proviene dall’agente della riscossione (per cartelle esattoriali, tributi non pagati, contributi INPS), non si applica il quinto ordinario ma una scala a percentuali crescenti, oggi disciplinata dall’articolo 171 del decreto legislativo 24 marzo 2025, n. 33 (Testo unico in materia di versamenti e di riscossione, in vigore dal 1° gennaio 2026, che ha sostituito il precedente articolo 72-ter del D.P.R. 602/1973).

La percentuale corrisponde a:

  • un decimo dello stipendio netto, per importi fino a 2.500 euro mensili;
  • un settimo, per importi tra 2.500,01 e 5.000 euro mensili;
  • un quinto, per importi superiori a 5.000 euro mensili.

Se quindi il doppio pignoramento coinvolge un creditore ordinario (quinto) e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (un decimo, un settimo o un quinto a seconda dello stipendio), il totale delle due trattenute resta comunque vincolato al tetto della metà previsto dall’articolo 545 c.p.c., in quanto si tratta di cause di natura diversa.

Doppio pignoramento su stipendio e conto corrente

Cosa succede quando lo stipendio, oltre a essere pignorato in busta paga, finisce anche sul conto corrente? Le regole cambiano a seconda del momento dell’accredito:

  • se lo stipendio o la pensione sono già stati accreditati sul conto prima della notifica del pignoramento, le somme presenti sono impignorabili fino al triplo dell’assegno sociale, pari a 1.638,72 euro per il 2026 (assegno sociale INPS: 546,24 euro mensili);
  • se l’accredito avviene dopo la notifica del pignoramento, si applicano invece i limiti ordinari (quinto, oppure le percentuali dell’agente della riscossione);
  • per le pensioni pignorate direttamente presso l’ente erogatore (es. l’INPS), resta impignorabile un importo pari al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro, come previsto dal settimo comma dell’articolo 545 c.p.c. come modificato dal decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115.

Questa distinzione è importante proprio nei casi di doppio pignoramento: un creditore potrebbe agire sulla busta paga e un altro, contemporaneamente, sul conto corrente dove lo stipendio viene versato. Anche in questa ipotesi, le somme già protette dal triplo dell’assegno sociale restano intoccabili.

LEGGI ANCHE Come funziona il pignoramento della pensione e quando non è possibile

limiti pignoramento doppio

Esempio

Prendiamo un lavoratore con 1.800 euro netti al mese. Ha già una trattenuta di un quinto (360 euro) per un prestito non pagato, quando riceve un secondo pignoramento per un assegno di mantenimento non versato. Il giudice dell’esecuzione dovrà verificare che la somma delle due trattenute non superi la metà dello stipendio, cioè 900 euro.

Poiché il credito alimentare ha priorità e può assorbire anche più di un quinto, il giudice potrà assegnare al creditore alimentare fino a 540 euro (il 30%), lasciando invariata la trattenuta ordinaria di 360 euro. Il totale, 900 euro, coincide esattamente con il tetto di legge. Se la somma richiesta superasse questa soglia, il giudice dovrebbe ridurre proporzionalmente le quote.

Cosa fare se ricevi un secondo pignoramento

Chi si trova già con una trattenuta in corso e riceve un nuovo atto di pignoramento può muoversi in diversi modi, ovvero può:

  • verificare la data di notifica e la natura del credito (ordinario, alimentare, tributario), perché da questo dipende il limite applicabile;
  • controllare che il datore di lavoro abbia correttamente dichiarato al giudice le trattenute già in corso, come richiesto dall’articolo 547 del Codice di procedura civile;
  • proporre opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 c.p.c. se ritieni che il cumulo superi il limite del 50% previsto dalla legge;
  • proporre opposizione all’esecuzione ex articolo 615 c.p.c. se contesti l’esistenza stessa del debito;
  • chiedere al giudice dell’esecuzione, in presenza di gravi difficoltà economiche, una riduzione temporanea della quota pignorata.

Se ti trovi in questa situazione, rivolgiti a un avvocato esperto in materia: contatta uno dei professionisti presenti su deQuo e ricevi subito una consulenza legale personalizzata.

Doppio pignoramento dello stipendio – Domande frequenti

Posso avere due pignoramenti contemporaneamente sullo stesso stipendio?

Sì, la legge lo consente, ma la somma delle trattenute non può mai superare la metà dello stipendio netto.

Come mi difendo da un doppio pignoramento che supera i limiti?

Puoi proporre opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 c.p.c., segnalando al giudice il superamento della soglia del 50%.

Cosa succede allo stipendio già accreditato in conto se arriva un secondo pignoramento sul conto corrente?

Resta protetto fino al triplo dell’assegno sociale (1.638,72 euro nel 2026), indipendentemente dal numero di pignoramenti in corso.

Riferimenti normativi

  • articolo 545 del Codice di procedura civile;
  • articolo 543 e articolo 547 del Codice di procedura civile;
  • articolo 615 e articolo 617 del Codice di procedura civile;
  • articolo 171 del decreto legislativo 24 marzo 2025, n. 33;
  • decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, convertito con legge 21 settembre 2022, n. 142.
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