Comunicazioni negate con un parente stretto: cosa posso fare?
Ci sono arrivate diverse segnalazioni di situazioni familiari in cui i mariti (o i fratelli) impediscono alle moglie (o alle sorelle) di interagire con le loro madri (o padri): ecco cosa puoi fare, da un punto di vista legale, se hai un problema simile.
Ci sono situazioni familiari che, dall’esterno, sembrano difficili da comprendere. Come può una persona adulta non riuscire a vedere i propri genitori, i propri fratelli, i propri amici più cari? Eppure accade, più spesso di quanto si immagini. E chi la vive sa bene quanto sia doloroso e quanto possa essere complicato uscirne.
Se il tuo partner ti impedisce di avere contatti con la tua famiglia d’origine, sappi che la legge italiana offre alcuni strumenti a tutela di chi si trova in questa condizione. Se stai leggendo questo articolo, probabilmente stai cercando un modo per riprendere in mano la tua vita – o stai cercandolo per qualcuno che ami. Ecco in che modo.
Quando il problema non è “solo” una lite di coppia
Prima di parlare di rimedi legali, è importante riconoscere una cosa: l’isolamento dalla famiglia è spesso un segnale di violenza psicologica. Non serve che ci siano botte o urla per parlare di abuso.
Controllare con chi parli, limitare i tuoi spostamenti, farti sentire in colpa per ogni telefonata a tua madre, minacciarti se vedi tuo fratello, tutto questo rientra in un pattern ben preciso: quello della violenza domestica di tipo coercitivo e controllante.
Chi subisce questo tipo di violenza spesso non riesce nemmeno a chiedere aiuto, perché è convinta, dopo mesi o anni di condizionamento, di essere lei quella “sbagliata”. Ecco perché è fondamentale parlarne apertamente.
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Cosa dice la legge italiana
In Italia esistono norme precise che tutelano chi subisce violenze o comportamenti persecutori all’interno delle mura domestiche. Una è il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) Se le limitazioni imposte dal partner si inseriscono in un contesto di abusi sistematici – fisici, psicologici, economici – si può configurare il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, punito con la reclusione da tre a sette anni. L’isolamento dai propri cari è uno degli elementi che i giudici valutano per riconoscere questo reato.
In alcuni casi, i comportamenti del partner possono integrare anche gli atti persecutori (il reato di stalking, art. 612-bis c.p.): minacce, controllo ossessivo, pressioni reiterate. Non è necessario che ci siano violenze fisiche per sporgere denuncia.
Dal 2019, la cosiddetta “legge sul codice rosso” ha introdotto misure più rapide ed efficaci per proteggere le vittime di violenza domestica. Le forze dell’ordine e la magistratura sono tenute ad agire con priorità su questi casi. Tra le misure applicabili c’è l’allontanamento urgente dalla casa familiare del soggetto violento, anche senza attendere i tempi ordinari di un processo.
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Cosa succede in presenza di figli
La situazione diventa ancora più delicata e urgente, quando in casa ci sono dei bambini. Se il partner impedisce non solo a te, ma anche ai tuoi figli di vedere i nonni materni o altri parenti, questo elemento può essere portato davanti al giudice tutelare o al Tribunale per i minorenni.
Il diritto dei minori a mantenere rapporti significativi con la famiglia allargata è riconosciuto dalla legge (art. 317-bis c.c.). Il giudice può disporre incontri protetti o, nei casi più gravi, limitare o sospendere la responsabilità genitoriale del genitore che ostacola questi rapporti.

Consigli legali per tutelarti da un partner abusante
Se ti riconosci in questa situazione, ecco alcuni passi che puoi cercare di compiere, anche gradualmente:
- parla con qualcuno di fiducia. Un’amica, un medico, una figura religiosa, chiunque possa essere un punto di appoggio esterno. Rompere l’isolamento, anche con un solo contatto, è già un passo enorme;
- rivolgiti a un centro antiviolenza. In tutta Italia esistono centri che offrono ascolto, supporto psicologico e consulenza legale gratuita e riservata. Puoi trovarli attraverso il numero nazionale 1522 (attivo 24 ore su 24, gratuito anche da cellulare). Non devi aver subito violenza fisica per chiamare: basta che tu stia soffrendo;
- sporgi denuncia, se te la senti. Puoi farlo presso qualsiasi commissariato o stazione dei Carabinieri. Con il codice rosso, la tua situazione verrà valutata con priorità.
Un valido alleato in un caso simile potrebbe essere anche l’avvocato specializzato in diritto di famigli. Un professionista può aiutarti a capire quali tutele legali puoi attivare, anche solo in via cautelare, senza che tu debba necessariamente separarti subito o sporgere denuncia. Se hai bisogno di aiuto immediato, inizia con una richiesta di preventivo gratuita, direttamente online.
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