Chi è in età pensionabile può essere licenziato?
Raggiungere l'età della pensione non fa scattare in automatico la fine del contratto: la legge distingue tra diritto al trattamento e obbligo di lasciare il posto, con regole diverse per settore privato e pubblico impiego.
- La cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento non è automatica: nel settore privato serve un atto del datore o del lavoratore, salvo casi particolari come il trasporto pubblico.
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- Il licenziamento senza obbligo di motivazione scatta solo con il raggiungimento della pensione di vecchiaia (67 anni e 20 anni di contributi nel 2026), non con la pensione anticipata.
- Per i dipendenti pubblici il limite ordinamentale è salito a 67 anni e la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 125/2026, ha stabilito che il rapporto deve proseguire finché non maturano i requisiti pensionistici minimi.
La cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento è uno dei temi su cui si riscontra più confusione tra lavoratori e datori di lavoro, perché la data del compleanno non coincide sempre con la data di uscita dal lavoro. Pensa al caso di un dipendente che compie 67 anni, ma non ha ancora maturato i 20 anni di contributi: può il suo datore di lavoro licenziarlo comunque? E se lavora nella pubblica amministrazione, la risposta cambia? In questo articolo vediamo cosa dice la legge, cosa ha chiarito di recente la giurisprudenza e quali sono i diritti del lavoratore che vuole continuare a lavorare oltre l’età pensionabile.
Quando il datore di lavoro può licenziare per raggiunti limiti di età
Nel lavoro privato la regola di riferimento è l’articolo 4 della legge 11 maggio 1990, n. 108, che disciplina i licenziamenti individuali. La norma esclude l’applicazione della tutela prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300/1970) nei confronti dei lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia.
In questi casi il datore di lavoro può recedere dal contratto senza indicare una giusta causa o un giustificato motivo: si parla di licenziamento ad nutum, che letteralmente significa “secondo la volontà”. Resta comunque dovuto il preavviso, salvo le eccezioni che vediamo più avanti.
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Quanti anni servono per la pensione di vecchiaia nel 2026?
Il diritto alla pensione di vecchiaia matura, nella generalità dei casi, con:
- 67 anni di età, requisito confermato per tutto il 2026 e destinato a salire a 67 anni e un mese dal 2027 e a 67 anni e 3 mesi dal 2028, secondo l’adeguamento alla speranza di vita;
- almeno 20 anni di contributi, considerando tutta la contribuzione versata o accreditata a qualsiasi titolo.
Per chi non ha contributi versati prima del 1996, in aggiunta ai due requisiti serve un importo dell’assegno almeno pari a quello dell’assegno sociale. Questi dati sono aggiornati sul portale ufficiale dell’INPS.
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Perché la pensione anticipata non basta per essere licenziati
Il punto che genera più equivoci riguarda la pensione anticipata, che nel 2026 richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti di età anagrafica.
Il solo raggiungimento di questi requisiti non autorizza il licenziamento ad nutum. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18662 dell’8 settembre 2020, ha chiarito che il recesso libero resta precluso fino all’apertura della finestra di decorrenza della pensione di vecchiaia, anche se il lavoratore ha già maturato il diritto alla pensione anticipata.
Un’eccezione rilevante riguarda le aziende di trasporto pubblico, soggette al regime previdenziale speciale del decreto legislativo n. 414 del 1996. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10883 del 23 aprile 2021, ha affrontato il caso di un autista di autobus in possesso del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia anticipata, che aveva manifestato la volontà di restare in servizio.
I giudici hanno stabilito che il licenziamento è illegittimo se il lavoratore, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento anticipato previsto da questo regime speciale, non ha mai richiesto di accedervi ed esprime la volontà di proseguire fino all’età massima della pensione di vecchiaia ordinaria. Il principio, espresso ai sensi dell’articolo 4, comma 2, della legge n. 108/1990, è stato confermato pochi settimane dopo anche dalla sentenza n. 14814 del 27 maggio 2021.
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Il datore di lavoro deve dare il preavviso?
Sulla spettanza del preavviso in caso di cessazione per limiti di età, la giurisprudenza non è uniforme. Un orientamento, espresso dalla sentenza n. 1743 del 24 gennaio 2017, ritiene che la comunicazione datoriale basata su una clausola del contratto collettivo che prevede la risoluzione automatica al raggiungimento dell’età pensionabile non equivalga a un vero licenziamento: di conseguenza, non farebbe scattare l’indennità sostitutiva del preavviso.
