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Reato di stalking: cos’è e guida su come difendersi dagli stalker

La guida al reato di stalking: cosa significa e quando si presenta, le tipologie, le pene previste e come denunciare le molestie di uno stalker, cercando il supporto della legge.

stalking
  • La parola stalking è entrata a far parte del dizionario della lingua italiana già da tempo.
  • Il reato di stalking, invece, è stato introdotto nel nostro ordinamento a partire dal 2009, con il Decreto di Legge 11/2009.
  • La legge ha portato all’aggiunta nel Codice penale dell’articolo 612 bis, il quale disciplina gli atti persecutori, mentre l’art. 660 c.p. è relativo al reato di molestia.

Lo stalking è un atto persecutorio caratterizzato da comportamenti assillanti a distanza o da vicino, che può essere denunciato. In questa guida potrai trovare informazioni più dettagliate per riconoscere un reato di stalking, che può essere anche di tipo telefonico, su come sporgere querela e sulle misure cautelari previste dalla legge.

Stalking: cos’è e come riconoscerlo

Lo stalking è un atto persecutorio che si contraddistingue per alcuni elementi specifici:

  1. la reiterazione di un comportamento molesto;
  2. l’obiettivo di spaventare la vittima o di infonderle una certa preoccupazione;
  3. il compromettere con le proprie azioni il normale svolgimento dell’attività quotidiana della persona che viene perseguitata.

Lo stalking non presuppone, dunque, necessariamente un danno di tipo psico-fisico: basta anche solo il suscitare nella vittima un forte stato di ansia che la porta a temere per la propria incolumità.

Rientrano nello stalking tutti gli atteggiamenti persecutori che mettono una vittima sotto pressione e in una condizione di pericolo imminente, non solo per sé, ma anche per i propri familiari. Tali comportamenti devono, come anticipato, essere caratterizzati da una certa continuità: un singolo episodio non può dunque essere oggetto di una denuncia per stalking.

Fanno parte dello stalking comportamenti quali:

  • pedinamenti;
  • visite ripetute a casa o sul posto di lavoro;
  • email, chiamate e messaggi continui;
  • intromissione insistente nella vita privata di un’altra persona.

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reato di stalking
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Il reato di cyberstalking

Sebbene nel codice penale non esista una vera e propria definizione di cyberstalking, con questo termine viene indicato un atto persecutorio che ha le stesse caratteristiche dello stalking e che viene messo in atto con lo scopo di incutere timore alla vittima.

Il cyberstalker può agire:

  • con l’invio massiccio di email, che spesso hanno un tono offensivo o minaccioso;
  • con l’introduzione nel sistema informatico della vittima attraverso programmi con i quali è possibile assumere il controllo o danneggiare il sistema stesso, quali i trojan horses o i virus;
  • utilizzando il nome del perseguitato in chat, newsletter e messaggi online, e associandolo a contenuti che possono ledere la dignità della persona.

Il cyberstalking non è meno pericoloso dello stalking solo perché non comporta un contatto fisico diretto, quindi non bisogna sottovalutare questa forma di stalking: il cyberstalking rappresenta a tutti gli effetti una forma di atto persecutorio in base a quanto disciplinato dall’articolo 612-bis del Codice Penale.

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reato di stalking cosa fare come difendersi

Anche quello telefonico è stalking?

In base a quanto appena ribadito, anche le molestie che arrivano per mezzo telefonico e che possono rappresentare un’intrusione eccessiva nella vita privata di una persona, al punto da condizionarne il nomale svolgimento delle attività di ogni giorno, rientrano nello stalking. Si deve trattare, ovviamente, di contatti telefonici reiterati, insistenti al punto da provocare uno stato di soggezione psicologica nella vittima.

Anche lo stalking telefonico, in pratica:

  1. crea disagio psicologico nella persona perseguitata, incutendo un senso di timore e ansia perenni;
  2. è un atteggiamento che limita la privacy e la libertà della vittima;
  3. è un comportamento indesiderato e sgradevole.

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Come difendersi dagli stalker: la denuncia

Il reato di persecuzione è punibile dalla legge. Spesso accade che le vittime non arrivino mai a denunciare gli stalker alle Forze dell’Ordine in quanto hanno paura di ritorsioni da parte del persecutore, anche verso gli altri membri della famiglia.

Una volta che siano state individuate tutte le caratteristiche del reato si stalking si può fare denuncia. Il reato di stalking può essere perseguibile a querela entro 6 mesi dall’ultimo atto persecutorio ricevuto.

Per fare denuncia di stalking sarà necessario:

  1. recarsi presso uno degli Uffici delle Forze dell’Ordine;
  2. descrivere gli eventi persecutori agli agenti nel modo più dettagliato possibile;
  3. allegare eventuali prove, come SMS, email, messaggi vocali su WhatsApp, foto, screenshot e così via.

Le Forze dell’Ordine procederanno con l’elaborazione di un verbale che servirà come punto di partenza per le indagini preliminari.

