Conto corrente con delega: si può prelevare il giorno della morte del titolare?
- Il prelievo dal conto corrente il giorno del decesso o successivamente configura un atto di accettazione tacita dell’eredità, precludendo la possibilità di una rinuncia successiva.
- I familiari o i cointestatari hanno l’obbligo di comunicare tempestivamente l’evento alla banca per permettere il blocco cautelativo del rapporto.
- Lo sblocco dei fondi avviene esclusivamente dopo la presentazione della dichiarazione di successione e della documentazione che attesti la legittimazione degli eredi.
La gestione di un conto corrente in seguito alla scomparsa del titolare è un tema delicato che richiede la massima trasparenza verso l’istituto di credito. La morte del correntista estingue automaticamente ogni delega o mandato precedentemente conferito, rendendo illegittima qualsiasi operazione effettuata dal delegato dopo l’evento. Il patrimonio presente sul conto entra immediatamente a far parte dell’asse ereditario, tutelato dagli articoli del codice civile che disciplinano la successione. Vediamo quali sono gli step da seguire.
Chi deve comunicare alla banca che il titolare è morto
L’obbligo di informare l’istituto di credito ricade sui chiamati all’eredità o sui cointestatari del conto. La comunicazione deve avvenire nel minor tempo possibile attraverso la consegna di un certificato di morte in originale o tramite posta elettronica certificata (PEC). Una volta ricevuta la notizia, la banca procede al blocco cautelativo del conto corrente, sospendendo prelievi, bonifici e pagamenti per tutelare tutti i potenziali eredi e lo Stato.
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Chi può prelevare e cosa può rischiare
Dopo la morte del titolare, nessuno può prelevare fondi fino alla conclusione delle pratiche di successione, nemmeno se in possesso di delega.
Il delegato che preleva somme il giorno stesso del decesso o in quelli successivi rischia pesanti conseguenze legali, ovvero:
- l’obbligo di restituzione delle somme prelevate agli altri eredi, maggiorate degli interessi legali;
- l’imputazione del reato di appropriazione indebita qualora l’atto avvenga all’insaputa degli aventi diritto;
- l’accettazione tacita dell’eredità, che comporta la responsabilità illimitata per gli eventuali debiti del defunto.
Nella tabella seguente sono indicati i rischi principali legati a prelievi non autorizzati.
| Soggetto | Azione | Rischio legale |
| Delegato | Prelievo post-mortem | Estinzione della delega e restituzione fondi |
| Erede | Prelievo post-mortem | Accettazione tacita eredità e debiti |
| Terzo | Accesso abusivo | Responsabilità civile e penale |

Come si sblocca il conto corrente
Per ottenere lo sblocco delle somme e la liquidazione delle quote, gli eredi devono seguire una procedura formale rigorosa. La banca richiede la presentazione della dichiarazione di successione regolarmente registrata presso l’Agenzia delle Entrate, l’atto notorio o la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che individui con certezza i beneficiari. Solo dopo aver verificato la legittimazione di ogni soggetto, l’istituto provvederà a ripartire il saldo o a volturare il conto.
Erede che ha rinunciato all’eredità: cosa succede se preleva dal conto?
Un caso di particolare complessità riguarda l’erede che, pur avendo manifestato l’intenzione di rinunciare all’eredità, preleva dal conto del defunto. La legge è chiara: il prelievo di somme appartenenti all’asse ereditario viene interpretato come un comportamento da proprietario. Tale azione rende nulla la rinuncia all’eredità, anche se già formalizzata davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale, determinando l’assunzione definitiva della qualità di erede con tutti gli oneri conseguenti.
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