Un orientamento diverso, più garantista, è invece seguito dalla sentenza n. 18955 dell’11 settembre 2020, secondo cui il preavviso resta dovuto anche quando la cessazione si fonda su una clausola collettiva di questo tipo.
In generale, nel lavoro privato le cause di risoluzione del rapporto sono tipiche e tassative: lo hanno ribadito, tra le altre, le sentenze n. 10527/2010, n. 28847/2008 e n. 13871/2007, che distinguono questo regime da quello del pubblico impiego, dove la cessazione automatica per raggiunti limiti è invece prevista dalla legge.
Fino a che età può restare in servizio un dipendente pubblico?
Per i dipendenti pubblici la disciplina è diversa. Dal 1° gennaio 2025, per effetto della legge di bilancio 2025 (legge n. 207/2024), il limite ordinamentale per il collocamento a riposo è stato allineato al requisito anagrafico della pensione di vecchiaia: 67 anni, e non più 65.
Raggiunto questo limite, l’amministrazione può comunque disporre il trattenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età, ma si tratta di una facoltà discrezionale dell’ente, non di un diritto del dipendente: la richiesta va valutata sulla base delle esigenze organizzative e, di regola, di una valutazione della performance almeno “ottima”.
Il trattenimento fino a 70 anni resta comunque contingentato al 10% delle facoltà assunzionali ordinarie dell’amministrazione ed esclude magistratura, forze di polizia e Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
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Cosa cambia dopo la sentenza della Consulta n. 125/2026
Per quanto riguarda i dipendenti pubblici privi dei requisiti contributivi minimi al compimento del limite di età, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 125/2026, ha dichiarato illegittimo l’articolo 509, comma 3, del d.lgs. n. 297/1994 (Testo Unico della scuola) nella parte in cui fissava un limite rigido di permanenza in servizio a 70 anni, senza tenere conto dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
Secondo la Consulta, l’articolo 38 della Costituzione impedisce di lasciare un dipendente pubblico privo sia dello stipendio sia del trattamento pensionistico: il rapporto di lavoro deve quindi proseguire fino alla maturazione del primo diritto utile a pensione, anche oltre il settantesimo anno di età. La pronuncia riguarda formalmente il personale della scuola, ma il principio è di portata generale e destinato a incidere sull’intero pubblico impiego.
Quando il licenziamento per pensionamento è illegittimo
Riassumendo i principi consolidati dalla giurisprudenza, il licenziamento per raggiunti limiti di età è illegittimo:
- se il lavoratore ha maturato solo i requisiti della pensione anticipata e non quelli della pensione di vecchiaia, salvo la finestra di decorrenza già aperta;
- se il lavoratore, prima del compimento dell’età pensionabile, ha manifestato la volontà di proseguire il rapporto e il datore ha prestato il proprio consenso: in questo caso la tutela reale resta applicabile fino a 71 anni;
- nei casi particolari, come il trasporto pubblico, in cui norme speciali tutelano la scelta del lavoratore di non accedere al pensionamento anticipato di settore.
Prima di firmare una lettera di licenziamento o di collocamento a riposo, ti conviene farti assistere da un avvocato giuslavorista, che può verificare la legittimità dell’atto e, se necessario, impugnarlo nei termini di legge.
Licenziare chi è in età pensionabile – Domande frequenti
Solo al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia: 67 anni di età e 20 anni di contributi nel 2026.
Sì, fino a 71 anni, se lo chiedi prima del compimento dell’età pensionabile e il datore di lavoro acconsente.
No, il trattenimento fino a 70 anni è una facoltà dell’amministrazione, salvo il caso in cui tu non abbia ancora maturato i requisiti minimi di pensione.
Riferimenti normativi
- articolo 4, legge 11 maggio 1990, n. 108;
- articolo 18, legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori);
- articolo 38 della Costituzione;
- articolo 509, comma 3, decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
- decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414;
- legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025);
- Corte Costituzionale, sentenza n. 125/2026;
- Corte di Cassazione, sentenza n. 10883/2021;
- Corte di Cassazione, sentenza n. 14814/2021;
- Corte di Cassazione, sentenza n. 18662/2020;
- Corte di Cassazione, sentenza n. 18955/2020;
- Corte di Cassazione, sentenza n. 1743/2017;
- Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 17589/2015.
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