Cosa puoi fare se ricevi un avviso di liquidazione dall’Agenzia delle entrate
Guida pratica su cosa fare se ricevi un avviso di liquidazione dall'Agenzia delle entrate.
- L’avviso di liquidazione è un atto che reca un importo da pagare a titolo di imposta, interessi e sanzioni.
- Se ricevi un avviso di liquidazione, puoi pagare, formulare istanza di annullamento in autotutela o presentare ricorso.
- L’importo richiesto con l’avviso di liquidazione ,puoi pagarlo anche in rate di pari importo.
Ricevere un avviso di liquidazione dall’Agenzia delle Entrate è, comprensibilmente, motivo di preoccupazione, soprattutto perché non si ha ben chiaro cosa fare e come agire. Si tratta infatti di un atto dell’Amministrazione Finanziaria che ti comunica un importo da pagare a titolo di imposte, sanzioni o interessi, generalmente dovuti a seguito di un controllo formale o verifica su dichiarazioni e atti registrati.
Sapere cosa fare se ricevi un avviso di liquidazione, quali sono i suoi effetti e come comportarsi, è il primo passo per evitare conseguenze spiacevoli e ulteriori aggravi di spese future. In questo articolo analizzeremo quindi:
- cos’è un avviso di liquidazione;
- quando viene emesso ;
- cosa fare per difenderti adeguatamente e in modo efficace.
Cos’è l’avviso di liquidazione
L’avviso di liquidazione è un atto di natura impositiva con il quale l’Agenzia delle entrate chiede al contribuente il pagamento di un importo a titolo di tributi, interessi ed eventualmente sanzioni.
Generalmente l’avviso di liquidazione è emesso per le c.d. imposte indirette (per esempio imposta di registro, imposta di successione, imposte ipotecarie e catastali) a seguito di un controllo automatizzato.
In sostanza, l’Agenzia prima controlla le tue dichiarazioni e poi, se riscontra errori o irregolarità, emette l’avviso di liquidazione. Non sempre è qualcosa da temere, anzi, nella maggior parte dei casi si tratta di differenze (anche minime) fra quanto versato e quanto avresti dovuto versare.
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Cosa contiene l’avviso di liquidazione
Prima di valutare le possibili alternative per la tua difesa, previste dall’ordinamento, devi procedere con un controllo preliminare sul contenuto dell’avviso.
Tale atto, infatti, per poter produrre effetti giuridici e obbligarti al pagamento di maggiori imposte, deve contenere elementi essenziali, quali:
- l’Ufficio emittente, ovvero l’Agenzia locale che emette l’atto;
- il numero identificativo, data di emissione e di notifica;
- dati del contribuente destinatario;
- l’ammontare dovuto, suddiviso in tributi, interessi e sanzioni;
- motivazione delle ragioni, che fondano la richiesta di pagamento;
- Modello F24 precompilato per il pagamento.
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Avviso di liquidazione: perché viene notificato
Come qualsiasi atto impositivo, emesso dall’Amministrazione, anche l’avviso deve contenere una adeguata motivazione, ai sensi dell’art. 7, Statuto dei diritti del contribuente.
In particolare, l’avviso, oltre a indicare gli importi dovuti, deve anche contenere gli elementi di fatto e le ragioni di diritto per le quali ritiene dovuto l’importo contestato. L’obbligo motivazionale, previsto normativamente, ha il fine di garantire al contribuente di potersi adeguatamente difendere.
Per imporre il pagamento dell’importo richiesto, l’avviso di accertamento deve necessariamente indicare:
- la base imponibile e l’aliquota applicata per il calcolo del tributo;
- il calcolo delle sanzioni e degli interessi;
- le ragioni del mancato pagamento di eventuali importi non considerati o del disconoscimento di esenzioni o agevolazioni fiscali.
La mancanza dell’indicazione delle ragioni della pretesa tributaria decreta la nullità dell’atto.
Per questo motivo, appena ti viene notificato un avviso di liquidazione, devi controllare la rispondenza dell’atto rispetto all’obbligo motivazionale. In questa prima, ma necessaria valutazione, è importante interpellare un consulente con competenze tributarie.

Cosa fare se ricevi un avviso di liquidazione
Se ti arriva un avviso di liquidazione, hai tre alternative:
- prestare acquiescenza, cioè pagare l’importo richiesto nell’avviso;
- formulare istanza di annullamento in autotutela e chiedere un nuovo riesame dell’atto all’Ufficio;
- presentare ricorso e impugnare l’avviso.
È evidente che la decisione da assumere dipende dalla fondatezza delle contestazioni e dall’ammontare dell’importo: se risulta che hai effettivamente commesso un errore, ti conviene optare per una risoluzione più veloce del rapporto tributario.