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stalking pene reato

Reato di stalking: procedibilità

Ci sono dei casi in cui il reato di stalking è perseguibile anche qualora la vittima non avesse intenzione di fare denuncia, ovvero:

  • quando la persona perseguitata è un minore;
  • quando la vittima è affetta da infermità psicofisica;
  • nei casi in cui lo stalker abbia già ricevuto una precedente ammonizione;
  • qualora, oltre allo stalking, il persecutore abbia commesso un reato più grave per il quale si può procedere d’ufficio senza la necessità che la persona offesa sporga denuncia.

Esiste anche un numero verde, gratuito e attivo 24 ore su 24 da poter chiamare: il numero antistalking riservato alle vittime di violenza e stalking è l’1522.

Reato di stalking: pena

Il reato di stalking può essere punito con la reclusione per un periodo minimo di 6 mesi e massimo di 5 anni, in base a quanto contenuto dell’articolo 612 bis che punisce chiunque “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita“.

Sono previste, tuttavia, delle circostanze aggravanti che possono portare a un aumento della pena da scontare. Ciò si verifica quando lo stalking viene commesso:

  1. nei confronti del proprio coniuge, anche nei casi in cui si fosse separati o divorziati;
  2. verso una persona con la quale in passato o nel presente ci sia un legame affettivo;
  3. tramite l’utilizzo di strumenti informatici o telematici, che spesso permettono allo stalker di nascondere la sua vera identità.

Nei casi sopra elencati, la pena prevista viene aumentata fino a un terzo. Viene invece aumentata della metà quando il reato di stalking è commesso contro:

  • minori;
  • donne in gravidanza;
  • disabili e qualsiasi altra tipologia di soggetto svantaggiato.

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come si dimostra lo stalking

Stalking: quali sono le misure cautelari a tutela della vittima

La denuncia contro uno stalker non è purtroppo condizione sufficiente per fermarlo: per questo motivo la legge prevede l’attuazione di alcune misure cautelari messe in atto a tutela della vittima nel lasso di tempo che intercorre tra la querela e la sanzione vera e propria.

Nel caso in cui uno stalker venga colto sul fatto, la polizia giudiziaria può anche intervenire e fermarlo con l’arresto in flagranza di reato.

Le misure cautelari che vengono di solito applicate contro lo stalker sono:

  • l’allontanamento della propria famiglia, nel caso in cui lo stalker viva insieme alla sua vittima;
  • il divieto di avvicinarsi ai luoghi che vengono di solito frequentati dalla vittima (dall’abitazione al posto di lavoro, fino alla palestra);
  • il divieto assoluto di comunicazione con la vittima, a prescindere dal mezzo utilizzato.

Il giudice ha anche il dover di valutare che la persona denunciata per stalking non sia effettivamente pericolosa per l’incolumità della vittima e che non abbia intenzione di portare avanti i suoi comportamenti molesti.

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L’ammonimento nel reato di stalking

Oltre a quanto detto finora, esiste un’alternativa alla querela che dovrebbe avere l’obiettivo di prevenire nuovi atti persecutori. Si tratta, nella pratica, dell’ammonimento.

Questo termine indica un invito da parte delle autorità di pubblica sicurezza a interrompere tutte quelle azioni e comportamenti che interferiscono con la vita della persona che ha fatto richiesta di ammonimento.

La vittima perseguitata può rivolgersi alle Forze dell’Ordine, esponendo i fatti relativi allo stalking e avanzando al Questore richiesta di ammonimento nei confronti del persecutore. Sarà compito del Questore, poi, recuperare le informazioni necessarie per poter prendere una decisione in merito, coinvolgendo lo stalker e le persone informate dai fatti.

Solo a quel punto potrà decidere:

  • se emettere l’ammonimento e la diffida nei confronti dello stalker;
  • se procedere con altri mezzi, per esempio convincendo la vittima a denunciare perché potrebbe essersi reso conto della gravità effettiva della situazione. Spesso i casi nei quali le vittime non riescono a procedere con una querela sono quelli in cui hanno un legame affettivo, di qualsivoglia genere, con lo stalker.

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Reato di stalking – domande frequenti

Quali sono le condizioni per poter parlare di stalking?

Lo stalking è un atto persecutorio reiterato e insistente, che provoca nella vittima che lo subisce uno scompenso psicologico a causa del quale non è possibile lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Come viene punito lo stalking?

L’art. 612-bis del Codice Penale prevede che il reato di stalking sia punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, con pene maggiori nel caso in cui sia rivolto verso il proprio coniuge, una persona con un legame affettivo, praticato con l’utilizzo di un mezzo digitale o contro persone che si trovano in condizioni di svantaggio.

Come denunciare lo stalking?

La denuncia contro uno stalker può essere fatta rivolgendosi alle Forze dell’Ordine e portando delle prove che aiutino a confermare il contenuto della propria querela.

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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