Nel caso opposto, cioè se ritieni che la contestazione dell’Ufficio non sia del tutto corretta, interpellando un avvocato tributarista, puoi iniziare a imbastire una difesa stragiudiziale o giudiziale.
1. Acquiescenza all’avviso di liquidazione
Se da un’attenta valutazione risulta che l’avviso di liquidazione è corretto, potrebbe essere opportuno prestare acquiescenza, ovvero pagare gli importi, utilizzando il modello F24 normalmente allegato all’avviso. Se accetti di adeguarti alle richieste dell’Amministrazione, in automatico, rinunci a impugnare l’avviso, perché nella sostanza riconosci come dovuto il debito tributario.
In alcuni casi, potrebbe convenirti pagare, in ogni caso, anche quando l’importo richiesto con l’avviso sia davvero minimo, perché le spese da sostenere per la difesa potrebbero essere più alte.
Per perfezionare l’acquiescenza, il pagamento deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso. In tal caso, verserai l’intero importo richiesto a titolo di tributi, interessi e le sanzioni ridotte a 1/3.
Come pagare l’avviso di liquidazione a rate
Puoi anche chiedere di pagare importo indicato nell’avviso di liquidazione in quote mensili di pari importo. La richiesta di rateizzazione deve essere redatta in carta semplice e presentata all’Ufficio che ha emesso l’atto, entro 60 giorni dalla notifica.
Per avere più chance di accedere alla dilazione, è bene indicare tutti gli elementi che possano convincere l’Amministrazione sulla tua difficoltà a pagare in un’unica soluzione. Per esempio, allega l’estratto del tuo conto corrente che dimostri di non avere la somma richiesta, la documentazione attestante altri debiti o forme di finanziamento ecc.
Se l’Ufficio accoglie la tua richiesta, ti fornirà un piano di ammortamento in cui saranno indicate le scadenze e gli importi mensili da versare. In caso di rateizzazione, dovrai anche pagare ulteriori interessi sulle somme dilazionate, calcolate in automatico. Il numero massimo di rate, in cui è possibile suddividere l’importo totale è pari 72, in ragione dell’entità dell’importo e delle condizioni economiche e liquidità del contribuente.
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2. Annullamento in autotutela dell’avviso di liquidazione
Se pensi, invece, di avere ragione, perché la richiesta dell’Ufficio è infondata, puoi presentare istanza di annullamento in autotutela. Si tratta di un istituto con il quale chiedi all’Agenzia di riesaminare l’avviso che ha emesso.
L’obiettivo è convincere l’Ufficio a modificare o rivedere e, nella migliore delle ipotesi, annullare (parzialmente o integralmente) l’atto. Per esempio, conviene optare per l’autotutela quando l’atto contiene errori di calcolo o pagamenti non considerati,
La documentazione a supporto della richiesta di autotutela deve essere allegata all’istanza. Non ci sono termini perentori per la presentazione dell’istanza, ma ovviamente conviene inviarla il prima possibile appena ricevuto l’atto. Questo perché hai tempo 60 giorni per decidere se pagare o presentare ricorso.
L’istanza di annullamento in autotutela non sospende il termine per effettuare il pagamento o per fare ricorso. Questo significa che se l’Agenzia non risponde in tempo, cioè prima che scada il termine di 60 giorni per pagare o impugnare, ti conviene presentare ugualmente ricorso. Diversamente, se aspetti una risposta che arriva dopo 60 giorni ed è negativa, l’avviso diventa definitivo e non puoi fare più nulla, solo pagare.
3. Ricorso vs avviso di liquidazione
Altra alternativa è presentare ricorso avverso l’avviso di liquidazione. Se hai presentato autotutela e non è stata accolta dall’Ufficio, oppure se preferisci direttamente interpellare il giudice competente, puoi presentare ricorso alla Corte di Giustizia tributaria competente per territorio, in base al tuo domicilio.
Si tratta di un rimedio giurisdizionale per tutti gli atti contenenti una pretesa tributaria, ovvero una richiesta di pagamento di un tributo. Il ricorso deve essere notificato, in via telematica, a mezzo PEC, all’Agenzia entro e non oltre 60 giorni e, successivamente depositato presso la Corte di Giustizia tributaria competente.
In questo modo, si instaura un processo tributario. La presentazione di un ricorso non sospende il pagamento. Ciò significa che, anche se impugni l’atto, sei tenuto a pagare una parte dell’importo richiesto, salvo il caso in cui il giudice, dietro tua istanza, non sospenda l’esecutività dell’avviso fino alla decisione di primo grado.
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